Rossano Cochis è morto/ Tuffo fatale per “Nanu”, ex braccio destro di Vallanzasca

- Alessandro Nidi

Malore nelle acque del Gargano per il 73enne. Il ricordo dell’amico Francesco Bellosi: “Cuore generoso e animo gentile, dal sorriso triste”

Rossano Cochis youtube
Rossano Cochis (foto: YouTube)

È morto Rossano Cochis, per tutti “Nanu”, ex braccio destro della Banda Vallanzasca negli anni Sessanta: la sua scomparsa è avvenuta nel pomeriggio di giovedì 10 luglio a Vieste, in Puglia, dopo un tuffo nel mare del Gargano, dal quale è riemerso, stando ad alcune testimonianze dei bagnanti presenti sul posto, già cadavere. Si pensa che a ucciderlo sia stato un infarto. Come ricorda “Il Corriere della Sera”, il 73enne aveva trascorso quasi quarant’anni in carcere, dopo avere ricevuto la condanna all’ergastolo e ora aveva ottenuto la liberazione condizionale. Cochis era stato un componente della Banda della Comasina, una delle più note della criminalità milanese. L’ultima comparsata pubblica di Cochis risale a tre anni fa, in occasione della mostra “La mala a Milano”. “Al di fuori di Vallanzasca, sono tutti morti – dichiarò in quella circostanza –. Mette molta tristezza addosso, ecco cosa provo a sentirmi qui. Erano anni diversi da oggi, c’erano regole e leggi non scritte che però tra noi valevano. Verso le persone regolari c’era rispetto, nessuno poteva fare loro del male”.

ROSSANO COCHIS È MORTO, IL RICORDO DELL’AMICO BELLOSI: “UN BANDITO SENZA TEMPO”

Un ricordo di Rossano Cochis, ex braccio destro di Vallanzasca, è giunto dall’amico Francesco “Cecco” Bellosi, ex terrorista di Potere operaio poi diventato brigatista, oggi coordinatore della comunità di recupero di tossicodipendenti “Il Gabbiano”. Ecco le sue parole, riprese da “Il Corriere della Sera”: “Rossano è stato un grande bandito senza tempo. Incarcerato ingiustamente, era evaso dal carcere di La Spezia, unendosi e diventando uno dei principali protagonisti della banda Vallanzasca. Dopo Pinella, se ne va un pezzo di storia della Milano degli anni Settanta: Rossano era benvoluto e amato dagli amici, temuto e stimato dai nemici come un uomo coraggioso e leale. Autentico, anche nella sua ingenuità”. E ancora: “Rossano è venuto a lavorare al ‘Gabbiano’, prima in semilibertà e poi in liberazione condizionale, rimanendo quasi 15 anni, fino alla pensione. L’ho visto e abbracciato, l’ultima volta, due settimane fa al funerale di mio fratello Paolo, perché Rossano era molto legato a tutta la mia famiglia e voleva bene a mio fratello. Ciao, vecchio Ros, cuore generoso e animo gentile, dalla risata sonora e dal sorriso triste”.

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