OLIMPIADI 2020/ 1. Così il ragionier Monti deprime l’Italia (e Roma)

- int. Francesco Forte

Ieri Mario Monti ha annunciato che il governo non sosterrà la candidatura olimpica di Roma. FRANCESCO FORTE ci aiuta a capire gli errori di questa scelta

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Notte sulle ambizioni di Roma (Imagoeconomica)

Silenzio, parla Mario Monti, il “preside”. Le Olimpiadi per il 2020 a Roma? Non si partecipa neppure alla gara, perché “Mario” e il suo governo non firmano la garanzia per una spesa statale di 4,7 miliardi di euro, su una spesa complessiva di 8,2 miliardi. Ci sarebbe stato un introito dal Cio (Comitato olimpico internazionale) per diritti sponsor e tv, biglietti, sponsor locali e lotterie e ricavi da valorizzazioni immobiliari di 3,5 miliardi. Spiega la Commissione presieduta dal professor Marco Fortis e composta da economisti come Pierpaolo Benigno, Fabio Pammolli, Giuseppe Pisauro, Giulio Napolitano e Lanfranco Senn, che accompagnava la candidatura olimpica: “I restanti 4,7 miliardi che avrebbe dovuto garantire lo Stato come spesa pubblica, avrebbero generato tuttavia un maggior importo erariale per il Paese pari a 4,6 miliardi di euro. In pratica l’operazione sarebbe stata un volano per l’intera economia nazionale a un costo finale di 100 milioni di euro”. Silenzio, parla il “preside” Mario Monti, ex consulente di Goldman Sachs, che è notoriamente un convento francescano, e boccia tutti i professori. Per il giorno di San Valentino, accontentiamoci del silenzio generale, della “luttuosa”, metaforicamente parlando, partenza del Festival di Sanremo e del “no” olimpico. Per fortuna non tutti si sono messi la “museruola” per non disturbare il lavoro del “governo dei tecnici”. Non almeno il professor Francesco Forte, anche lui un grande economista e soprattutto un ex ministro delle Finanze.

Che cosa ne pensa di questo “no”?

Se non siamo in grado entro il 2018 di fare neppure una spesa come questa, possiamo veramente metterci tutti a riposo e ritirarci. Forse ci sono alcune spiegazioni che si possono dare a questo diniego, a questa ritirata e in fondo a questa nuova sconfitta.

Quali?

Mi sembra di sentire l’eco di alcuni paesi europei che parlano sempre di italiani “imprevidenti e spendaccioni, superficiali”. E quindi noi ci mettiamo a fare gli zelanti. Ma in questo caso, mi pare che ci sia una vecchia concezione culturale, passatista che salta sempre fuori. È quella del partito d’azione e di alcuni altri. È la concezione azionista che “noi italiani certe cose non possiamo permetterci di farle”. Quelli che hanno sempre considerato l’Italia un “Paese di poveretti” e che pensano solo al declino. Mi ricordo Ugo La Malfa, quando si opponeva alla televisione a colori, così abbiamo perso l’industria televisiva. Oppure Giuliano Amato, quando si opponeva all’Alta Velocità perché era un costo e non c’era verso di fargli capire che non era affatto un costo. Lo capivano anche i ferrovieri. 

Quali sono gli altri protagonisti di questa opposizione?

Ci sono soggetti come la Lega Nord, che si oppone sempre a investimenti a Sud e a Roma. Aveva la stessa posizione sul Ponte dello Stretto. Sono concezioni curiose. Il Ponte, quando si votava a scrutinio palese lo volevano tutti, quando si votava a scrutinio segreto veniva regolarmente bocciato. Chi si opponeva oltre alla Lega Nord? La lobby dei traghettatori attuali, che dovrebbero cambiare mestiere, alcuni ambientalisti per motivi oscuri di flora e fauna, più alcuni notabili locali, soprattutto di sinistra e del mondo cattolico, perché il Ponte “avrebbe portato dei turbamenti sociali”. Quindi un’opera di 8 miliardi di euro, che ci sarebbe costata un miliardo e che avrebbe portato sviluppo sociale, economico e tecnologico, non si fa più. Forse temevano che sarebbero arrivate anche delle prostitute. Non so che dire.

 

Ma le Olimpiadi?

 

È chiaro che un avvenimento come quello delle Olimpiadi darebbe uno sviluppo soprattutto al Centro Italia, con innovazioni e infrastrutture che spingerebbero maggiormente a una economia terziarizzata, più moderna. Di cui beneficerebbe tutta l’Italia, ma soprattutto il centro-sud. Non capisco perché, dopo le Olimpiadi di Torino, che sono andate benissimo, si dica no a Roma. Questo è un fatto che mi incuriosisce.
 

 

Si temono vecchie storie di corruzione legate a grandi avvenimenti sportivi.

 

Questo ragionamento mi ricorda quello che faceva mia zia quando dovevo comprare la motocicletta. “Guarda che ci sono dei rischi”, mi diceva. E allora che cosa faccio? Non mi muovo più? Resto immobile? È un ragionamento che non regge. In Italia questa concezione del rischio si tira sempre fuori quando non si vuole cambiare nulla o non si vuole fare nulla.

 

Probabilmente Monti vuole dare un’immagine di austerità continua, scandita nel tempo. Nella sua breve conferenza stampa ha parlato dei sacrifici che hanno sopportato gli italiani in questi mesi.

 

Anche questo è un ragionamento che non regge. Ripeto che se non siamo in grado di sostenere una simile spesa entro i prossimi anni possiamo veramente ritirarci. Il problema qui non è nemmeno più di austerità, qui siamo di fronte alla linea della penitenza. Mi pare che questo “Governo di tecnici” avrebbe potuto rischiare qualche cosa di più. In questo modo mi sembra un “governo di amministrazione”, un “governo di ragionieri”.

 

(Gianluigi Da Rold)

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