IL CASO/ Le Olimpiadi? Sindaco Marino, prima viene il “condominio”

“Nessuno di noi sa se sarà vivo nel 2024, se dunque potrà gioire delle Olimpiadi nella Capitale, come auspicato e richiesto dal nostro presidente del Consiglio a Cernobbio”. MONICA MONDO

09.09.2013 - Monica Mondo
Olimpiadi_Cerchi_FerroR439
Immagini di repertorio (Infophoto)

Nessuno di noi sa se sarà vivo nel 2024, se dunque potrà gioire delle Olimpiadi nella Capitale, come auspicato e  richiesto dal nostro presidente del Consiglio a Cernobbio. Anche volendo augurare lunga vita politica a Letta, dubito che i suoi sforzi pe la candidatura di Roma possano protrarsi tanto a lungo, né riesco a fidarmi dei luminosi avveniri che si aprirebbero alla nostra storia, quando “sicuramente” usciremo dalla pesante crisi economica. Quella che spinse l’algido e severo Monti a rinunciare a sogni tanto ambiziosi, con gran dispitto dell’allora sindaco Alemanno. 

Già. Perché Olimpiadi nella tua città significano opere, cioè lavoro, e soldi, investimenti, sponsor, turisti, eccetera. Se va bene. Perché il rischio che si corolli la città di cattedrali di ferro e cemento ben presto inutili e spettrali, c’è, Atene ne è la dimostrazione a noi più vicina e inquietante. Ma intanto, gli anni a seguire il 2024 sono così lontani! E c’è tanto da fare prima, tanto che serve,  anche all’immagine del sindaco. 

E infatti Ignazio Marino si è affrettato a rilanciare che la città ha i requisiti necessari. Come  un primo cittadino che dà l’esempio, muovendosi speditamente e sportivamente in bici. Siamo proprio sicuri, caro prof. Marino, come ci piace ricordarla, che Roma sia attrezzata e attrezzabile? Roma olimpica la agogniamo pulita, con la raccolta differenziata porta a porta, con una discarica inodore che non alimenti colonie di sozzi gabbiani e la rabbia dei cittadini (una discarica possibilmente lontana dal suo santuario più amato, quello del Divino Amore, location prescelta per  risolvere l’annoso problema dalla monnezza capitolina). 

Una città con un traffico almeno accettabile, con parcheggi sotterranei non interrotti ad ogni colpo di pala in un mattone antico, con una metropolitana che arrivi a quelle tre linee che attendiamo da decenni, con navette agili e silenziose per i visitatori, e poi parchi e giardini curati, con ciclabili, va bene, ma pure con strade libere da prostitute e spacciatori, senza buche, con campi nomadi attrezzati e controllati, e pazienza se sembriamo aridi e un po’ razzisti. 

Idem dicasi per i suoi moderni ghetti, per la babele di bancarelle abusive e finti poveri sfruttati dalla criminalità organizzata, che fa della compravendita di disgraziati una delle sue mille e fiorenti attività. Una città sicura, ci terremmo tanto. Una città dove l’università non cala irrimediabilmente anno dopo anno nelle classifiche, dove i giovani che la abitano sanno apprezzare i suoi spazi, e non imbrattarli di scritte farneticanti e oscene, una città dove si spendono soldi per i monumenti, le tante chiese chiuse e diserte, non solo per mancanza di fedeli, ma perché buie, umide, pericolanti. 

Sono solo alcune tra le prime necessità che mi saltano in mente, e ben prima della chiusura dei Fori Imperiali. E ben dopo, naturalmente, le case per la gente, il lavoro per i giovani, a partire da quelli che vogliono metter su famiglia, che noi intendiamo ancora, un po’ all’antica, come unione stabile tra un uomo e una donna. 

Ecco, dopo tutto questo, ci sono anche le Olimpiadi, e sarebbe bellissimo rinverdire i fasti propizi di speranza di quei favolosi anni 60. Poter mostrare al mondo, come dice il presidente Letta, che “il nostro è un paese straordinario, ci impegniamo tanto”. Straordinario certamente, sull’impegno avremmo parecchio da obiettare, a meno di una  funambolica inversione di rotta, di cui per ora non abbiamo segnali. Che bella questa fiducia baldanzosa: “su questo lavoreremo”, quasi a scacciare i presagi cupi di  prossimi tonfi governativi. Noi tireremo dritto. Fino a quando? E per così tanto tempo, davvero? È malizioso supporre che ci si prepari anche con dichiarazioni roboanti a un’incerta campagna elettorale? E come la mettiamo con Milano: con le attuali giunte comunali, i voti si raccattano dalla stessa parte, è concorrenza sleale.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori