DIBATTITO/ Al Colosseo con le Tod’s? Ben venga il mecenatismo che aiuta l’arte

- Claudio Di Luzio

Della Valle spende 25 milioni per il Colosseo, anziché per la Fiorentina: l’investimento solleva polemiche, ma i beni culturali in Italia hanno bisogno di questo, afferma CLAUDIO DI LUZIO

dellavalle_colosseoR400
Diego Della Valle al Colosseo (Foto Ansa)

Avrei preferito per i romanisti che fosse stato un Di Benedetto a restaurare il Colosseo, visto che il simbolo di Totti è un gladiatore, o perfino un Lotito, a beneficio dei cugini laziali. Parliamo di imprenditori interessati al business,  ma anche ai colori della nostra città.

Invece è uno della famiglia tifosa e  patron della Fiorentina. La squadra ci è comunque simpatica, non è mai stata una rivale storica delle squadre romane, per cui ben vengano i nostri vicini del centro Italia – l’azienda è marchigiana – a finanziare il recupero di uno dei monumenti più noti al mondo.
Certo, se fosse stato qualche imprenditore della Padania a mettere i soldi, in cambio di portare al Nord i Ministeri, e di continuare a gridare “Roma Ladrona”, non so se tutto sarebbe filato liscio com’è invece accaduto con i Della Valle e con la Tod’s spa.

Di questi tempi di calciomercato,  un tifoso viola si chiederà: “Perché invece di risparmiare i 25 milioni di  euro per il Colosseo, questi signori non hanno investito direttamente per portare un forte campione a Firenze e fare una squadra davvero competitiva?” Ma noi non siamo tifosi viola e possiamo solo continuare a sperare nei colori romani per far fronte ai tanti scudetti vinti dalle milanesi.

Poi, con 25 milioni, non si compra un campione di calcio che fa la differenza – se per un Aguero o un Pastore ne occorrono oltre 40 -, ma si compra invece l’immagine del  Colosseo, che non dimentichiamo, è una delle nuove 7 meraviglie del mondo, come la Muraglia cinese. Ed è anche l’unica meraviglia del mondo occidentale e dell’Italia. Si può dire perciò che l’operazione otterrà il  massimo di visibilità, con una spesa relativamente media.

Della Valle anche qui sembra aver preso spunto dalla cultura di Firenze, dove i signori della città, i Medici, sostennero e patrocinarono numerosi artisti per dare lustro alla propria casata: Cosimo il Vecchio (1389-1464) e suo nipote Lorenzo il Magnifico (1449-1492) radunarono a corte i migliori artisti, letterati, umanisti e filosofi del tempo: Michelozzo, Pico della Mirandola, Angelo Poliziano, Antonio Pollaiolo e Sandro Botticelli.

Oggi il sistema è cambiato, perché esiste una “legge sul mecenatismo d’impresa”, la  n° 342, del  2000 e un Decreto del 3 ottobre 2002 del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, attraverso cui  le imprese sono invitate a intervenire nei processi di restauro delle opere d’arte, con facilitazioni fiscali.

In tal senso il restauro del Colosseo è un caso anche unico, ma la filosofia di questi nuovi  mecenati è agli inizi di una vera e innovativa strategia d’impresa e di mercato, laddove lo Sato è carente di fondi per intervenire.

Per il Colosseo, Diego della Valle ha voluto l’esclusiva, significa che “…potrà promuovere e pubblicizzare i lavori di restauro e utilizzare la dizione “sponsor unico per i lavori del restauro del Colosseo in base al piano degli interventi”, in abbinamento ai propri segni distintivi. Potrà anche usare il materiale e la documentazione illustrativa dei lavori di restauro sia all’interno dei propri spazi sia nel sito internet”. L’esclusiva concessa a Tod’s durerà per l’intera durata dei lavori di restauro e per i successivi due anni, mentre l’associazione creata a latere, Amici del Colosseo, che potrà essere delegata al finanziamento, avrà una durata di 15 anni.

Di fronte alle critiche di utilizzare il marchio Tod’s per un patrimonio che è proprietà simbolica di tutto il mondo, Della Valle dice: “Un’azienda italiana che funziona ha deciso, in segno di riconoscenza verso il Paese, di far vedere nel mondo che l’Italia funziona, ha un popolo orgoglioso. Per questo abbiamo detto ‘ci siamo’”.

Ma è chiaro che per un’impresa internazionale come Tod’s spa, era fondamentale avere un simbolo mondiale, se è vero che il Colosseo attrae circa 5 milioni di visitatori all’anno e che potranno – come sembra – mettere il marchio sui biglietti d’ingresso.

Non tutti avrebbero investito sul Colosseo, forse anche per rispetto, se penso ad esempio che per avere un ritorno di visibilità di livello internazionale, la Bric’s, della famiglia Briccola di Como- valige, accessori e borse – che possiede show room nei principali aeroporti del mondo, ha dovuto investire in una location in Galleria a Milano, vicino al  Duomo, ma sicuramente non avrebbe mai messo il marchio sul Duomo, qualora fosse stato possibile: sacro il Duomo, sacro il luogo dei martiri cristiani.

Non a caso nel corso del Giubileo del 1675, il Colosseo assunse il carattere di luogo sacro in memoria dei molti martiri cristiani qui condannati al supplizio e nel 1744 Papa Benedetto XIV lo consacrò alla passione di Cristo e vi fece costruire le 15 tappe della Via Crucis.

Augurandoci comunque che tra qualche tempo, non dovremo entrare al Colosseo con le scarpe Tod’s, registriamo il fatto che gli interventi previsti consentiranno al termine dei lavori di avere una superficie visitabile incrementata del 25%, che il contributo di 25 milioni sarà versato a rate, di entità stabilita secondo l’avanzamento dei lavori, e direttamente alle imprese appaltatrici e si. sostituirà l’attuale sistema di chiusura delle arcate perimetrali (fornici) con cancellate, si restaureranno i prospetti settentrionale e meridionale, ambulacri, ipogei, messa a norma degli impianti e realizzazione di un centro servizi esterni all’anfiteatro Flavio per circa 1600 mq.

Senza entrare nei dettagli del tipo di restauro, la questione che ci sembra importante è che il restauro coinvolga non solo imprese edili, ma anche la scuola dei restauratori, laddove si dovrà fare attenzione che ”sui travertini romani non poggeranno le mani esperte dei restauratori di lungo corso e dei loro collaboratori, quanto piuttosto quelle abili nell’uso della cazzuola di puri e semplici manovali, coordinati da qualche capomastro”, come afferma l’ Associazione Restauratori d’Italia (ARI).

In ultimo, un dato che sembra sociale, ma è tutto da verificare. Infatti l’associazione “Amici del Colosseo” si occuperà di promuovere la conoscenza del Progetto di Restauro e altre iniziative, a solo scopo sociale, dedicate prevalentemente a giovani e anziani per avvicinarli ancora di più a questo monumento.

Ma non era meglio creare un’associazione di amici di altre persone e amici tra loro, piuttosto che amici di un monumento, quale garanzia di un vero scopo sociale? Inoltre, se è pur vero che con Diego Della Valle è iniziata la nuova era dei mecenati, perché sulla scia di questo, per noi poveri cittadini romani, non trovare qualche sponsor per rifare le nostre strade le cui buche sono molto peggio di quelle del Colosseo?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori