IL CASO/ San Basilio come Scampia? Ecco le “armi” per combattere i barbari

Dopo il recente scippo finito in tragedia, i residenti del quartiere San Basilio di Roma sono scesi in piazza per protestare e per chiedere maggiore sicurezza. Il commento di MONICA MONDO

26.09.2011 - Monica Mondo
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Continua il dibattito sulla sicurezza a Roma (Foto Ansa)

San Basilio, il Bronx. San Basilio, che porta in piazza la gente per bene, e la piazza è quella della chiesa, estremo baluardo, come un tempo contro i barbari, il rifugio, il cuore dell’unica riscossa possibile. Quella che parte dall’interesse per il ben comune, dalla carità all’umanità più abbandonata, dall’educazione. Non è facile commentare l’ennesimo episodio di violenza, tra i tanti nascosti dall’indifferenza  e oggi, purtroppo, anche dall’omertà degli abitanti. Come a Scampia, è stato detto. Così anche a Roma in troppe zone di periferia vige la regola del guarda e passa, fatti  i fatti tuoi, se vedi  e parli rischi. Bisogna pur vivere, far finta, per non stroncare i sogni di tanti ragazzi, per non bloccarli con la paura e i divieti.  “Il quartiere si anima e non si rassegna”, titolava uno striscione nella manifestazione spontanea che chiedeva sicurezza e attenzione.  Dopo la morte di un pensionato che per salvare la moglie, scippata ella borsetta con dieci euro, è stato travolto ed è morto dopo giorni di agonia. La polizia ha arrestato il criminale, che, smaltiti alcol e stupefacenti, russava nel suo letto dopo essersi cucinato un piatto di spaghetti. E non si era accorto di nulla, dice lui.  La polizia si muove, la retata di ieri notte ha portato alla cattura di sette spacciatori, quasi tutti minorenni. Staranno in galera qualche ora, e in ogni caso altri sette, quattordici, ventuno saranno pronti a sostituirli nel presidiare il quartiere. Non sono una novitàa San Basilio la violenza cieca e diffusa, il degrado, la sporcizia, l’abbandono. Da anni si chiedono più luce, più forze dell’ordine, più pulizia. Le pantegane si moltiplicano nelle fogne. Da anni ci si è impegnati ad operazioni di vetrina per la Roma che conta, quella Capitale che attira i turisti e affascinati dalle sue bellezze. I festival, le passerelle, le notti bianche, i punti verdi d’estate. Ottime cose. Ma ai margini di questa vita sotto i riflettori l’abbandono ha spalancato strade e case popolari alla malavita, quella organizzata, che riempie i vuoti di potere e offre soldi, tanti soldi, dove i soldi non arrivano. Perché a 15 anni, se ti danno 50 euro per sei ore di “palo” nei luoghi di spaccio ci esci la sera, porti la ragazza in pizzeria, ti compri anche tu una maglietta firmata, puoi credere di essere uno come tutti.  Roma come Napoli, si mette in guardia da mesi. Solo che ci vorrebbe l’impegno collaborativo di tutti, anziché il tiro a chi più si indigna, soprattutto quando si intravedono elezioni, e strumentalizzare a fini politici  può far comodo.

Gli attacchi all’amministrazione stonano, quando il gioco si fa duro, almeno quanto le rassicurazioni e le scuse di chi dovrebbe controllare, perseguire, punire. E’ vero, mancano i soldi. Si è dovuto lottare perché i poliziotti di quartiere potessero essere armati.  I poliziotti si sentono impotenti, se dopo tanti sforzi per assicurare alla giustizia un delinquente, la giustizia lo mette fuori in pochi giorni, per intoppi della burocrazia o maneggi difensivi. Si devono fare i conti coi tagli ai bilanci, e un sindaco non ha i superpoteri di Spiderman, che dopo la morte dello zio ha deciso di fare il giustiziere solitario. Ma se la sicurezza è una priorità, e si è promesso alla gente che questa priorità avrebbe mosso il governo della città,  si alzi la voce perché lo Stato risponda, anche con l’esercito, se  è il caso.  Si mobilitino tutte le forze e le buone volontà vive, e a Roma ce ne sono tante, perché, come missionari, si dedichino al lavoro più estenuante e più bello, quello educativo. Il sistema scuola riempie il mercato del lavoro di disoccupati. Soldi subito e scatti nelle graduatorie per chi accettadi andare a insegnare nei quartieri a rischio, e se a scuola non ci sono posti, si attivino doposcuola, si occupino le sale parrocchiali, dove già operano tanti volontari, in silenzio. Non acquietiamoci sulla loro indomabile gratuità.  Ci vuole lo Stato, a costo di tagliare, tagliare tanto, e subito, e scontentare categorie più in vista. Schiere di professori, maestri, tecnici dello sport, infermieri, assistenti sociali, pagati, che vanno a prendere i ragazzi casa per casa, e danno loro un’amicizia, e il dono della conoscenza per saper resistere  e rispondere a chi ruba loro l’innocenza e il futuro. Ci vuole tempo, e la coscienza di non mollare mai, ma è l’unica strada.  I barbari si combattono in armi, ma le armi più efficaci restano la cultura e la dedizione all’uomo.



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