Rosy Bindi: “ritorno nel Pd? Non lo escludo”/ “Bene Letta, ok asse con M5s di Conte”

- Niccolò Magnani

Rosy Bindi valuta il ritorno nel Pd dopo l’arrivo di Letta (e con Renzi più lontano): “non lo escludo. Bene sarebbe l’asse con M5s di Conte”

Bindi e Letta
Pd, Rosy Bindi ed Enrico Letta nel 2009 al Nazareno (LaPresse)

Il nuovo Pd ‘femminista’ che sta organizzando il segretario Enrico Letta sta fungendo da fonte ‘attrattiva’ per alcune figure del recente passato Dem che si erano allontanate nella stagione di Matteo Renzi alla guida del Nazareno: e così Rosy Bindi, intervistata sabato a “Otto e Mezzo” ha ammesso «Tornare nel Pd? Vediamo, siamo solo all’inizio». L’ex Ministra della Sanità e Presidente della Commissione Antimafia, allontanatasi dalla politica nel 2017 dopo oltre 25 anni da parlamentare, non ha mai sopportato il “renzismo” del proprio partito e per quello – oltre che per la gestione Zingaretti – ha deciso di allontanarsi da quel partito che l’ha vista tra i protagonisti della “fusione” tra democristiani ed ex comunisti.

«Non ho rinnovato la tessera, non lo sento più mio, non ha identità, vitalità, carattere», spiegava ancora Bindi a Repubblica solo il 12 febbraio scorso, nel pieno della crisi del Governo Conte. Ora però, con l’arrivo di Draghi e soprattutto con Enrico Letta al posto di Zingaretti, il progetto di rientro tra i Dem è tutt’altro che lontano: «nei sarei onorato e contento» ha commentato Letta, «è una delle fondatrici del Pd, che ha fatto la storia del partito e della sua leadership femminile. Certe lacerazioni del passato vanno lasciate alle spalle».

IL NUOVO CORSO DEL PD “FEMMINILE”

Di certo l’allontanamento da Pd e in parte anche dalla politica nostrana di Matteo Renzi potrebbe essere il vero “punto” di collante tra passato e futuro Dem per Rosy Bindi, colei che solo qualche anno fa del “suo” segretario diceva «Renzi ha fatto rischiare l’osso del collo all’Italia». La prodiana di ferro è dunque pronta a tornare in pista con Letta al comando e per un “nuovo corso” al femminile che prende origine dalla nomina di Malpezzi e Serracchiani come nuovi capigruppo in Parlamento: «Resto un’attenta osservatrice. Andarmene non è stata una decisione presa a cuor leggero, il Pd non mi diceva più niente, a me come a tante altre persone», ha spiegato ancora da Lilli Gruber l’ex Ministra democristiana. In merito all’alleanza possibile tra il M5s di Conte e il Pd di Letta, la visione della Bindi è alquanto favorevole: «E’ fondamentale che i 5 Stelle facciano una scelta di campo definitiva e con la guida di Conte penso sia possibile». Del resto quando naufragò il progetto del Governo Conte-bis, fu la stessa Bindi a ribadire nelle interviste «Stimo Draghi e credo anch’io che sia la persona giusta» ma avrei dato un’altra possibilità a Giuseppe Conte».



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