No a vendita di cannabis light/ Italia, farmacologo Silvio Garattini: “Abolire il termine leggera, è droga”

No a vendita di cannabis light, Italia: il Consiglio Superiore di Sanità si pronuncia e sottolinea come la presenza di Thc a bassa concentrazione possa essere ugualmente pericoloso.

21.06.2018 - Matteo Fantozzi
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No a vendita di cannabis light

Il Css sottolinea come la cannabis light non dovrebbe essere venduta liberamente e riparte il dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ha così parlato il farmacologo Silvio Garattini, cercando di dare un taglio puramente scientifico a quello che accade quando si assume cannabis light. Questi ha parlato come riportato da Repubblica nella sua versione online: “Bisogna abolire il termine leggera, perché la cannabis light è droga a tutti gli effetti. I potenziali rischi esistono per la salute soprattutto per i giovani”. Parole che fanno capire come la scienza si schieri totalmente contro la commercializzazione della cannabis anche nella sua versione considerata light e ora commercializzata in tantissimi negozi in Italia, la maggior parte dei quali aperti proprio per la decisione legata a un primo passo verso la legalizzazione. Le idee sono davvero diverse, ma i termini di confronto difficili da gestire. (agg. di Matteo Fantozzi)

DELLA VEDOVA PUNGE SALVINI

Sulle parole del Consiglio Superiore di Sanità (Css) contro la cannabis light ha parlato il presidente di Forza Europa Benedetto Della Vedova. Questi era stato tra i promotori nella scorsa legislatura per la proposta di legge che avrebbe legalizzato le droghe leggere. Sottolinea come riportato da Repubblica nella sua versione digitale: “Immagino che Matteo Salvini ora si butterà a pesce sul parere del Consiglio Superiore di Sanità e farà chiudere negozi e coltivazioni. Finirà che avremo un mercato nero e criminale anche per la cannabis light. Mentre il Canada legalizza la marijuana per sottrarre profitti alle mafie e contrastarne l’uso dei minori tempo che la direzione di marcia di questo governo sarà la proibizione nonostante la passata legislatura ci sia stata l’adesione quasi totale del gruppo del Movimento Cinque Stelle alla proposta di Legge Cannabis legale”. Staremo a vedere come cambieranno le cose con il Css che è stato abbastanza chiaro e il Ministero che ora dovrà valutare. (agg. di Matteo Fantozzi)

IL CSS SI PRONUNCIA

Il Css (Consiglio Superiore di Sanità) si è espresso sulla cannabis light, sottolineando un veto sulla vendita libera in Italia. Questo perché alcuni soggetti potrebbero essere a rischio anche con bassissima concentrazione di Thc. E’ stato ribadito infatti come alcune categorie siano al momento poco studiate e che le conseguenze potrebbero essere davvero gravose. Ora a rischio ci sono la centinaia di punti vendita aperti in tutta Italia che con un eventuale passo indietro del Ministero potrebbero anche essere costretti a chiudere o cambiare settore. Fatto sta che rimane ancora molto difficile comprendere qualcosa in termini di droghe leggere con due fazioni nette e distinte che lottano per sostenere delle tesi che sono totalmente opposte. Il Ministero oltre a prendere una decisione sulle parole del Css dovrà anche fare chiarezza sulla situazione in questione.

LA DECISIONE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DI SANITÀ

L’argomento legalizzazione delle droghe leggere è sempre più di attualità nel nostro paese con tantissime persone che si sono scontrate su diversi punti di vista. Ormai da un po’ di tempo è stata legalizzata la vendita di quella che viene chiamata in gergo cannabis light per la minore presenza all’interno di Thc. Su questo argomento si è voluto soffermare anche il Consiglio Superiore di Sanità che ha detto no alla vendita di cannabis light in Italia. Questo ha sottolineato: “Non si può escludere che il Thc anche a basse concentrazioni non possa essere pericoloso in alcuni soggetti”. L’organo ha così raccomandato che possano essere immediatamente attivate, nell’interesse della salute pubblica e per precauzione delle norme che vadano subito a vietare la vendita di cannabis light. Ora la palla passa al Ministero che dovrà decidere se accogliere o meno questa proposta del Consiglio Superiore di Sanità.

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