ELEZIONI COMUNALI/ De Palo (candidato): famiglia, Imu, lavoro, così riparte Roma

L’assessore GIANLUIGI DE PALO, che ha deciso di partecipare alle elezioni comunali di Roma guidando la lista civica “Cittadini x Roma”, spiega il suo percorso politico alla vigilia del voto

20.05.2013 - int. Gianluigi De Palo
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Assessore un po’ per caso, impegnato da sempre nell’associazionismo cattolico – è stato presidente delle Acli di Roma e del Forum delle associazioni familiari del Lazio -, Gianluigi “Gigi” De Palo ha deciso di partecipare alle elezioni comunali di Roma guidando la lista civica “Cittadini x Roma” in appoggio al candidato Gianni Alemanno. Proprio il sindaco uscente lo ha voluto due anni fa in giunta, a motivo del suo impegno nelle associazioni, come assessore alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani di Roma Capitale, per realizzare il cosiddetto “quoziente familiare” a livello comunale. Un progetto realizzato col nome “quoziente Roma”, che prevede varie esenzioni (all’inizio sulla Tia, la tariffa sui rifiuti, da qualche settimana anche sull’Imu) e agevolazioni (ad esempio per gli asili nido) per le famiglie numerose. De Palo – 36 anni, sposato da otto con Maria Chiara, padre di quattro figli – ci racconta il suo percorso alla vigilia del voto.

Dice che l’hanno convinto a candidarsi una lettera di sua moglie e una chiacchierata con suo figlio…

Da sempre ho sentito una forte spinta, quasi una esigenza e un bisogno, ad impegnarmi per gli altri. Questa pulsione mi viene dalla fede, come una sua conseguenza necessaria. Da giovane ho vissuto varie esperienze, in parrocchia, in Africa con i missionari, nelle Giornate mondiali della gioventù, solo per citarne alcune. Poi è venuto l’associazionismo e le Acli. Vivo e penso la politica come una prosecuzione di tutto questo. Non è una strada che ho cercato, ma è stato lo sbocco naturale del servizio. In particolare dell’impegno sul tema della famiglia, che è la mia vocazione. Mia moglie mi ha spiegato e chiarito tutto questo. Mi ha mostrato che mentre lei si occupa della nostra famiglia direttamente, io potevo difendere e promuovere questa bellezza a livello pubblico. Le chiacchierate con mio figlio, invece, mi hanno rivelato la concretezza del fare del politico, al di là delle ideologie. Quanto bene si può fare per la vita delle persone.

In questi due anni qual è stato il giorno più difficile (e perché) e quello che le ha dato più soddisfazione?

Se penso all’esperienza politica, i giorni brutti sono sicuramente quelli in cui si viene attaccati ingiustamente, calunniati e diffamati. Oppure i momenti in cui si vede che ostacoli insensati, ad esempio di una burocrazia talvolta macchinosa ed inefficiente, impediscono di realizzare il bene comune. Ma in ogni cosa si può trovare la grazia, tutto è grazia. Ho imparato che il bene comune non è la somma degli interessi particolari, e che non si può piacere a tutti. Il giorno che più mi ha dato soddisfazione, a livello politico, è stato quando il quoziente famigliare è diventato realtà, a Roma. Sono diventato assessore per quello.

Alemanno è molto criticato. Perché ha deciso di appoggiarlo? 

Non lo avevo votato alle elezioni del 2008. Poi lavorando con le Acli abbiamo avuto modo di avvicinarci e di conoscerci reciprocamente, superando preconcetti. Siamo due persone molto aperte e molto concrete. E ancora una volta si è rivelato vero il detto: “ciò che sappiamo di qualcuno ci impedisce di conoscerlo”. Ho avuto modo di conoscere ed apprezzare una persona umile, concreta, non ideologica, un gran lavoratore, molto aperto e poco ideologico, ma fermo sui valori che ritengo fondamentali.

 

Che prospettive intravede per Roma?

 Roma ha un potenziale immenso. Spesso rimane ingolfato nelle difficoltà accumulate, appunto nella crisi, nella burocrazia. Ma dobbiamo e possiamo rimettere in moto le energie. Valorizzando al meglio il tanto, tantissimo che abbiamo. Anzitutto uscendo da un atteggiamento di triste rassegnazione o da una sterile indignazione. Puntando sulle famiglie, che sono la spina dorsale del paese e della città. Sui giovani, a cui possiamo restituire un futuro. Penso che con alcune mosse decisive possiamo realmente diventare la prima città italiana ad uscire dalla crisi.

 

Cosa c’è di diverso nella sua proposta dalle cosiddette “promesse elettorali”?

