CENTRO STORICO/ De Nardis (Sapienza): senza le botteghe artigiane Roma muore

- int. Paolo De Nardis

Per PAOLO DE NARDIS, “la protezione del tessuto produttivo, costituito da botteghe artigiane che stanno scomparendo, è la prima politica da attuare per rivitalizzare il cuore di Roma”

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Negozi nel centro di Roma

“La protezione e la tutela del tessuto produttivo, costituito molto spesso da botteghe artigiane che stanno scomparendo, è la prima politica da attuare per rivitalizzare il cuore di Roma. Il sindaco Alemanno deve restituire il centro storico a se stesso attraverso un patto di collaborazione con la cittadinanza e una nuova alleanza tra le classi urbane”. Ad affermarlo è Paolo De Nardis, ordinario di Sociologia alla Sapienza di Roma e studioso da 40 anni dei problemi antropologici legati al centro storico dell’Urbe. Dopo l’ordinanza del sindaco Gianni Alemanno, che su insistenza dei comitati dei cittadini ha emanato un’ordinanza in cui si chiede alla polizia municipale di controllare in modo sistematico e sanzionare i tavolini abusivi e gli arredi difformi nel Municipio I, i commercianti stanno organizzando delle forme di protesta. Proprio per questo, si sono riuniti da Rosati per discutere in assemblea il fallimento delle politiche del Municipio I.

Professor De Nardis, che cosa ne pensa del dibattito sulla destinazione del centro di Roma, che vede i commercianti contrapporsi ai residenti?

Ben venga questa discussione, anche se mi sembra decisamente tardiva. Io mi sono occupato di questi temi dagli anni ’70, soprattutto per quanto riguarda il centro di Roma, la situazione dei commercianti e la razionalizzazione della rete di distribuzione. In un momento in cui non esisteva ancora la grande distribuzione, il centro di Roma era caratterizzato da un punto di vista antropologico dalle botteghe artigiane che oggi rischiano di scomparire.

Secondo lei hanno ragione i commercianti che chiedono di poter lavorare o i cittadini che chiedono più decoro?

Non intendo galvanizzare una tifoseria piuttosto che un’altra, entrambe hanno le loro motivazioni e ragioni. Il cittadino che ha la fortuna di avere una casa nel centro di Roma sa benissimo che cosa significhi abitare nel Municipio I, sia per quanto riguarda i pro sia per quanto riguarda i contro. I commercianti, e soprattutto i piccoli negozi, rischiano di essere strozzati da situazioni tali che non possono più andare avanti. E’ chiaro quindi che siamo di fronte a una situazione di ennesimo conflitto di tipo sociale tra categorie di persone diverse, in questo caso cittadini e commercianti, che può essere risolta razionalmente attraverso politiche pubbliche municipali e soprattutto comunali, che evidentemente sono mancate o sono state carenti.

Che cosa può fare il sindaco Gianni Alemanno per rivitalizzare il centro storico?

Il sindaco Alemanno deve restituire il centro storico a se stesso, anche dal punto di vista della sua tipica vocazione commerciale, attraverso un patto di collaborazione con la cittadinanza e una nuova alleanza tra le classi urbane. Un’alleanza che potrebbe in qualche modo basarsi su una cooperazione e su una seconda collaborazione tra la cittadinanza e i commercianti.

 

Ma di fatto quali politiche andrebbero attuate nel Municipio I?

 

La protezione e la tutela del tessuto delle attività produttive, che molto spesso è costituito da botteghe artigianali che stanno scomparendo, rappresentano la prima politica da perseguire. Dal punto di vista anche di un’ecologia sociale, salvaguardare le attività commerciali potrebbe essere molto importante anche per la cittadinanza.

 

Di recente il Municipio I ha chiuso al traffico diverse aree. Lei che cosa ne pensa di questa decisione?

 

Se i trasporti pubblici funzionassero in modo efficace ed efficiente, penserei tutto il bene possibile di questa decisione. Dobbiamo avere quindi il bilanciamento dei mezzi urbani che non sempre sono adeguati.

 

Condivide l’ordinanza di Alemanno che ha chiesto ai vigili di sanzionare tutti i tavolini difformi?

 

Anche questa è un’ordinanza che dal punto di vista dell’estetica punta su una sorta di repressione simbolica, curando soltanto la parte esteriore e senza neppure ottenere un bel maquillage. Soltanto razionalizzando gli spazi, le vendite e in qualche maniera il rapporto con la cittadinanza e con i turisti si può ottenere qualche cosa di più. Occorre quindi puntare su una collaborazione, e non invece su una sanzione.

 

(Pietro Vernizzi)

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