ROMA/ 30enne con problemi psichici rinchiuso in gabbia dai parenti

- La Redazione

Chiuso in gabbia dai suoi stessi familiari. Gli agenti della polizia di Roma hanno scoperto questa mattina che un uomo di trent’anni con problemi psichici era tenuto rinchiuso in gabbia

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Foto Infophoto

Chiuso in gabbia dai suoi stessi familiari. Gli agenti della polizia di Roma hanno scoperto questa mattina che un uomo di trent’anni con problemi psichici era tenuto rinchiuso in una specie di gabbia dai suoi stessi familiari a causa dell’aggressività scatenata dai suoi disturbi mentali. Una volta arrivati presso l’abitazione, dopo una segnalazione per una lite familiare tra il fratello del giovane rinchiuso e la convivente, gli agenti del commissariato di Porta Maggiore si sono trovati di fronte a uno scenario raccapricciante: il trentenne era infatti stato rinchiuso in una stanza chiusa a chiave dall’esterno con una cancellata di ferro, senza finestre, da cui fuoriusciva un cattivo odore dovuto alla tanta sporcizia e in particolare al fatto che il giovane con problemi psichici viveva tra i suoi stessi escrementi. Nell’appartamento vivevano anche la madre, il fratello con la sua convivente e un bimbo di quattro mesi,  e la zia del ragazzo, che è stato immediatamente trasportato dal 118 nel reparto di psichiatria dell’ospedale San Giovanni, mentre il neonato e la giovane madre sono stati affidati ai servizi sociali. Gli agenti stanno quindi valutando le responsabilità dei familiari riguardo quanto scoperto questa mattina. Il vicesindaco di Roma Capitale, Sveva Belviso, ha commentato dicendo che «si tratta di un episodio intollerabile ed estremamente grave per il quale il Comune si costituirà parte civile». Ha aggiunto inoltre che «atti come questi compiuti, così come si evince, da una lucida volontà di offendere oltre a evidenziare una totale disumanizzazione della dignità della persona, risultano ancora più efferati perché a essere vittime di violenze e soprusi sono persone in stato di fragilità». Quindi, conclude il vicesindaco Belviso, «a nome dell’amministrazione capitolina desidero ringraziare gli agenti della polizia e gli operatori dei servizi sociali per aver permesso di porre fine a una terribile storia di degrado culturale e morale.

Per chi si è macchiato di questo crimine auspico una pena esemplare e, agli organi competenti in materia di tutela dei minori, chiedo di valutare attentamente l’effettiva capacità genitoriale di chi ha lasciato vivere un bimbo di 3 mesi in condizione deprecabili come quelle denunciate».



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