Rugby inglese esclude transgender donne da competizioni femminili/ “Ecco perchè”

- Davide Giancristofaro Alberti

Federazione di rugby inglese ha deciso di escludere le transgender donne dalle competizioni nazionali femminili: ecco la motivazione

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Rugby femminile, screen da Youtube

La federazione inglese di rugby a 13, la Rugby Football League, e la Rugby Union (la federazione a 15), hanno annunciato che dalla prossima stagione non saranno ammesse transgender donne, nate quindi uomo, nelle competizioni femminili. Come si legge su InsiderPaper.com, i nuovi regolamenti sono stati varati nella giornata di ieri, e consentiranno la partecipazione alle competizioni solamente alle atlete di sesso femminile. Nel motivare tale decisione le due federazioni si sono rifatte alla scienza, parlando di misure e prese, ma anche per ragioni di sicurezza.

«La ricerca – fanno sapere dalla Rfu – ha dimostrato che le differenze fisiche tra i giocatori nati maschi e quelli nati femmine: forza, resistenza e i vantaggi fisici apportati dal testosterone e dalla pubertà maschile sono ’significativi’, e vengono mantenuti anche dopo la soppressione del testosterone». La posizione è stata ribadita anche dal presidente della stessa Rugby Football League, Jeff Blackett, che ha ribadito come l’inclusione sia un punto centrale nel valori del rugby («nel nostro sport c’è spazio per tutti»). «Sappiamo che molti saranno delusi da questa decisione – le parole di Blackett –, tuttavia essa si basa su tutte le prove scientifiche disponibili».

RUGBY INGLESE, ESCLUSE DONNE TRANSGENDER: IL COMMENTO DI NADINE DORRIES

L’annuncio delle due federazioni rugbiste giunge dopo che altre federazioni come la Fina, l’organizzazione del nuoto internazionale, avevano preso scelte simili nelle scorse settimane. Ad esempio proprio la Fina aveva deciso di escludere dalle gare professionistiche tutte le atlete che avevano sperimentato una pubertà maschile.

Un paio di settimane fa, invece, la Federazione britannica di triathlon aveva annunciato che le transgender originariamente di sesso maschile, non potranno gareggiare contro atlete donne, ma avranno una categoria specifica. Secondo Nadine Dorries, Segretario britannico alla cultura, è «intrinsecamente ingiusto» che degli atleti nati uomini possano concorrere contro le donne, e che lo sport aveva «eluso la questione per troppo tempo».







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