SOS RIFIUTI/ L’esperto: senza nuove discariche è inevitabile un’emergenza

- int. Giuseppe Mininni

Per GIUSEPPE MININNI, “il rischio di un’emergenza rifiuti è reale. Il provvedimento più urgente è realizzare le nuove discariche, necessarie anche si differenziasse il 100% dei rifiuti”

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La discarica di Malagrotta

“Il rischio di un’emergenza rifiuti nella zona di Roma esiste, ma il fatto che si concretizzi o meno dipende dai provvedimenti che saranno attuati dalle autorità. Quello più urgente è realizzare le nuove discariche: se anche si differenziasse il 100% dei rifiuti la necessità di costruire gli impianti resterebbe immutata”. Ad affermarlo è Giuseppe Mininni, dirigente di ricerca del CNR. Dopo 30 anni di funzionamento, la storica discarica di Malagrotta ha esaurito gli spazi per lo stoccaggio. Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha annunciato la creazione di una struttura tecnica cui parteciperanno Comune, Provincia e Regione, e ha commentato: “Siccome è noto a tutti, e la storia degli ultimi 20 anni lo dimostra, che purtroppo la maggior parte delle procedure adottate in Italia per affrontare queste situazioni assomigliano al gioco dell’oca, vogliamo evitare di esercitarci in questo gioco”.

Mininni, ritiene che ci sia realmente il rischio di un’emergenza rifiuti nella zona di Roma?

Il rischio esiste, ma il fatto che l’emergenza si concretizzi o meno dipenderà da come le autorità provvederanno alla gestione dei rifiuti. Dal momento che la discarica di Malagrotta va a esaurirsi, c’è la necessità di trovare dei siti alternativi per lo smaltimento dei rifiuti. E’ stata fatta una serie di ipotesi e quanto avverrà nei prossimi mesi dipenderà dal fatto che queste ipotesi si concretizzino o meno. Se per una serie di motivi ciò non dovesse avvenire, si può andare incontro a una crisi nella gestione dei rifiuti a Roma e nel Lazio in generale.

Che cosa prescrivono le norme Ue sulle discariche e perché è così difficile soddisfarne i requisiti?

Non è assolutamente vero che sia difficile soddisfarne i requisiti. La disciplina Ue sulle discariche risale al 1999, con la direttiva 99/31, quindi ha 13 anni ed è stata recepita nel nostro ordinamento nel 2003. L’adeguamento ai nuovi criteri definiti dalla disciplina Ue dovrebbe quindi essere talmente maturo da non presentare particolari problemi. La prima direttiva Ue sulle discariche ha individuato dei criteri di sicurezza sulle infrastrutture ambientali più restrittivi di quelli previsti nel 1984 dalla normativa italiana, per quanto riguarda l’idoneità e i presidi che deve avere il sito. Si tratta di prescrizioni abbastanza normali, non c’è nulla di difficile da attuare.

Per quale motivo la discarica di Malagrotta dovrà essere chiusa?

La discarica di Malagrotta è in esercizio dalla metà degli anni ’80, e inizialmente era stata costruita secondo quanto prescrive la legge italiana. Quindi è stato necessario adeguarla alla direttiva europea del 1999. Il problema è che dopo avere assicurato lo smaltimento dei rifiuti di Roma per quasi 30 anni, la discarica di Malagrotta ha esaurito la sua volumetria ed è quindi necessario chiuderla.

 

Quali provvedimenti andrebbero intrapresi per affrontare il problema dei rifiuti a Roma?

 

Il provvedimento più urgente è realizzare le nuove discariche. Ciascuna situazione territoriale che può presentare delle crisi, può essere risolta soltanto costruendo degli impianti adeguati. Questi ultimi possono essere di diversa tipologia a seconda dei casi, delle dimensioni, della vocazione del territorio. Non esiste una soluzione che vada bene per tutti i casi, ma comunque c’è bisogni di nuove discariche. Anche qualora affidassimo tutta la gestione dei rifiuti alla raccolta differenziata, riciclando il 100%, la necessità degli impianti resterebbe tale e quale.

 

Per quale motivo?

 

I rifiuti raccolti in maniera differenziata vanno comunque trattati per recuperare i materiali. Senza le infrastrutture necessarie, i rifiuti raccolti separatamente non hanno altro destino se non la discarica. Il vetro non può andare infatti subito in vetreria per il recupero, ma deve essere prima trattato e purificato, vagliato e ripulito, e soltanto a questo punto è possibile riutilizzarlo. C’è sempre quindi bisogno di una fase intermedia, che consenta di trasformare quello che è il rifiuto da raccolta differenziata nella cosiddetta materia prima secondaria. Ogni impianto che si realizza serve quindi a trasformare il rifiuto per renderlo sempre più nobile in modo che alla fine del ciclo di trattamento quello che esce sia qualcosa di completamente diverso. In ogni caso qualsiasi sistema serio di gestione dei rifiuti deve basarsi su una pluralità di impianti dove si trasformi ogni frazione generata. Questa ultima può essere rappresentata da rifiuti di raccolta differenziata o da rifiuti indifferenziati.

 

(Pietro Vernizzi)

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