“Sal Da Vinci mi ha minacciato di morte”/ Giacchetti “Lo dimostrano le registrazioni”

- Davide Giancristofaro Alberti

Le parole dell’operatore ecologico, il signor Giacchetti, protagonista della presunta rissa con Sal Da Vinci e Fatima Trotta sull’aliscafo Napoli-Procida

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L'accusato di Sal Da Vinci a Pomeriggio 5

Durante la puntata di ieri di Pomeriggio 5 si è tornati a parlare del caso della rissa sull’aliscafo Napoli-Procida, avvenuta fra un 58enne operatore ecologico nonché l’artista Sal Da Vinci e la conduttrice Fatima Trotta. I due risultano essere indagati assieme all’operatore ecologico, il signor Giacchetti, nonché la moglie e il figlio dello stesso cantante, e ieri la trasmissione condotta da Barbara D’Urso ha intervistato proprio il 58enne di cui sopra. Questi ha spiegato di essere stato minacciato di morte, citando i video che sono circolati in rete, e che pare facciano sentire la voce di Sal Da Vinci che dice “sei morto, ti uccido”.

“L’artista mi ha minacciato di morte – le parole dell’operatore ecologico a Canale 5 – lo dimostrano le registrazioni”. Quindi ha proseguito raccontando la sua versione dei fatti: “L’artista che è salito secondo me ha visto l’ultima scena”. L’alterco sarebbe nato dopo che lo stesso operatore ecologico avrebbe chiesto a Fatima Trotta di spostare un po’ le valigie perchè gli stava schiacciando un vassoio di dolci: “Ho parlato con la signora chiedendole di spostare un po’ il trolley più indietro e mi ha calpestato i dolci”.

RISSA SAL DA VINCI FATIMA TROTTA SU ALISCAFO, GIACCHETTI: “NON HO INVENTATO NULLA”

Quindi ha aggiunto: “Mi hanno minacciato di morte non è una cosa inventata da me: non so se sono artisti o criminali, queste cose non le penso e non le so pronunciare”. Sempre nella giornata di ieri è intervenuto lo stesso Sal Da Vinci che a differenza di quanto sostiene “l’accusatore”, si sente una vittima di quanto accaduto.

“Trovo assurdo che mi si contesti la rissa – le sue parole attraverso una nota pubblicata nella giornata di ieri da Fanpage – e l’interruzione di pubblico servizio. Io sono intervenuto unicamente a difesa di Fatima, che è stata inizialmente vittima di una violenza verbale ingiustificata per un motivo futile, richiamando il sig. Giacchetti (la controparte nel procedimento, ndr) ad un linguaggio più appropriato nei riguardi di una donna. Lui, senza pensarci un attimo, mi ha sferrato un pugno sulla mandibola per il solo motivo di avergli detto che si deve portar rispetto alle donne”.



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