OPERA/ Il Novecento italiano e americano in scena a Roma

- Giuseppe Pennisi

GIUSEPPE PENNISI ci spiega che questa settimana all’Auditorium di Via della Conciliazione, l’Orchestra Sinfonica di Roma presenta e confronta due idee musicali del Novecento

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L'Orchestra Sinfonica di Roma

Questa settimana a Roma si confrontano due idee musicali del Novecento. All’Auditorium di Via della Conciliazione, l’Orchestra Sinfonica di Roma (della Fondazione Roma), diretta da Francesco La Vecchia, ha presentato, nell’ambito del progetto pluriennale di riscoperta della musica sinfonica italiana del Novecento ha abbinato, al “Romeo e Giulietta” , Pëtr Il’ic Cajkovskij, due composizioni raramente eseguite di Goffredo Petrassi e di Ottorino Respighi, mentre al Teatro dell’Opera inizia il 6 marzo uno spettacolo che è sostanzialmente una rassegna antologica della musica americana per balletto dagli Anni Quaranta agli Anni Settanta. Il concerto dell’Orchestra Sinfonica di Roma ha avuto la prima il 4 marzo, verrà replicato il 5 e sarà anche inciso nell’ambito del progetto di riscoperta a cui si è accennato.

Antiche arie e danze per liuto sono una raccolta di libere trascrizioni da brani per liuto dal XVI e XVII secolo composte da Ottorino Respighi in tre suites orchestrali, negli anni: 1917 la Prima suite, nel 1923 la Seconda suite, nel 1931 la Terza suite, raccolte e riordinate da Elsa Respighi nel (1937).

Per la Prima suite del 1917, divisa in 4 movimenti, Respighi ha scelto un organico strumentale in cui accanto agli strumenti ad arco e a quelli a fiato si trovano anche l’arpa e il clavicembalo.

Il modello per il pezzo introduttivo, intitolato Balletto detto “Il Conte Orlando”, è una composizione di Simone Molinaro, che visse tra il 1565 e il 1615 circa, l’autore della Gagliarda che segue è Vincenzo Galilei padre del famoso astronomo. La Villanella e nel Passo mezzo e mascherada, sono di autori anonimi, che concludono la suite briosamente.

La Seconda Suite (1923) divisa in 4 movimenti, vede l’impiego di un’orchestra più grande, a cui Respighi aggiunge anche clarinetti e celesta. Anche qui c’è un Balletto all’inizio, come nella Prima suite, che questa volta si articola in una introduzione e tre piccoli movomenti di danza, il modello è una composizione di Marco Fabrizio Caroso: Laura soave, Balletto con gagliarda, saltarello e canario. Respighi non si rifà solo a musicisti italiani: Jean-Baptiste Besard ( circa 1567-1625), maestro di liuto francese, il cui nome ritornerà nella Terza suite, è l’autore originario della Danza rustica qui trascritta. Una melodia sostenuta di un compositore sconosciuto e una Aria del padre domenicano francese Marin Mersenne (1588-1648) sono combinate sotto il titolo Campanae parisienses in forma tripartita. Come Finale segue una vivace Bergamasca del 1650, che Respighi trovò tra le musiche composte da Bernardo Gianoncelli detto anche Il Bernadello.

 La Sonata da Camera per Clavicembalo e dieci strumenti di Petrassi (del 1948) è uno squisito esercizio di eleganza che risente delle innovazioni di Stravinkskij e di Casella.

Il pubblico dell’Orchestra Sinfonica di Roma si sta abituando al sinfonismo italiano del Novecento, anche a lavori come quelli di Respighi e di Casella che si riallacciano a musica antica ed ha applaudito calorosamente.

L’antologia dell’età d’oro del  balletto americano è il periodo in  cui espresse il maggior potenziale d’innovazione , stupendo tutto il mondo. Lo spettacolo , dal titolo “L’arte della danza americana”, inizia con   “Diversion of Angels” di Martha Graham (prima rappresentazione nel 1948) , balletto in un atto su musica di Norman Dello Joio, ripreso dai coreografi Denise Vale, Peter London, Peggy Lyman che reinterpretano la poetica divagazione sulla bellezza della gioventù. Segue “Day on Earth” di Doris Humphrey, una delle pioniere fondatrici della danza moderna americana, su musica di Aaron Copland (1947) . Terzo balletto l’assolo di José Limón, “Chaconne” )1942), eseguito dain cui , José Limón si è ispirato alle danze folcloriche del Messico arricchendole di connotazioni fortemente emotive ispirate alla musica di Johann Sebastian Bach. Chiude la serata “The River” (1970)  di Alvin Ailey, rimontata da Clifton Brown, e Masazumi Chaya: una miscela di danza classica, moderna e jazz sulle note di Duke Ellington, Sul podio David Levi che ritorna a dirigere l’Orchestra romana dopo “Uno sguardo dal ponte” di William Bolcom. 

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