PAPA/ Sbatti Francesco in copertina: il “Time” e quell’operazione anti-Ratzinger

- Cristiana Caricato

La rivista inglese “Time” ha dedicato la sua copertina dell’anno 2013 a papa Francesco. Davanti a personaggi come Miley Cyrus, Assad e Snowden. CRISTIANA CARICATO

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Papa Francesco sulla copertina del Time 2013 (Immagine d'archivio)

Certo basta guardare la lista degli sconfitti per farsi prendere dallo sconforto: tra Bashar al-Assad e la talpa che ha smutandato gli 007 dell’Nsa, Edward Snowden, passando per la novantenne attivista per i diritti dei gay, Edith Windsor, si può solo dire che a Francesco “piace vincere facile”. Ma a caval donato non si guarda in bocca e anche se non richiesto il titolo di “uomo dell’anno 2013” Bergoglio se lo porta a casa agevolmente, per di più, c’è da sperare, per il bene fatto più che per il male. Già perché l’ambito (pare) riconoscimento della rivista Time non fa distinzione nell’assegnare la copertina dell’ultimo numero dell’anno alla coloratura morale del soggetto ma solo alla sua popolarità.

Insomma non importa se sei uno spietato despota o un maneggione, una popstar o un attivista improbabile, conta solo quanto hai fatto parlare di te, il tuo tasso di visibilità, il tuo fascino mediatico. Certo vedersela con Miley Cyrus (per chi non frequenta Mtv o le classifiche discografiche un’ex bambina disneyniana trasformata dallo starsystem in una lolita esibizionista e sporcacciona) per Francesco non è lusinghiero, ma almeno gli editorialisti del magazine americano hanno avuto il buon gusto di evitare il confronto in finale. E nella motivazione si sono lanciati anche in una dotta analisi sullo stato della Chiesa e sull’impatto storico dello “tsunami Francesco”. 

Curioso che chi si misura con la cronaca cerchi di imporre il proprio giudizio sulla storia. Ma in questo caso ci va bene. O quasi. Ancora una volta si leggono cose del tipo “in meno di un anno Papa Bergoglio ha fatto una cosa notevole: non ha cambiato solo le parole, ha cambiato la musica” oppure “il primo Papa non europeo da 1.200 anni che si avvia a trasformare il Vaticano, un luogo che misura il cambiamento in secoli” o ancora “in pochi mesi, Papa Francesco ha elevato la missione di una Chiesa che reca conforto alle persone bisognose in un mondo sempre più duro al di sopra della tutela della dottrina cara ai suoi predecessori”. È evidente che manca la comprensione minima non solo del magistero di Francesco, ma anche della portata storica e teologica di quanto è avvenuto nell’ultimo anno, o meglio dall’11 febbraio scorso, giorno in cui Joseph Ratzinger, Benedetto XVI ha annunciato al mondo, in latino, la sua rinuncia al papato. 

L’opzione Francesco, fatta da Time, si ferma all’epidermide del cristianesimo, spolvera qualche residuo tradizionalista e coglie lo scintillio consegnato da sorrisi, gesti e effetti fotografici reiterati all’infinito. “The people’s Pope”, il Papa della gente, per l’edizione americana della rivista, “settantenne superstar, che fa un uso da maestro degli strumenti del 21esimo secolo nel suo mandato del primo secolo”. 

C’è da andare a rileggersi cosa scrissero di Giovanni Paolo II quando nel 1994 assegnarono a lui la prestigiosa copertina… Non è questione di snobismo, ma la faccenda non mi trova entuasiasta, intravedo il pericolo di un baratto a buon mercato della profonda riforma impressa alla Chiesa dal duo Ratzinger/Bergoglio con l’indubitabile riscontro mediatico della testimonianza francescana. 

Qualcosa di sensato è stato dichiarato dalla direttrice di Time, Nancy Gibbs, che ha sottolineato come “raramente un nuovo protagonista della scena mondiale ha catturato così tanta attenzione, da vecchi e giovani, fedeli e cinici, in così poco tempo”. Ma capite? Non si chiede il “perché” di quel magnetismo, ma si stupisce della “velocità”. È il fattore tempo che la fa interrogare, non quello della “qualità umana” o meglio ancora della “stoffa spirituale”. Il faccione del Papa argentino farà vendere un bel mucchio di copie e anche in fretta, ma cercare di capire il perché è un’altra faccenda. Che sembra non interessare. 

Saggiamente il direttore della sala stampa Vaticana, padre Federico Lombardi, ha commentato a caldo che è un segno positivo che “uno dei riconoscimenti più prestigiosi nell’ambito della stampa internazionale sia attribuito a chi annuncia nel mondo valori spirituali, religiosi e morali e parla efficacemente in favore della pace e di una maggiore giustizia”. Aggiungendo che il Papa ovviamente è contento se nel suo annuncio del Vangelo dell’amore di Dio per tutti attrae donne e uomini, donando speranza, ma lasciando anche intendere che se avessero scelto qualcun altro per lui non sarebbe cambiato proprio un bel niente. Perché ciò che sfugge ai signori del Time è proprio quello che attrae gli innamorati di Papa Francesco: una fede trasparente e inattacabile, umana e umile, misercordiosa e accogliente. Qualcosa di molto più importante di una copertina.  

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