OPERA/ A Roma quel Pierrot Lunaire che diede inizio alla musica contemporanea

- Giuseppe Pennisi

Solo Roma, commenta GIUSEPPE PENNISI, ha deciso di ricordare con un concerto al Teatro dell’Opera che cento anni fa con Pierrot Lunaire  di Arnold Schönberg iniziò  la musica contemporanea

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Arnold Schönberg

C’ è una Roma che ha l’aria di un pugile suonato perché il Governo  non l’ha candidata alle Olimpiadi. Ed una Roma che unica in Italia, nonostante la crisi, nonostante il downgrading si ricorda che cento anni fa con Pierrot Lunaire  di Arnold Schönberg iniziò  la musica contemporanea “colta”. Il Teatro dellOpera di Roma ricorda i cento anni dalla composizione del Pierrot Lunaire  con un concerto  domenica 19 febbraio, alle ore 11, al Teatro Nazionale. E’ una ricorrenza importante per la storia della musica. Eseguita per la prima volta a Berlino nell’ottobre del 1912, Pierrot Lunaire  è  considerata il manifesto della musica espressionista e rappresentò a suo tempo una vera e propria rivoluzione nel mondo culturale europeo. Protagonista è il virtuoso poeta Pierrot, un eroe malinconico e triste la cui tradizione romantica viene reinventata in immagini ora grottesche ora allucinate: musa ispiratrice del suo canto tormentato alla luna.

Nel concerto di domenica 19, si respirerà atmosfera dell’ avanguardia musicale degli anni Venti del Novecento, anche con alcune delle più famose canzoni  di Kurt Weill, espressione in note di quella corrente oggettivistica che nel teatro epico di Bertolt Brecht, tra cabaret, jazz e lotta politica, trova la sua più ompiuta realizzazione: Die Ballade von der Sexuellen Hörigkeit, tratta da Lopera da tre soldi (1928), Le Grand Lustucru, composta per il testo di Jacques Duval, fa parte di Marie Galante (1934), Surabaya Johnny.  una delle canzoni di Happy End (1929).

In ensemble: Cristina Zavalloni (voce), Marta Rossi (flauto, ottavino), Sauro Berti (clarinetto, clarinetto basso), Ludovico Tramma (violino, viola), Marius Parascan (violoncello), Antonio Maria Pergolizzi (pianoforte). Dirige Carlo Donadio. Pierrot Lunaire  per soprano e cinque strumentisti che suonano otto strumenti fu scritta per commissione di un’artista di cabaret, Albertine Zehme. Le liriche sono abbastanza modeste ma hanno una straordinaria miscela di sarcasmo, ironia , spirito dissacrante ed anche semplice cattivo gusto. Le nobilita il compositore che utilizza una vasta gamma di effetti (“parlato”,”bisbigliato”, “intonato con accento”) e crea colori vocali e strumentali di inaudita originalità

Ho avuto la fortuna di ascoltare Pierrot Lunaire  diretto da Pierre Boulez in quel Festival di Aix en Provence 2003 che venne interrotto dalle manifestazioni della Cgt, cugina francese della nostrana Ggil, con consorteria assortita di centri sociali, no global e black blocs, contro la riduzione dei sussidi ai lavoratori dello spettacolo.

Temevano che Boulez non ce la facesse ad arrivare alla fine: nel minuscolo teatro del Jeu de Paume di Aix-en-Provence, scivolava verso i pianissimo del “sì naturale” con cui si chiude il Pierrot Lunaire  “mentre i manifestanti , dopo avere disturbato, dalla strada, con fischietti per tutta la durata dello spettacolo, erano riusciti ad entrare nel foyer con spranghe di ferro e minacciavo di arrivare in platea. Giunto all’ultima nota, dopo una pausa, l’allora settantonnevenne Pierre Boulez  si è rivolto verso il pubblico che è scattato in un applauso di 25 minuti (il lavoro ne dura meno di 20)  con un fragore tale da mettere in fuga tutti i nuovi sessantottini, o pretendenti tali. Quasi simultaneamente, Boulez si è lanciato in un abbraccio appassionato, quasi carnale, con Anja Silja, splendida, pur se quasi settantenne, nelle vesti di Pierrot.

Anja Silja, nome poco noto ai più giovani. Ha debuttato a 16 anni, circa 55 anni fa. Era bellissima; lo è ancora. Il vostro “chroniqueur” la ricorda nel 1963 a Roma magnifica Isotta in uno spettacolo di cui era regista Wieland Wagner (suo amante per quattro lustri) e maestro concertatore Alain Cluytens (suo amante per due lustri). All’epoca di quel “Tristano” era l’amante di tutti e due. Anni dopo, mi confessò che le faceva bene alla voce ed alla recitazione, aggiungendo che in una fase della sua vita ne ebbe ben quattro (amanti) in parallelo: come avrebbe potuto interpretare la trentenne Maddalena dello straussiano “Capriccio”, una Contessa che trovando “banale” scegliere tra i due ventenni spasimanti, se li porta a letto tutti e due? 

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