BOTTE A MARINO/ De Palo (consigliere): così si alimenta solo l’antipolitica

L’assemblea del consiglio comunale di Roma, riunitasi domenica, è iniziata nel peggiore dei modi: fischi, urla e spintoni. GIANLUIGI DE PALO ci racconta come ha vissuto quei momenti

26.11.2013 - int. Gianluigi De Palo
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Roma, infophoto

Nella giornata di ieri l’assemblea del Consiglio comunale di Roma, riunitosi per discutere la chiusura del bilancio 2013, è finita, in bagarre. La gomitata che ha ricevuto il Sindaco Ignazio Marino da parte del consigliere di Fratellli d’Italia, Dario Rossin, è balzata agli onori delle cronache dando una visione negativa della politica di oggi. Spintoni, urla e fischi nell’Aula Giulio Cesare davanti a dei cittadini che avevano deciso di assistere alla seduta domenicale, tra loro erano presenti anche dei bambini. “Cosa penseranno ora della politica? È stata la prima volta che mi sono vergognato da quando sono in carica”, ha dichiarato il consigliere comunale Gianluigi De Palo, esponente della lista civica “Cittadini X Roma” e fondatore del movimento “Ol3”. Ilsussidiario.net lo ha intervistato per capire meglio quali sono state le dinamiche che hanno accesso gli animi in aula e quali sono state le sensazioni al momento della zuffa.

Come commenta quanto accaduto ieri in Consiglio comunale?

Sono cose che non dovrebbero mai accadere e che si verificano quando il presidente del Consiglio comunale si comporta come un arbitro che comincia ad ammonire prima ancora la partita abbia inizio: gli animi si scaldano e le persone più facinorose vanno fuori di se, come nel caso di Dario Rossini di Fratelli d’Italia.

Lei era presente in sala, ci racconta cosa è successo.

Il presidente Mirko Coratti (Pd) non aveva dato la parola all’opposizione che, come di consueto e da regolamento, chiedeva di poter intervenire sugli ordini del giorno. Voleva probabilmente velocizzare la seduta e chiaramente l’opposizione ha iniziato la protesta; Rossin prima ha preso a calci un po’ di scatole degli emendamenti, poi è andato incontro al presidente dell’assemblea. Mentre cercava di prendere il microfono, ha colpito lievemente col gomito il Sindaco Marino sulla testa, veramente una cosa di poco conto.

Colpo volontario o involontario?

Assolutamente involontario, ma il punto non è quello. La questione è che lui non avrebbe dovuto raggiungere Coratti con quella rabbia. Se hai ragione perché non ti danno la parola, non solo passi dalla parte del torto, ma dai anche un esempio di quello che non deve essere la politica. È stata la prima volta da quando sono in carica che mi sono vergognato.

Cosa è successo dopo il marasma?

Dopo 15 minuti è ripresa la seduta. Rossin è stato espulso dalla sala per un giorno, infatti oggi non era presente. Ho apprezzato molto il fatto che il sindaco Marino non abbia gettato ulteriore benzina sul fuoco: non ha alimentato le conseguenze di questo gesto dal punto di vista mediatico, poteva essere strumentalizzato in modo molto più eclatante.

Qualcuno ha parlato di atteggiamenti squadristi. È solo un modo per strumentalizzare quello che è successo?

Assolutamente no. La cosa particolare è che poi sono arrivati alle mani i due più facinorosi e ideologizzati l’esponente di Fratelli d’Italia e Peciola di Sel. Quando si verificano queste situazioni, subentra il tifo e i più ideologizzati si mettono in mostra negativamente: “sei un fascista!”, “e tu un comunista!”, e via così. Così facendo si alimenta solo l’antipolitica. 

Non trova assurdo che ancora oggi si parli di due ideologie che appartengono al passato?

È anacronistico senz’altro, non hanno ragione di esistere. Come se rimanere aggrappati a queste ideologie ci porti chissà dove. Bisognerebbe fare un discorso generazionale piuttosto che ideologico, ma siamo ancora divisi in destra e sinistra. In Consiglio comunale sono molto più numerosi gli Under 40 che gli Over, se ci mettessimo tutti d’accordo in linea trasversale sui contenuti le cose potrebbe evolvere nel migliore dei modi. Ognuno ha la sua storia, ma bisogna superare l’antica dicotomia. Siamo un paese non ancora pacificato che si porta dietro i retaggi del 68’ che allontanano, dividono e rallentano la possibilità di un uscita dalla crisi.

 

(Mattia Baglioni)

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