SCUOLA/ Le polemiche sulle classi-pollaio. La preside: fare il massimo con quello che si ha

- La Redazione

Tra classi pollaio, sedie e banchi mancanti, presidi divisi tra più istituti e irregolarità tra i precari, quest’anno le scuole romane iniziano tra mille ostacoli. Il commento di MILENA NARI

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Primo giorno di scuola al Newton (Ansa)

Tra classi pollaio, sedie e banchi mancanti o rovinati, presidi che si dividono tra più istituti, insufficienza di bidelli e irregolarità tra i precari, quest’anno le scuole romane sono partite tra mille ostacoli e valanghe di polemiche. Tanti istituti non riescono a far quadrare i conti e per non gravare troppo sulle famiglie, che già versano un contributo volontario che oscilla tra i 120 e i 200 euro, i presidi romani si stanno inventando nuove iniziative e strategie per tentare di aumentare le entrate. Al liceo Newton è stato presentato nei giorni scorsi il “manifesto contro la crisi”, dove è illustrata una nuova attività di volontariato grazie alla quale, fino a dicembre, verrà offerta un’ora settimanale di impegno non retribuito. Ma il preside Rusconi punta il dito contro Stato e Regione, da cui attendono fondi anticipati in passato: “Se nei prossimi giorni il debito non sarà sanato, faremo una diffida con il Codacons e siamo pronti ad avviare anche eventuali azioni legali”. All’Itis Fermi gli insegnanti organizzeranno invece corsi per la certificazione Cisco aperti a tutti a prezzi che equivalgono alla metà di quelli chiesti dai privati. Con i fondi raccolti, spiega la preside, “riusciamo a mandare avanti i nostri cinque laboratori, che altrimenti sarebbero privi di materiali”. Alcune aule del liceo Dante vengono spesso usate nel pomeriggio dall’Upter, l’università popolare, che affitta i locali per tenere corsi e lezioni. Sempre al Dante, ma anche al Torricelli, viene chiesto un contributo ai “fornitori abituali”, come i rivenditori di prodotti di cartoleria o alle aziende che riforniscono i distributori di merendine, “per riuscire così a non far pagare il contributo volontario ai ragazzi con la media dell’otto”, spiegano i presidi. L’ultimo problema che ha dovuto invece affrontare la scuola media dell’istituto comprensivo Manzi, al Pigneto, è quello degli arredi: mancano infatti le sedie, una cinquantina circa, così bidelli e insegnanti cercano di fare quello che possono sottraendole alla mensa, alle aule professori e alla vicina scuola elementare. IlSussidiario.net ha chiesto un commento dell’attuale situazione a Milena Nari, preside della Scuola Media Vivaldi: «In questa scuola tentiamo di fare il massimo con quello che abbiamo, e il compito del dirigente scolastico è riuscire proprio a gestire queste risorse in maniera onesta e chiara. Fortunatamente il nostro istituto si trova in una situazione privilegiata perché, avendo aumentato le iscrizioni e quindi le classi, abbiamo aumentato anche gli insegnanti, e non mancano neanche quelli di sostegno». La preside ci spiega che, nonostante la buona situazione in cui la Scuola Vivaldi si trovi, “da sempre le associazioni territoriali del quartiere usano la nostra scuola dietro convenzione per fare lezioni pomeridiane. Credo che sia normale recuperare una parte dei fondi con queste iniziative, anche se poi non chiediamo cifre esorbitanti. Però credo in questo modo riusciamo a svolgere un lavoro socialmente utile che in un futuro non troppo lontano può portare anche dei frutti. Con questi soldi facciamo tutte quelle piccole riparazioni e lavori di manutenzione che ogni giorno si rendono necessari all’interno di una scuola”.

La preside Nari commenta anche il problema delle cosiddette “classi pollaio” e spiega che “la classe maggiore che abbiamo è composta da 31 alunni, ma fortunatamente disponiamo di un’aula abbastanza grande per contenerli tutti. C’è anche una classe di 16 alunni perché c’è un ragazzo gravemente disabile che ha bisogno di spazi quindi, anche per garantire una situazione ottimale in queste situazioni, è necessario avere classi più numerose”. Parlando invece del problema presidi, che spesso si ritrovano a dover gestire più istituti contemporaneamente, Milena Nari crede che in fondo questo non rappresenti una vera e propria emergenza, perché “la reggenza viene data solo dietro domanda, e se questa non viene fatta nessuno può vedersi affidare una scuola. Quindi non c’è nessun tipo di imposizione e inoltre chi fa domanda ne ricava anche un utile economico. Questa scuola ha due sedi e già non è molto semplice portarne avanti una, quindi non mi sognerei mai di chiedere la reggenza di un altro istituto”. Alla Scuola Media Vivaldi gli arredi “vengono richiesti quando ancora non conosciamo l’organico che avremo, quindi ne riceviamo inizialmente solo una parte, mentre il resto lo acquistiamo solo dopo”. Ben vengano le iniziative, continua la Nari, meglio se “rivolte al sociale e che pongano la scuola come un centro di servizi, per renderla anche più interessante. Si potrebbero richiedere sponsorizzazioni, l’aiuto di professionisti, creando depliant, lavori estendibili sul territorio, collaborando con le varie associazioni di quartiere e organizzando concerti o spettacoli. Non è cambiata tanto la scuola, quanto le condizioni sociali: siamo tutti un po’ più poveri, quindi come in tutti i momenti di crisi dobbiamo fare appello al nostro entusiasmo e alla nostra fantasia per poter fare il massimo con il poco che abbiamo. E questo poco che abbiamo troppo spesso deriva dai tanti sprechi che sono stati fatti in passato. Stiamo lavorando tutti per fare in modo che ogni anno vada meglio, ma non è facile capire come potrà essere la situazione in futuro. Io continuo a lavorare con il solo obiettivo di lasciare la scuola di sera meglio di quando l’ho trovata la mattina”.

 

(Claudio Perlini)



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