Epatite C, spot in tutte le televisioni/ 200mila casi sommersi

- Matteo Fantozzi

Spot in tv sull’epatite C per provare a scongiurare soprattutto il mondo dei casi sommersi. Le stime sono veramente difficili da fare.

longevità
Un laboratorio ospedaliero

L’allarme sull’epatite C porterà a uno spot trasmesso su tutte le televisione da maggio a margine di una campagna di sensibilizzazione. Si parla di ben 200mila casi sommersi con gli studiosi che vogliono provare a far chiarezza su questi soggetti che non sanno di essere contagiati e per questo mettono a rischio chi è vicino a loro. Si parla soprattutto di detenuti, immigrati e tossicodipendenti ma anche di persone over 60 che sono state esposte al virus prima che diventasse regola la cultura dei presidi sanitari usa e getta. L’obiettivo della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) è quella di far conoscere la malattia a tutti. La presentazione del progetto è stata effettuata durante il convegno “Stato avanzamento lavoro del Piano di eliminazione dell’Epatite C in Italia“. Un obiettivo che c’è la sensazione si raggiungerà se saranno sfruttati al meglio i canali di comunicazione.

Epatite C, spot in tv: una stima molto difficile

Lo spot in tv sull’epatite C vuole far emergere i circa 200mila casi che vedono pazienti contagiati e ignari di esserlo. Nonostante questo le stime sono molto difficili da fare perché si muovono dai 240mila ai 140mila con un’oscillazione fin troppo ampia. Ne ha parlato il presidente della Simit Massimo Galli come riportato da Ansa. Questi ha specificato: “La stima dei casi sommersi è davvero molto difficili. Mancano degli studi che si possano considerare ben strutturati per capirlo. Ma sappiano che sono tantissimi e molti di loro vanno incontro a cancro al fegato o alla cirrosi”. Aggiunge poi anche sulle novità legate alle potenziali cure: “Oggi abbiamo a disposizione una terapia di poche settimane per bocca e senza alcun rischio. Così efficace da assicurare nella quasi totalità dei casi l’eradicazione dell’infezione”.



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