MAFIA CAPITALE/ Caldarola: una brutta “partita” che spacca il Pd alla vigilia del Quirinale

- int. Peppino Caldarola

Per PEPPINO CALDAROLA, i dirigenti del Pd romano e i consiglieri comunali dovevano sapere quanto avveniva. Renzi ha di fronte a sé la necessità di una nuova rottamazione

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Matteo Orfini, Commissario Pd Roma (Infophoto)

“Mi domando come sia possibile che Matteo Orfini non si sia mai accorto che il Comune di Roma spendeva un milione di euro al mese per i campi rom, eppure questi ultimi erano in condizioni disastrose. La responsabilità non è solo dei corrotti, ma anche di chi non ha vigilato”. Lo afferma Peppino Caldarola, ex direttore dell’Unità ed ex parlamentare dei Ds, a proposito dell’inchiesta Mafia Capitale. Sulla vicenda è intervenuto anche il premier Matteo Renzi, affermando che “prendere una tangente è la cosa peggiore che un politico possa fare”. Per Caldarola, “i dirigenti del Pd romano e i consiglieri comunali dovevano sapere, dovevano controllare. Renzi ha di fronte a sé la necessità di una rottamazione non più generazionale, ma di qualità”.

Caldarola, al punto in cui siamo che cosa si può dire dei livelli di coinvolgimento nell’inchiesta “Mafia Capitale”?

Siamo di fronte in primo luogo a un’associazione criminale molto radicata sul territorio, al cui interno erano attivi personaggi di netto profilo criminale come Massimo Carminati. Questo nucleo aveva agganci strutturali con associazioni e con una cooperativa molto famosa a Roma, che a sua volta hanno consentito di stabilire rapporti con il Comune. Tre strati si intersecano: uno strato criminale vero e proprio, una criminalità economica rappresentata dalla cooperativa diretta da Buzzi, un terzo strato politico. Quest’ultimo è composto a sua volta da più parti: una corrotta, una connivente e una che ha omesso di vigilare. Personalmente non sono d’accordo con quanti cercano di minimizzare affermando che si tratterebbe di una bufala, anzi lo ritengo un episodio drammatico per la vita di Roma.

Renzi riuscirà davvero a espellere i corrotti dal Pd?

L’espulsione si può fare solo in seguito ad atti giudiziari severi, ma il dato di fondo è che siamo di fronte a un partito che non è stato molto trasparente. Il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, dopo le Parlamentarie disse che a Roma aveva visto in azione vere e proprie associazioni criminali. Renzi deve rendersi conto che nel partito romano esistono zone abbastanza ampie che erano colluse.

Perché il premier finora ha parlato così poco di quanto è successo a Roma?

Renzi ne ha parlato, anche se quella del Comune di Roma è una realtà che probabilmente non conosce e non per nulla ha affidato la gestione del caso a Matteo Orfini. Una scelta che apprezzo per la moralità dello stesso presidente del Pd, ma che non condivido per la parte che quest’ultimo ha avuto nella vicenda del partito romano di cui è stato uno dei capi-fazione.

Qual è stato il ruolo di Orfini in questa vicenda?

Il Comune versava oltre un milione di euro al mese per la gestione dei campi rom. Tutti sapevano in quali condizioni sono questi campi, mi domando come sia possibile che nessuno si sia chiesto come mai i rom vivevano in una situazione così disastrosa. I dirigenti del Pd romano e i consiglieri comunali dovevano saperlo, dovevano controllare. Bastava leggere il bilancio e confrontarlo con la realtà. Renzi ha di fronte a sé la necessità di una rottamazione non più generazionale, bensì “di qualità”. Se la prima è stata semplice da attuare, la seconda sarà molto più complicata.

 

Quanto è avvenuto può avere ricadute sulle prossime elezioni per il Quirinale?

Tutti dicono che questa vicenda finirà per danneggiare Walter Veltroni. Personalmente spero che la vicenda non influisca perché lo considero un buon candidato per il Quirinale. Veltroni è stato tirato in mezzo a questa vicenda solo perché un suo ex collaboratore, che all’epoca tutti dicevano si comportasse bene, ora risulterebbe a libro-paga da Buzzi. Lo ritengo un modo un po’ subdolo per eliminare un concorrente per il Colle. Non risulta nulla a carico di Veltroni, neppure lontanamente. Capisco che un eventuale presidente della Repubblica debba essere al di sopra di ogni sospetto. Ma se la battaglia per il Quirinale incomincia in modo tale che persino i collaboratori lontani nel tempo possono pregiudicare i candidati, diventa complicato per tutti.

 

Come può evolvere questa “Mani Pulite” romana?

Dobbiamo augurarci che i magistrati forniscano prove concrete di quello che hanno messo davanti agli occhi di tutti noi. Il caso evolverà sicuramente in senso negativo per la vicenda politica, perché sarà una spinta ulteriore all’astensionismo. I cittadini si guardano intorno e vedono un’offerta politica che diminuisce sul piano della qualità. Ciò rischia di fare sì che si ripeta a livello nazionale quanto è avvenuto in Emilia-Romagna, e cioè che la maggioranza degli elettori non si rechi più a votare.

 

(Pietro Vernizzi)

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