Hiv, “PrEP costa troppo e non si trova”/ Icar, Associazioni: “Utilizzo pillola preventiva non implementato”

Hiv, “pillola preventiva costa troppo e non si trova”: Congresso Icar 2018, la protesta delle Associazioni, “l’utilizzo della PrEP non è implementato”

24.05.2018 - Carmine Massimo Balsamo
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Immagine di repertorio (Pixabay)

Hiv, “pillola preventiva costa troppo e non si trova”, nuove polemiche e proteste nel corso del 10° Congresso Nazionale Icar (Italian Conference on Aids and Antiviral Research), in programma a Roma dal 22 al 24 maggio 2018. Dopo la protesta a firma delle Associazioni pazienti, in chiusura è nata una polemica sulla difficoltà ad accedere alla pillola preventiva dell’Hiv in Italia. Come sottolineato dai colleghi di Quotidiano Sanità, mentre il luminare Jean-Michel Molina stava parlando della situazione francese sulla PrEP (profilassi pre-esposizione), si è alzato un coro di protesta da parte del pubblico. Se in Francia viene dispensata dal Servizio sanitario nazionale, in Italia “non solo l’utilizzo della PrEP non è implementato. Qui e ora la PrEP è reperibile solo in poche città e a pagamento: 70 euro per il farmaco generico”, le parole del presidente di Plus Onlus Sandro Mattioli.

HIV, PROTESTA AL CONGRESSO ICAR 2018

Associazioni in coro per protestare contro la situazione italiana su un tema altamente delicato come l’Hiv. Mattioli ha poi continuato: “Abbiamo portato la nostra protesta di attivisti perché la pillola preventiva è uno strumento essenziale, efficace, secondo gli studi addirittura uno strumento più efficace del preservativo, nel proteggere dall’Hiv. Abbiamo uno zoccolo duro di nuove diagnosi che non accenna a scendere, e non abbiamo uno strumento efficace nella lotta a questa tasca di resistenza. Ci sono stati dei ritardi, ritardi politici, ma anche della classe medica. Forse la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) non ha al suo interno una visione unica”, sottolinea Quotidiano Sanità. E’ arrivata subito dopo la replica della Simit, che ha voluto precisare che “sarà fondamentale, nell’ambito almeno di alcune città pilota, cominciare un’esperienza nell’ambito della quale le persone che desiderano avere questo tipo di protezione, di ricorrere a questo strumento di limitazione del danno, possano farlo in un contesto friendly, non di tipo strettamente ospedaliero, non in quello che è un ambulatorio medico a tutti gli effetti, ma in una situazione in cui possano incontrare persone con le quali informarsi, scambiare opinioni e che facilitino loro nella via per la prescrizione del farmaco. Quello che vorremmo arrivare a fare è avere almeno uno studio pilota di fattibilità”.

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