OPERA/ La “musica spettrale” inaugura il festival di Nuova Consonanza

- Giuseppe Pennisi

Il festival Nuova Consonanza di Roma celebra la caduta delle barriere musicali. Ce ne parla GIUSEPPE PENNISI raccontandoci un concerto di “musica spettrale”

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Foto di Maria Cantarella

Roma è diventata la capitale europea della musica contemporanea. Così come lo fu, in tempi di crisi (che non precedettero nulla di buono), la Berlino dei racconti di  Christopher William Bradshaw Isherwood immortalati nella commedia e nel film Cabaret. In termini puramente quantitativi, oggi si suonano tante ore di musica contemporanea nella capitale italiana quante a Berlino, e più che a Parigi, ma  l’offerta è più diversificata a ragione di numerosi istituti di cultura e accademie straniere che ospitano musicisti di tutto il mondo. Si svolgono numerosi festival (uno di musica elettronica ed elettroacustica nella bellissima sala neoclassica del cinquecentesco conservatorio di Santa Cecilia, tra Piazza del Popolo e Via Margutta). Il più importante è il festival annuale di Nuova Consonanza, giunto alla cinquantunesima edizione. Un episodio è rivelatore : quando alcuni anni fa, la mano pubblica italiana fece mancare il piccolo contributo che ogni anno concede alla manifestazione, le ambasciate, gli istituti di cultura e le accademie straniere presenti a Roma, fecero a gara perché l’evento si tenesse. E il festival (a cui partecipano numerosi musicisti e spettatori stranieri) ebbe luogo.

Il festival di Nuova Consonanza è l’ultimo in ordine di tempo di una serie di manifestazioni articolate su tutto l’anno.  Il programma include concerti (16 in calendario con 16 prime esecuzioni assolute), mostre, seminari e workshop di composizione, incontri con gli artisti e due giornate, in collaborazione con l’Università Sapienza, per incontri con Salvatore Sciarrino e Ivan Fedele fra i compositori di consolidata fama in Italia e all’estero. E’ una manifestazione a tutto tondo che consente di cogliere nuove tendenze. Iniziato a Villa Medici (Accademia di Francia) con un concerto di ‘musica spettrale’ francese e proseguito a Villa Aurelia (Accademia America) con una maratona dalle 16,30 alle 23 (due opere e sei concerti in varie sale).

E’ un festival particolarmente accattivante perché  aperto a tutte le tendenze: al festival si ha la prova che sono davvero crollati i muri tra il serialismo e il costruttivismo di Darmstadt, minimalismo americano, spettralismo francese, espressione musicale elettronica, tonalità e atonalità, neoromanticismo e via discorrendo. E oggi musica e musicisti vivono nella libertà più assoluta, anche fondendo generi e scuole. Per questo il festival ha un’importanza internazionale di cui Roma deve essere fiera. Anche per questo si svolge in tanti luoghi differenti e con numerose collaborazioni.

Il concerto inaugurale è stato tenuto il 12 novembre nel grand salon di Villa Medici (sede dell’Accademia di Francia). Aspetto del tutto insolito per la musica contemporanea, in generale, e per la poca nota ‘musica spettrale’ francese, il concerto è iniziato in ritardo a causa del pubblico che, nonostante una giornata piovosa, faceva la ressa per entrare. Numerosissimi i giovani. Per ‘musica spettrale’ si intende l’impossibilità di comporre un tempo dilatato senza ampliare a sua volta il campo armonico (l’accordo diventa spettro) e la profondità di questo campo.

L’Ensemblea Orchestral Contemporain era diretto da Daniel Kawka, ben noto in Italia anche nella veste di direttore principale dell’orchestra regionale della Toscana. Il concerto ha offerto quattro composizioni (durata complessiva un’ora e mezza) che hanno consentito di avere un panorama della ‘musica spettrale’, iniziando conTalea del suo teorico Gérard Grisey: una struttura ritmica ripetuta sulla quale si innesta una configurazione di altezze anch’essa ripetuta. Opera affascinante del 1986  con, da un lato, rimandi alla musica medioevale e, dall’altro, un poema sinfonico sulla natura e sulla bellezza dei fiori selvaggi.

Secondo momento AAA di Philippe Leroux . Composizione del 1996 per flauto, clarinetto, percussioni, pianoforte, violino, viola e violoncello. Inizialmente pensata per musica elettronica, ed ispirata da un lavoro di Rameau, è una vera e propria esplosione di gioia.

Più meditativi gli altre due lavori di due compositori giovani, Bruno Mantovani (nato nel 1974) e Sebastian Rivas (nato nel 1975) ed ambedue, in diversi momenti, pensionnaire di Villa Medici. Doubting Shadow di Rivas del 2007 è interamente costruito su un impulso iniziale dal quale derivano tracce, echi e risonanze, come di un organismo vivente.

D’un rêve parti di Bruno Mantovani del 2000 è un ironico poema sinfonico su un rave party.

Applausi ed un brevissimo eccitante bis.

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