Anzitutto ci sono numeri concreti. Oggi il Quoziente Roma è realtà, applicato prima alla TIA (tassa sui rifiuti) e ora persino all’IMU sulla prima casa, per cui il 36% delle famiglie romane non la pagheranno. E non solo: abbiamo aperto il portare romafamiglia.rai.it, con informazioni a 360 gradi sui servizi per la famiglia. Abbiamo accresciuto di 4mila unità i posti nei nidi e avviato voucher di rimborso per coloro che sono rimasti nelle liste di attesa, mantenendo la tariffa più bassa d’Italia e avviando anche la possibilità dell’iscrizione online. Sono andato ad incontrare i giovani nelle periferie, per ascoltare le loro idee, e abbiamo avviato moltissimi bandi per la creatività. Ho incentivato il consumo culturale, con accordi che hanno permesso di andare gratis a teatro e con forti sconti al cinema. Ho mantenuto i “viaggi della memoria”, attivandone uno nuovo, dedicato a ripercorrere le tracce dei lavoratori italiani emigrati in Belgio e Germania: per capire da dove veniamo ed essere in grado di costruire un futuro davvero multiculturale nel nostro paese. E ho creato Factory, uno spazio di 1000mq all’ex mattatoio, interamente gratuito e a disposizione delle iniziative delle ragazze e dei ragazzi di Roma Capitale. Tutto questo in solo due anni. A riprova che quando l´atteggiamento è costruttivo, le cose si possono fare.

 

Il suo impegno affonda esplicitamente nell’esperienza cattolica. Cosa vuol dire per lei, da cattolico, fare politica? 

Se la Prima Repubblica aveva visto la centralità del partito dei cattolici, e la Seconda – mai decollata -Repubblica ha visto la trasversalità dei cattolici nei due poli, uniti da valori di fondo, oggi i cattolici sono pressoché scomparsi. È necessario allora ripartire dai temi che tradizionalmente più ci sono cari: la famiglia, la vita, le emergenze sociali, il lavoro. Declinarli secondo le urgenze che il momento attuale ci propone (ad esempio la questione giovanile). Infine, decidere sulla base della concretezza, e non più di una ideologia o di una visione del mondo preconcetta, con chi condividere un programma e costruire una proposta. Serve un progetto, proporre dei contenuti, e cercare di costruire attorno ad esso. Non dobbiamo tornare ad essere “il centro”, ma essere “al centro”, ossia centrali, decisivi. Far sì che la nostra agenda diventi quella delle priorità. Giocare all’attacco, e non essere il “santino” di qualcuno.

 

Come la sua proposta politica parla al mondo cattolico e al mondo che non si riconosce nei valori del cristianesimo?

 Il movimento che ho voluto fondare, e che si chiama “OL3, né indignati né rassegnati” propone appunto una visione della politica oltre gli schieramenti tradizionali e gli schemi novecenteschi o persino ottocenteschi della politica. Ha come “programma politico” originario il discorso di Giovanni Paolo II alla Gmg di Tor Vergata in cui ci invitò a “non rassegnarci”. Quel discorso ha cambiato la vita a me e a molti miei coetanei. Gli inviti di Giovanni Paolo II erano declinati al futuro (“non vi rassegnerete”): quel futuro è oggi. È il momento di una nuova generazione di cattolici in politica. I valori e i temi che portiamo avanti, però, non sono confessionali, ma sono una agenda per il bene del paese: la centralità della famiglia, del lavoro soprattutto per i giovani, le emergenze sociali sono evidentemente al centro dei problemi che viviamo oggi, oltre ad essere già iscritti nel cuore della nostra Costituzione.

 

Come l’esperienza iniziata con OL3 confluisce nella Lista civica “Cittadini per Roma”?

La Lista civica, che è prettamente laica, è ispirata da una concezione nuova e fresca della politica. È formata quasi esclusivamente da professionisti ed esponenti del mondo dell´associazionismo che, come me, hanno deciso di fare il salto ed entrare in politica, spendersi per il bene comune. È ispirata e composta a rigidi criteri di trasparenza, le persone che ne fanno parte sono state scelte da un comitato di garanti sulla base dei curricula, hanno la fedina penale immacolata e certificano tutte le spese della loro campagna elettorale. È una lista costruttiva, che ha una stile di proposta, e non di protesta. Soprattutto, è una lista concreta e non ideologica.

 

Cosa vuol dire “concretezza”?

 Vuol dire avere consapevolezza che c´è tutto da fare, nel mondo. E avere una lista chiara di priorità.

 

(Marinella Bandini)

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