PIANO CASA/ L’architetto: vi spiego perché il progetto di Alemanno non basta

- int. Loreto Policella

Scontro tra giunta Alemanno e opposisizione sull’applicazione del Piano Casa. Secondo l’architetto LORETO POLICELLA, si tagiano fuori particolari fondamentali

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Foto: InfoPhoto

E’ scontro al Comune di Roma  sull’approvazione della delibera di legge regionale che prevede ampliamenti, ristrutturazioni e ricostruzioni dopo appropriate demolizioni. Si tratta del cosiddetto Piano casa, su cui Pd e radicali pongono molte obiezioni, tra cui quella di fare un favore ai costruttori esentati anche dal contributo. Il sindaco di Roma Alemanno è stato categorico, definendo quale unica strada per evitare di consumare territorio agricolo con nuove costruzioni quella della demolizione e ricostruzione. Oggi” ha detto “la demolizione e la ricostruzione si farà a partire dalle due torri di Tor Bella Monica”. Secondo l’architetto Loreto Policella, contattato da IlSussidiario.net, la problematica inerente al consumo del territorio è certamente il tema centrale dell’urbanistica degli ultimi anni. “Il sindaco Alemanno” dice “propone una strada che condivido in pieno e il Piano casa va certamente in quella direzione”. Però, aggiunge “l’osservazione di Alemanno opera una riduzione del problema reale: ci si muove ancora con progetti aggiuntivi invece che con un piano organico che sarebbe molto più efficace”.

Architetto, il Piano Casa e quanto propone Alemanno la trova d’accordo solo in parte. E’ così?

L’idea di evitare il consumo del territorio, un problema dai contenuti molto vasti, evitare cioè il fortissimo incremento di consumo di aree  asfaltate e cementate e che determinano enormi problemi a carattere ambientale e idrogeologico, mi trova senz’altro d’accordo.

Cosa non la convince?

C’è una riduzione della problematica in quanto tale, nelle parole del sindaco. Il consumo del territorio non è solo in funzione delle modalità con cui si ampliano i fabbricati, ma in funzione soprattutto di una corretta pianificazione. Da qualche anno e cioè dai tempi della giunta di centro sinistra e adesso di nuovo con la giunta Alemanno, ci si muove essenzialmente con progetti aggiuntivi alla città piuttosto che con piani organici.

Cosa vuol dire questo?

Anche la proposta di Alemanno di demolizione e ricostruzione delle torri di Tor Bella Monica non può fare a meno di utilizzare un terreno oggi libero, non cementificato insomma, per creare come dice il piano del comune degli immobili sostitutivi che si possono utilizzare mentre si costruiscono nuovi immobili. Di fatto quel piano nasce occupando un nuovo territorio attualmente verde. Ma il problema ancora più vero è un altro.

Quale?

Tutte queste iniziative sono episodiche e prive di un pianificazione generale. Manca un piano organico.

Dal 2008 esiste però a Roma un piano regolatore.

Ed è sicuramente dal punto di vista dei contenuti un piano corretto e anche moderno, ma dal punto di vista delle procedure è profondamente sbagliato.

Ci spieghi.

Vive cioè di un paradosso. E? un piano che come intenzioni è condivisibile ma poi quando queste intenzioni devono essere prodotte proceduralmente in fatti,  quando da una ipotesi di riqualificazione di area periferica – una attività che non comporta l’occupazione di nuovo  suolo – ci si muove per la effettiva riqualificazione si incontrano una serie di problematiche di realizzazione che ne rendono impossibile la realizzazione.

Perché succede questo?

Esistono piani relativi a centinaia di aree, e gli obiettivi che i piani perseguono sono corretti. Ad esempio la riqualificazione del territorio, la dotazione di nuovi servizi dove non ci sono, ma poi le procedure per conseguire questi obiettivi si rivelano fallaci.

Ci spieghi meglio.

Accade che quando un privato o i vari municipi che sono titolari di queste iniziative di pianificazione si muovono, si trovano vincolati a procedure farraginose e inefficienti. Il Piano casa quindi in qualche modo interviene in questa tematica, ma di fatto interviene in maniera marginale rispetto alle centinaia di aree con programmi integrati che coprono buona parte della periferia romana e che sono fermi da lungo tempo.

In queste aree ci sono anche quelli che vengono definiti “relitti urbani”, costruzioni realizzate abusivamente su terreni agricoli e poi abbandonate

Sì ci sono anche questi, nella periferia di Roma per anni si è costruito in modo abusivo. Questo ha prodotto aree prive di infrastrutture e servizi su cui si vorrebbe intervenire con progetti di riqualificazione, ma che di fatto sono tutti fermi.

Dunque neanche il Piano casa offre una risposta definitiva.

Il Piano Casa offre una proposta di riqualificazione, ma lascia tutto il tema delle infrastrutture e dei servizi scoperto. Viene abbandonato anche il tema della riqualificazione delle aree periferiche che potrebbe invece generare lavoro, occupazione, opportunità per le imprese e muoverebbe una attività tecnologicamente importante. Intendo con questo il nuovo equilibrio energetico dei fabbricati e altri aspetti analoghi.

L’opposizione di Pd e radicali lamenta anche una tutela limitata della cosiddetta città storica.

La città storica intesa come beni architettonici da tutelare non è certo limitata dentro le Mura Aureliane. Teniamo però conto che questo criterio è stato adottato per una necessità di chiarezza. Il vecchio Piano Casa varato dalla giunta Marrazzo  di fatto non ha avuto applicazione proprio perché molte delle disposizioni erano talmente difficili da applicare che non c’è stato esito. Non so che tipo di perimetro sia stato scelto dalla giunta Alemanno, ma non vorrei che la critica dell’opposizione portasse come sempre in questi casi a un immobilismo anche per quanto riguarda la città storica.

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