RUSSIA/ E Medio oriente: geometrie variabili, alleanze, equilibri dal Qatar all’Iran

- Giuseppe Gagliano

Qatar, Arabia Saudita, Emirati, Siria, Iran: le strategie per difendere gli interessi nazionali nel mezzo dello scontro tra Usa e Russia (1)

bin Salman
Mohammed bin Salman, principe ereditario saudita (LaPresse)

Qatar

Anche se il Qatar non ha condannato in forma esplicita la Russia, tuttavia il suo leader politico ha avuto un colloquio telefonico con il presidente dell’Ucraina invitando tutte le parti ad assumere un atteggiamento di moderazione e a risolvere il conflitto attraverso strumenti diplomatici. Inoltre il piccolo emirato ha sottolineato la necessità di rispettare l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina. Come si spiega questa posizione da parte del piccolo Paese? A causa dell’attuale guerra con la Russia il gas naturale liquido sarà sempre più richiesto a livello internazionale e il piccolo emirato è il leader mondiale in questo settore. Quindi questa crisi potrebbe determinare una crescita esponenziale delle sue esportazioni soprattutto verso l’Europa come dimostra il fatto che il Regno Unito e la Spagna hanno già scommesso sulle forniture di questo piccolo emirato.  Non solo: il governo tedesco contribuirà ad accelerare la costruzione di due terminali di gas naturale liquefatto provenienti proprio dal piccolo emirato con lo scopo di incrementare la propria produzione che passerà da 77 a 126 tonnellate l’anno nei prossimi cinque. Non c’è dubbio quindi che il piccolo emirato stia utilizzando questa questa risorsa come un sofisticato strumento di carattere politico e questo gli consentirà certamente di entrare in competizione con la Russia.

Arabia Saudita

Per i Paesi arabi come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti – i quali hanno legami molto stretti sia a livello economico che a livello militare con la Russia -, questa crisi determina problematiche molto intricate da dipanare. A tale riguardo non dimentichiamoci ad esempio la cooperazione nel contesto militare della Russia con l’Arabia Saudita che si è concretizzata attraverso la firma dei protocolli per la produzione di armamenti russi sul suolo saudita, ma soprattutto pensiamo alle trattative che sono ancora in corso per la fornitura di S-400 e dei velivoli Su-35 Flanker-E. Un’altra questione di grande rilevanza per Arabia Saudita e Eau sono le azioni molto efficaci da parte dei ribelli Houthi nello Yemen. Non avendo ricevuto il sostegno necessario dagli Stati Uniti lo hanno richiesto alla Russia. Inoltre la loro sinergia con Mosca soprattutto nel contesto dell’Opec allo scopo di controllare i prezzi del petrolio ridefinisce i loro rapporti con gli Usa.

Da questo punto di vista, infatti, i sauditi vivono in una situazione conflittuale con gli americani perché il loro scopo è quello di mantenere questi prezzi elevati e nel contempo si rifiutano di aumentare la produzione. Naturalmente non possiamo dimenticare che, dal punto di vista della sicurezza, gli Stati Uniti rimangono il principale garante della sicurezza dei paesi del Golfo, ma nel contempo l’Arabia Saudita mal tollera l’importanza sempre più crescente che gli Stati Uniti hanno per il rispetto dei diritti umani (ci riferiamo agli innumerevoli contrasti tra l’amministrazione americana e l’affare Kashoggi). Insomma la politica che in questo momento i sauditi stanno ponendo in essere consiste sostanzialmente nel non prendere posizione né a favore dell’uno né a favore dell’altro e quindi dimostra l’estrema prudenza anche nei confronti degli Stati Uniti oltre che nei confronti della Russia.

Emirati Arabi Uniti

Anche gli Eau hanno stretti legami con la Russia e quindi l’atteggiamento di neutralità nel conflitto in Ucraina è dal loro punto di vista pienamente legittimo. Risulta evidente che il loro principale obiettivo è quello di non creare tensioni con l’alleato russo, anche se è ipotizzabile che questa astensione sia la conseguenza di un patto non scritto con Mosca, perché potrebbe votare a favore di un embargo sulle forniture di armi ai ribelli Houthi. Il sostegno dei russi consente infatti agli Emirati di ottenere dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu una risoluzione che estende a tutti i ribelli Houthi l’embargo sulle armi in Yemen. Non dimentichiamoci infatti che gli Emirati hanno in comune con Mosca una politica di contrasto alla presenza dell’islam politico. Questo naturalmente non significa che possano permettersi di compromettere la loro posizione con gli Stati Uniti, ma semplicemente che – come la Turchia – anche gli Emirati hanno una politica a geometria variabile, cioè cercano di diversificare le loro scelte nel campo della politica estera sempre allo scopo di salvaguardare il loro interesse nazionale. Quindi il riavvicinamento con Mosca e con la Cina va letto esclusivamente in questi termini. Inoltre non dimentichiamoci che gli Emirati hanno certamente contribuito a facilitare le operazioni russe in Medio oriente, Libia, Siria e Yemen.

Siria

Che la Siria abbia apertamente sostenuto l’attuale regime russo era scontato, poiché l’attuale guerra in Ucraina non fa altro che contribuire ad accrescere l’importanza della presenza russa nel Mediterraneo orientale. Non dimentichiamoci infatti che proprio nei primi giorni di aprile sei navi d’assalto anfibie russe stavano facendo rifornimento nel porto di Tartous prima di dirigersi verso il Mar Nero. Non solo: è probabile che i combattenti siriani siano stati reclutati dalla Russia per andare a combattere in Ucraina; non sorprende allora il fatto che gli Stati Uniti siano stati accusati dall’Iran di addestrare truppe in Siria persino i membri di Daesh per utilizzarle poi nel Donbass.

Iran

Anche il sostegno, seppur cauto, da parte dell’Iran alla Russia era prevedibile. Infatti per l’Iran la politica estera della Nato è una provocazione. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che questa crisi tra Russia e Ucraina ha delle ripercussioni soprattutto per quanto riguarda i negoziati sul nucleare e sul mercato dell’energia. Washington è in una posizione delicata riguardo al nucleare iraniano, con, da un lato, il sostegno a Israele, e, dall’altro, la possibilità di revocare le sanzioni contro l’Iran per dargli maggiore autonomia nei suoi rapporti con Mosca. Inoltre non dobbiamo dimenticare che questa crisi sta sempre più avvicinando l’Iran alla Russia: stiamo alludendo ai negoziati ancora in corso per creare una zona di libero scambio tra l’Iran e l’ Unione economica euroasiatica.

(1 – continua)

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