Eutanasia su neonato con patologia neurologica/ Per i medici avrebbe vissuto 10 anni, seppur soffrendo

- Paolo Vites

Un neonato è stato ucciso in Olanda con iniezione letale perché sofferente di patologia neurotica che gli avrebbe dato pochi anni di vita, facendo “soffrire” i genitori

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Foto Pixabay

Nuovo caso di eutanasia su un neonato, il secondo per quanto è dato sapere, in Olanda, che in realtà meglio sarebbe definire infanticidio, come riporta il sito aleteia.it. Sarebbe il secondo caso dopo un precedente del 2005 di iniezione letale su neonato. Come è evidente, il diretto interessato non poteva esprimere alcuna opinione sulla sua uccisione, come prevede la legge anche in caso di minori, ma soprattutto non c’è stato il consenso dei genitori. La notizia tra l’altro viene riportata solo dal giornale diocesano di Brooklyn, The Tablet. In realtà è stato applicato il cosiddetto protocollo di Groningen sulla soppressione dei neonati affetti da malattie gravi che possono essere eliminati se colpiti da una sindrome inguaribile. Insomma, se non si scopre la malattia quando il feto è ancora nel ventre materno e lo si abortisce come normalmente si fa, in Olanda lo si può uccidere anche dopo la nascita. Nel caso in questione il bambino era nato con una patologia neurologica: non sarebbe mai stato autonomo. E’ stato ucciso con una iniezione di 2 millilitri di Lidocaina, 250 milligrammi di Tiopental e 15 di Rocuronio. Oltre al fatto che appunto il bambino avrebbe vissuto da disabile anche la mtivoazione della «sofferenza psicologica dei genitori».

EUTANASIA SU NEONATO CON PATOLOGIA NEUROLOGICA

Il neonato aveva comunque una prospettiva di vita di 10 anni, una sfida dolorosa e impegnativa certamente, sapere che il proprio figlio non solo non avrà una vita normale, ma è destinato a morire. Ma se poi l’aspettativa di vita fosse stata superiore, con quei miracoli della natura che la vita umana sa mettere in atto da sola? Non ci sono infatti risposte scientifiche su nessun caso, nessun tipo di malattia, nessun handicap: la scienza procede sulla base di elementi mai provati fino in fondo, quanti casi ad esempio di persone in coma per anni che poi si sono risvegliate a fronte di medici che chiedevano l’eutanasia perché convinti non ci fossero più speranze? Moltissimi. Ciò che il caso in questione ci fa vedere ancora una volta è che quello che conta per la scienza medica contemporanea l’importante è voler cancellare il dolore e la fatica, nella vana utopia che è degno di vivere solo “chi è sano” secondo principi del tutto soggettivi e ideologici e che bisogna evitare anche ogni “sofferenza” dei genitori, ridotti a sorta di robot senza anima. Quello che in ha deciso il tribunale inglese sul piccolo Alfie, un paese dove l’eutanasia non è neanche riconosciuta per legge. Ma la vita vera è un’altra e una medicina che sopprime chi dà fastidio è solo di stampo neonazista.

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