Rula Jebreal, monologo a Sanremo/ “Violenza sulle donne né di destra né di sinistra”

- Dario D'Angelo

Rula Jebreal, la giornalista palestinese protagonista al Festival di Sanremo 2020 di un monologo sulla violenza sulle donne. La sua risposta alle polemiche.

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Rula Jebreal

Rula Jebreal sarà protagonista al Festival di Sanremo 2020 di un intenso monologo sulla violenza sulle donne. Lo ha anticipato la stessa giornalista palestinese con cittadinanza israeliana e italiana, precisando – in risposta alle polemiche che hanno accompagnato la notizia della sua partecipazione sul palco dell’Ariston – che il suo non sarà “un discorso né di destra né di sinistra”. La Jebreal, intervistata in esclusiva dal settimanale Vanity Fair, ha spiegato: “Parlo di fatti che conosco, di adesso. È una battaglia che va combattuta anche dagli uomini. Per me è imprescindibile, non combatterla vorrebbe dire che non è cambiato niente da quando mia mamma si è suicidata. E lo devo a mia figlia”. Rula Jebreal ha poi voluto ringraziare espressamente Amadeus, che l’ha voluta fortemente al Festival: “Lo ammiro perché ha fatto la scelta coraggiosa di chiamare dieci donne a condurre con lui, e mi auguro che per le prossime edizioni ci siano direttrici artistiche”.

RULA JEBREAL: “WEINSTEIN? LO INCONTRAI, PER LUI DISPREZZO TOTALE”

Nell’intervista a Vanity Fair, Rula Jebreal ha toccato anche l’argomento Harvey Weinstein, che incontrò all’epoca in cui produsse il film tratto dal suo libro Miral: “Una volta l’ho visto maltrattare una sua assistente, le urlava addosso e lei è scappata via piangendo. Gli ho detto: sei molto fortunato, io ti avrei malmenato, tu saresti finito all’ospedale e io in carcere. Ho provato un disprezzo totale. Donne come me, che hanno avuto in famiglia dei casi di abuso…”. La vita di Rula Jebreal è stata inevitabilmente segnata dal suicidio della madre: “Mia mamma si è tolta la vita dopo un’infanzia di violenze tra i 13 e i 18 anni, nessuno le aveva creduto per salvare “l’onore” della famiglia”. A proposito degli attacchi misogini ricevuti in Italia e delle accuse di chi sostiene sia diventata famosa soltanto per il suo aspetto, Rula replica: “Gli amministratori delegati delle cento società più importanti del mondo sono tutti uomini: nessuno si chiede se abbiano avuto successo perché sono belli. Nessuno può essere selezionato in un sistema come quello americano (…) per l’aspetto fisico. (…). Sa che cosa mi ha aiutato? Il duro lavoro, raccontare la verità”.

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