La cannabis colpisce la fertilità? La marijuana pericolosa per gli spermatozoi/ Ipotesi avanzata da anni

La cannabis potrebbe diminuire la fertilità: questo quanto rivelato da uno studio della Duke University, ecco i possibili effetti della sostanza.

21.12.2018, agg. il 22.12.2018 alle 01:05 - Carmine Massimo Balsamo
Cannabis, aumenta il Thc

I legami fra l’utilizzo e il consumo di marijuana e le ripercussioni sulla fertilità maschile vengono ipotizzati ormai da diversi anni e da diverse ricerche, anche se solo l’ultimo studio americano ripreso dall’Ordine dei Medici di Lecce ha portato dati più concreti a sostegno di questa ipotesi. L’uso di marijuana a scopi medici sarebbe esente da questo tipo di rischio perché le quantità somministrate e la durata dei trattamenti sarebbero in ogni caso insufficienti per danneggiare gli spermatozoi e la fertilità di un soggetto maschio. Diverso il caso in cui l’accumulo di Thc nel cervello possa procurare danni a lungo termine, accumulo che può verificarsi solo quando l’utilizzo è ripetuto, come spesso a viene se la marijuana viene utilizzata a scopo ricreativo. Ipotesi che viene avanzata nello studio che sembra destinato ad essere ripreso da diversi ricercatori che avevano già indicato diminuzione di produzione degli spermatozoi e danni alla struttura degli stessi in soggetti abituali consumatori di marijuana. (agg. di Fabio Belli)

IL PERICOLO E’ L’USO RICREATIVO

Uno studio americano ha fatto suonare un campanello d’allarme sulla cannabis che colpirebbe la fertilità. Fumare marijuana può danneggiare gli spermatozoi e secondo l’ordine dei medici il pericolo più grande è l’uso ricreativo. E’ stato specificato come il pericolo possa arrivare anche dai prodotti light perché il Thc si accumula nel cervello e nel tessuto adiposo trattenendo in biodisponibilità il principio attivo molto a lungo e facendolo di conseguenza accumulare. Questo porta il livello di tetraidrocannabinolo molto al di sopra dello 0.2 % che viene considerato accettabile. Ovviamente c’è da considerare poi diversi fattori come età, somministrazione, interazione con alcol e altri farmaci che possono rendere tutto ancora più pericoloso. L’Ordine dei Medici inoltre ha fatto alcuni interessanti paralleli, paragonando l’accumulo di Thc a quello dell’aspirinetta. Se infatti non si controllasse il dato in merito alle dosi e alle indicazioni di prescrizione probabilmente si arriverebbe a registrare un numero incredibile di morti per emorragie e perforazioni gastro-enteriche. (agg. di Matteo Fantozzi)

INTERVIENE L’ORDINE DEI MEDICI

Sullo studio degli effetti della cannabis sulla fertilità, che in America hanno dimostrato come fumare marijuana danneggi gli spermatozoi, è intervenuto anche l’Ordine dei Medici in Italia precisamente a Lecce. Questo auspica un chiarimento della legge che dal 2016 ha aperto alla possibilità di acquistare prodotti a base di canapa, cioè la nota “marijuana light”. E’ stato precisato come una concentrazione di Thc inferiore allo 0.2% possa comunque portare ad effetti collaterali pericolosi e pesanti conseguenze se assunta in grande quantità. Lo stesso discorso andrebbe fatto anche per quel Thc che viene assunto, anche in Italia, per uso terapeutico e sotto controllo medico. La sensazione è che se questo studio verrà confermato da altri analisi incrociate si vada verso la possibilità di vietare nuovamente anche l’utilizzo della cannabis con bassa concentrazione di Thc. Ovviamente al momento non c’è nulla di ufficiale, se non la voglia di vederci più a fondo. (agg. di Matteo Fantozzi)

NECESSARI ALTRI TEST

Saranno necessari altri test per vedere confermati eventuali effetti negativi della cannabis sugli spermatozoi. Lo studio della Duke University dovrà portare a ulteriori analisi, mirate verso l’embrione e a quali conseguenze questo potrà subire nei fumatori di cannabis che vedono significativi cambiamenti nel DNA dei geni che regolano determinati organi. Di certo la ricerca però già ci ha regalato dei particolari importanti come quello sulla qualità degli spermatozoi, sembrati decisamente migliori in chi non aveva assunto nessun tipo di sostanza. Per effettuare la ricerca sono stati tirati in ballo 24 uomini e anche alcuni topi ed entrambi hanno subito relativi cambiamenti. Gli studiosi hanno quindi solo consigliato, al momento, di diminuire in maniera sensibile l’assunzione di thc a coloro che stanno provando ad avere dei figli per evitare una modifica del dna dei geni atta a creare dei problemi anche alla successiva prole. (agg. di Matteo Fantozzi)

SIGNIFICATIVI CAMBIAMENTI NEL DNA DEI GENI

La cannabis ha effetti sulla fertilità maschile: questo quanto rivela una ricerca della Duke University, con la sostanza psicoattiva che influirebbe sulla qualità dello sperma, andando così a provocare significativi cambiamenti nel DNA dei geni che regolano la formazione degli organi e lo sviluppo in generale. Gli esperti della Duke Health hanno analizzato lo sperma di un gruppo di consumatori di cannabis e lo hanno confrontato con quello di non fumatori: come sottolinea Fanpage, i dati raccolti evidenziano che maggiore era la quantità di THC (la sostanza psicoattiva presente nella cannabis) e maggiori erano i cambiamenti genetici riscontrati nello sperma. In un raffronto con i ratti, il THC sembra avere un impatto su centinaia di differenti geni nei ratti e negli uomini e molti di questi hanno qualcosa in comune…

CANNABIS E GLI EFFETTI SULLA FERTILITA’

I geni hanno in comune due vie metaboliche: una che aiuta gli organi del corpo a raggiungere la dimensione completa, l’altra che coinvolge una grande quantità di geni che regolano la crescita nella fase di sviluppo. I ricercatori, evidenzia Fanpage, hanno precisato che non è ancora chiaro cosa può dirci questa ricerca sul reale sviluppo dei bambini: non è ancora chiaro infatti se lo sperma con THC sia sufficientemente sano da dare inizio a una gravidanza e, successivamente, permettere lo sviluppo sull’embrione. Il lavoro degli esperti proseguirà: «Sappiamo che ci sono effetti della cannabis sui meccanismi regolatori del DNA dello sperma, ma non sappiamo se possano essere trasmessi alla generazione successiva».

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