RONALDINHO AGLI ARRESTI DOMICILIARI/ Scarcerato: la cauzione l’ha pagata Messi?

- Claudio Franceschini

Ronaldinho agli arresti domiciliari: l’ex campione brasiliano ha lasciato il carcere ma si trova ancora in Paraguay (in un hotel) insieme al fratello, dopo aver pagato 1,6 milioni di euro.

Ronaldinho Roberto arresto lapresse 2020
Ronaldinho con il fratello Robertt De Assis (Foto LaPresse)
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Buone notizie per Ronaldinho, che è stato finalmente scarcerato ed ora si trova agli arresti domiciliari col fratello agente un hotel di Asuncion, dove risiederà in attesa del processo (rinviato per l’emergenza coronavirus). Come ci hanno riferito ieri i media locali, per la scarcerazione i “Ronadinhos” hanno dovuto versare una cauzione di 1.5 milioni di euro per uscire dal carcere paraguaiano: una cifra importante, che però non pare essere stata esborsata dallo stesso Brasiliano. Secondo fonti argentine, e in particolare da TNT Sports pare infatti che i soldi per la cauzione miliari siano arrivati da Barcellona e per la precisione dal conto di Lionel Messi. Pare dunque che il bomber argentino, numero 10 blaugrana sia intervenuto in prima persona in aiuto dell’amico ed ex collega: la Pulce dunque non ha esitato a intervenire, e la cosa non ci sorprende troppo visto che da tempo si vocifera che le condizioni finanziaria di Ronaldinho non sia troppo solida. (Agg Michela Colombo)

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RONALDINHO AGLI ARRESTI DOMICILIARI: SCARCERATO DIETRO CAUZIONE DA 1,5 MLN

Ronaldinho è agli arresti domiciliari in Paraguay. Come si apprende da Globo Esporte, l’ex campione brasiliano ha lasciato il carcere di Asuncion per trasferirsi in un hotel della capitale, insieme al fratello (e procuratore) Roberto De Assis. La disavventura non è ancora conclusa: solo qualche giorno fa Ronaldinho aveva postato un video messaggio dalla prigione, dicendo di stare bene. Sempre con il sorriso sulle labbra, come eravamo abituati a vederlo in campo; nel video il verdeoro ha salutato “tutta la famiglia Moraes” ma adesso bisognerà capire quando potrà lasciare il Paraguay e fare rientro in patria. La vicenda risale a qualche settimana fa: l’ex trequartista era stato arrestato insieme al fratello per essere entrato nel Paese in possesso di un passaporto falso. La polizia, si legge sui media brasiliani, lo controlla giorno e notte; la vicenda è correlata a quella dello scorso agosto, quando si era appreso che a causa dei debiti all’ex campione era stato sequestrato il passaporto con il divieto di lasciare il Brasile.

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Il trasferimento agli arresti domiciliari è avvenuto per decisione del giudice Gustavo Amarilla; nell’udienza di Asuncion è stato anche disposto il pagamento di 1,6 milioni di euro per uscire dal carcere. Nel corso della detenzione comunque Ronaldinho ha avuto modo di farsi notare e divertirsi a suo modo, ovvero vincendo un torneo di calcetto organizzato con gli altri detenuti e poi disputare (perdendola, stavolta) una partita di calcio-volley contro una coppia che, si dice, era formata da un ladro e un omicida. Nel video messaggio infatti il verdeoro è in compagnia di Pablo che definisce “compagno di squadra”, e dice che presto torneranno a giocare insieme; chissà, forse davvero quando per entrambi saranno passati i tempi bui potranno farlo davvero.

RONALDINHO AGLI ARRESTI DOMICILIARI: LA CARRIERA

Ronaldinho ovviamente non ha bisogno di presentazioni: cresciuto nel Gremio, è arrivato in Europa acquistato dal Psg e le sue doti di funambolo erano già evidenti. E’ stato però con il Barcellona che è diventato grande: tra il 2003 e il 2008 ha vinto tutto in blaugrana e almeno per tre anni è stato il più forte giocatore al mondo. Il declino è iniziato nell’ultima stagione di Frank Rijkaard; nel progetto impostato da Pep Guardiola non c’era spazio per lui – anche per la rapidissima ascesa di Leo Messi, cui peraltro il brasiliano aveva fornito l’assist per il primo gol da professionista – e così Ronaldinho è arrivato al Milan, dove ha fatto vedere grandi lampi ma non era già più il meraviglioso fenomeno ammirato al Camp Nou. Con la nazionale brasiliana ha vinto il Mondiale del 2002 da titolare, mentre nel finale di carriera, tornato in patria, ha condotto l’Atletico Mineiro alla vittoria della Copa Libertadores, mancando però la finale del Mondiale per Club nonostante un suo gol.

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