OPERA/ “Il Barbiere di Siviglia” si fa in due: la lirica arriva in periferia

In queste settimane due produzioni de Il Barbiere di Siviglia (ambedue prodotte dal Teatro dell’Opera) si confrontano a Roma: di cosa si tratta? Ce lo spiega GIUSEPPE PENNISI

21.07.2016 - Giuseppe Pennisi
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Eleonora de la Pena, foto Falsini, Opera di Roma

In queste settimane due produzioni de Il Barbiere di Siviglia (ambedue prodotte dal Teatro dell’Opera) si confrontano a Roma. Una terza è stata presentata (sempre al Teatro dell’Opera) lo scorso febbraio senza suscitare eccessivi entusiasmi (come riportato il 15 febbraio scorso su questa testata). 

Il Barbiere è, con Le Nozze di Figaro di Mozart, I Maestri Cantori di Norimberga di Wagner e con Falstaff di Verdi una delle quattro maggiori commedia in musica del diciannovesimo secolo. Il Barbiere è, inoltre opera ‘romana’, in quanto ebbe la prima rappresentazione assoluta il 20 gennaio 1816 (quindi duecento anni fa) al Teatro Argentina, dove a causa di un povero allestimento e di una claque anti-Rossini, fu un fiasco clamoroso.

Ma il giovane autore sapeva di aver composto un capolavoro (che gli avrebbe fruttato pingui diritti d’autore per tutta la vita anche nei decenni in cui il melodramma aveva spiazzato il repertorio rossiniano). Occorre fare presente che a Roma e dintorni non sono in scena solo le due produzioni del Barbiere firmate dal Teatro dell’Opera ma anche altre, messe in scena , in vari spazi da piccolo compagnie per allietare le serate estive.

Perché due produzioni estive del Teatro dell’Opera? In febbraio si è avuta quella del bicentenario con un’ottima parte musicale, ma discutibile concezione teatrale. In estate vengono presentate due versioni completamente differenti. Una è una ripresa di un allestimento per le Terme di Caracalla (una platea di 2400 posti) concepito per l’estate 2014 quando venne presentato soltanto un paio di sere a ragione di tensioni sindacali e scioperi; il ‘passa parola’ di coloro che lo hanno visto due anni orsono, ha fatto sì che il 18 luglio (prima rappresentazione) la vasta platea fosse stracolma ed il botteghino staccasse biglietti per 182.000 euro per la serata (un record mai toccato in teatri d’opera). 

La seconda è una co-produzione con il Teatro Massimo di Palermo per portare la lirica in periferia. In breve, un tir arriva in una piazza o stradone di periferia alle 21.30 con un Barbiere scorciato (di circa un’ora); la ‘gente’ (come diceva Tina Pica) porta le sedie da casa e gratuitamente si gode lo spettacolo. Il sindaco di Roma ha partecipato ad una di queste serate e ne è rimasta entusiasta. Con un’appropriata politica dei prezzi potrà portare nuovo pubblico all’opera. Le due produzioni hanno una sola cosa in comune, sono divertentissime e lontane  miglia da versioni pseudo-intellettuali come quelle presentate del 1995 e nel 2005 rispettivamente da Luigi Squarzina e Luca Ronconi al pesarese Rossini Opera Festival. 

Il Barbiere nel tir è pura farsa con orchestra ridotta e cantanti-attori  ed una brillante regia di Fabio Cherstich ed immagini di Gianluigi Toccafondo. Gli esiti sono tali che questa versione girerà nel Lazio prima di andare nelle periferie di Palermo.

Ma andiamo a Il Barbiere alle Terme di Caracalla. E’ ambientato nella Hollywood degli anni Venti quanto si giravano kolossal storici, i film comici si basavano su gag e torte in faccia e si andava verso il parlato. In questo contesto, Almaviva è un ricco e potente produttore. E’ soprattutto (ma il programma di sala non lo dice) a George M. Cohan, grande autore di commedie musicali tra il 1904 ed il 1942, quando morì di canto, nonché di una canzone patriottica (Overthere) la più amata e la più cantata delle truppe americane nella prima e seconda guerra mondiale e nella guerra di Corea. 

La vicenda, perciò, è inserita in un contesto di ballerine, miti e danzatori degli anni ruggenti. Funziona perfettamente, senza mutare una virgola al libretto o alle disposizioni sceniche di Sterbini (autore del libretto) e Rossini. Dimostrazione della vitalità de  Il Barbiere. Il regista è l’italo-americano Lorenzo Mariani (a lungo direttore artistico del Teatro Massimo di Palermo), le scene sono di William Orlandi; e gli splendidi costumi di Silvia Aymonino.

Brillante anche la parte musicale, nonostante all’aperto sia impossibile avere le sonorità che si hanno in un ambiente chiuso. Concerta con perizia (e ritmo) Yves Abel ascoltato più volte in varie edizioni del Barbiere. Il cast di cantanti-attori è giovane. Poco conosciuti, almeno a Roma,  i tre protagonisti (Giorgio Misseri, Almaviva; Teresa Iervolino, Rosina; Mario Cassi, Figaro). Cassi è un baritono spigliato con grandi capacità attoriali ed in grado di acrobazie vocali-. Iervolino un mezzo-soprano anfibio (come Isabella Colbran con Rossini era legato negli anni della composizione dell’opera) in grado di raggiungere acuti altissimi e scendere graziosamente  a registri quasi da contralto. Misseri (che non ha cantato l’impervia aria Cessa di più resistere) deve affinare il vibrato e indubbiamente renderà  meglio in un teatro chiuso di 700-900 posti.  Paolo Bordogna (Bartolo), Mikhail Korobeinikov (Basilio) e Eleonora de la Peñ (Berta) anche se giovani, sono già veterani dei rispettivi ruoli. 

Enorme successo.

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