CELIACHIA, 400MILA ITALIANI INTOLLERANTI A GLUTINE/ Le diagnosi triplicate in 40 anni

- Dario D'Angelo

Le diagnosi di celiachia in Italia sono in aumento ma ancora non bastano: il fenomeno è molto più allargato e difficile da contrastare.

Un medico
Un medico, immagine di repertorio (Pixabay, 2018)

In occasione dell’anniversario della fondazione dell’Associazione Italiana Celiachia (AIC) che taglia il traguardo del suo quarantesimo compleanno, sono stati resi noti alcuni dato relativi a questa malattia nel nostro Paese e quello che preoccupa di più è che su 600mila casi attesi, circa il 70% (ovvero 400mila persone) non sanno nemmeno di essere intolleranti al glutine e quindi non sono nemmeno coscienti dei sintomi della malattia. Questi, definiti pazienti “camaleonte” dato che i sintomi spesso si camuffano bene e non vengono associati alla celiachia, in realtà corrono un grosso rischio dato che alcuni danni di questa patologia sono di fatto permanenti: da qui la necessità di una diagnosi precoce anche perché proprio nel suddetto arco di 40 anni i casi in Italia sono più che triplicati. Ad ogni modo, alcuni di questi sintomi ‘non classici’ riguardano l’osteoporosi, l’infertilità ma pure quelli legati all’intestino e che spesso vengono sottovalutati. Tuttavia, come detto, grazie a una diagnosi precoce e alla cosiddetta dieta di esclusione un celiaco può condurre una vita normale anche perché in commercio sono aumentati i prodotti senza glutine e gli “store” specializzati per chi è affetto da questa malattia cronica. (agg. di R. G. Flore)

“NON RICONOSCONO I SINTOMI”

C’è un allarme celiachia in Italia? No di certo ma alcuni dati relativi a questa patologia che riguarda i pazienti intolleranti al glutine fanno riflettere: nel corso degli ultimi 40 anni, infatti, sono triplicate le diagnosi e circa 400mila italiani celiaci (circa il 70% del numero totale che ci si attende) in realtà non sanno ancora di esserlo pur sperimentandone i sintomi tipici tra cui diarrea, emicrania e altri tipi di dolori. Nel nostro Paese infatti vi sarebbe un caso di celiachia ogni 286 persone e, come sottolineano gli esperti, il problema è anche quello che spesso manca una diagnosi precoce per questa malattia cronica, oltre al fatto che spesso non se ne conoscono i sintomi classici: dato che, come è noto, le conseguenze della celiachia spesso sono irreversibili e in molti casi gravi, la diagnosi è importante perché un celiaco che assume glutine senza sapere che dovrebbe evitarlo si espone a un rischio elevato, mentre intanto in Italia sono in aumento i centri specializzati che si occupano di questa malattia e anche i locali e i supermercati che offrono menu e prodotti adatti a questa fascia di pazienti. (agg. di R. G. Flore)

I PAZIENTI ‘CAMALEONTE’

Fino a 40 anni fa, in Italia le diagnosi di celiachia scarseggiavano, al punto che solo un caso su mille veniva riconosciuto dai medici. Oggi la situazione è molto migliorata: la letteratura medica ha fatto passi da gigante e in Italia si identifica un caso ogni 286. Significa che negli ultimi quattro decenni 200mila persone hanno scoperto qual era la causa dei propri malanni e porvi rimedio. Eppure ancora bisogna lavorare: sono infatti 400mila, ancora, gli italiani che soffrono di celiachia senza saperlo. In occasione del 40esimo anniversario dalla nascita dell’Associazione Italiana Celiachia (Aic), il presidente Giuseppe Di Fabio, come riportato dall’Ansa, ha dichiarato:”Negli ultimi quarant’anni le storie dei celiaci sono per fortuna molto cambiate. Quattro decenni fa erano storie di persone che lottavano per anni con sintomi che nessuno sapeva riconoscere: bambini che non crescevano, donne che non riuscivano ad avere figli senza un perché, persone in costante lotta con il sottopeso”.

CELIACHIA, 400MILA ITALIANI NON SANNO DI SOFFRIRNE

Come detto c’è ancora molto da fare nella lotta contro la celiachia: il fatto che la popolazione attesa di celiaci di 600mila individui e le diagnosi coperte siano pari al 30% di questo numero deve far riflettere. Di Fabio a questo proposito ha evidenziato i passi avanti rispetto al passato:”I pazienti con i sintomi classici vengono riconosciuti molto velocemente, nei bambini a volte si pone la diagnosi anche prima di un anno di vita. Ciò significa poter vivere in modo normale e senza disturbi con la dieta di esclusione, ovvero con prodotti senza glutine presenti non più solo in farmacia ma in abbondanza in tutti i supermercati e nei negozi specializzati”. Marco Silano, Coordinatore del Comitato Scientifico di Aic, però precisa:”Purtroppo oggi esiste il fenomeno dei ‘pazienti camaleonte’ e sono quelli che dobbiamo scovare: si tratta di persone con sintomi non classici della celiachia e inizialmente non riconducibili a questa patologia, dall’osteoporosi all’infertilità, e i medici devono essere ‘allenati’ a sospettare la celiachia di fronte a questi sintomi”.

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