ROMA CAPITALE/ Cutrufo (Pdl): così la riduzione dei Municipi cambierà il volto di Roma

MAURO CUTRUFO spiega in che modo la definizione dello Statuto di Roma Capitale potrebbe contribuire a rendere più gestibile ed efficiente l’amministrazione della Città

18.04.2012 - int. Mauro Cutrufo
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Il compito è quanto mai arduo e portarlo a termine con decreto sembra impresa titanica; eppure, la politica è lì apposta e, se tutto va a buon fine, i provvedimenti di Roma Capitale, l’ultimo dei quali è stato varato dal Consiglio dei ministri il 6 aprile, trasformeranno la Città Eterna, ridisegnandone i lineamenti. Sul fronte amministrativo, ovviamente. La loro emanazione e successiva applicazione ridurrà i Municipi dagli attuali 19 a 15. Tale ridefinizione, nel concreto, è prerogativa dell’assessore al Commercio, Davide Bordoni. Prima dell’ultimo rimpasto nella giunta Capitolina, era stato Mauro Cutrufo, responsabile degli enti locali del Pdl a gettare le basi della nuova conformazione amministrativa. Cutrufo, raggiunto da ilSussidiario.net, spiega in che modo le nuove disposizioni cambieranno la Città. Tanto per cominciare, ora si parte. «Solamente con l’approvazione dell’ultimo decreto, ed entro sei mesi da essa, sarebbe stato possibile dare il via libera alla definizione del nuovo Statuto con il quale si stabiliranno le modalità di riduzione dei Municipi, i nuovi confini, e i poteri da attribuirgli». Entro la scadenza, quindi, «la giunta cittadina farà una proposta, che sarà approvata o meno dal Consiglio comunale, altrimenti detto assemblea di Roma capitale». Cerchiamo di cogliere il senso di tutto ciò: «Anzitutto, va da sé che ci sarà un cospicuo risparmio: ci saranno, infatti, 124 amministratori in meno; ogni Municipio, infatti, ha 25 Consiglieri e 6 assessori. Eliminati 4 Municipi, quindi, siamo a 100 consiglieri e 24 assessori in meno». Altri benefici si determinerebbero sul fronte dei servizi. «Pensiamo ai vigili: ci sono 4 comandi. Unendo le gestioni sarebbero distribuiti in maniera più funzionale, mentre i dirigenti, laddove vi fossero sovrapposizioni, potrebbero essere impiegati in altri ambiti, dove è maggiormente richiesta la loro presenza». Una semplificazione, quindi, che farà bene alla città. «Quando mi occupavo personalmente della questione, mi ero ispirato ad un principio fondamentale: se ci mettiamo a buttare giù i confini e a ricostruirli, non la finiremo mai più. Bisognerà guardare quali sono i Municipi più piccoli e quelli più grandi, calcolare quanti cittadini vi risiedono e accorparli secondo un’ottica che li renda dal punto di vista delle dimensioni, della densità abitativa e della tipologia architettonica, territori omogenei. E’ necessario, ovviamente, che non ci siano forzature». Criteri così espressi hanno uno scopo ben preciso: «accorpamenti fatti in questo modo sono equilibrati. E resisteranno nel tempo».  Restano da fare alcune sottolineature. 

«E’ stato detto che l’intenzione era quella di accorpare il I e il XVII Municipio per ricalcare la City londinese. Casomai, l’intenzione era quella di reinventare  l’Urbe. Roma, infatti, ha una vocazione turistica, non affaristica. E, del resto, nel I Municipio è contenuto il centro storico, nel XVII il Vaticano e il loro accorpamento terrebbe conto di questa sua peculiarità. Le “vestigia” e “San Pietro”, architetture a religione, obiettivo dei 15 milioni di turisti che non si recano, di certo, a Roma per altri motivi». Non solo: «l’unione così configurata determinerebbe un Municipio di 200mila abitanti, la media che dovrebbe essere applicata a tutti i nuovi “parlamentini”». Ebbene, come stanno procedendo i lavori? «Nella direzione sin qui auspicata – risponde -. Salvo il fatto che, in molti, ancora oggi non hanno colto la differenza tra City e Urbe e perché sia doveroso accorpare il I Municipio con i XVII».

 

(P.N.)

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