Allarme Unicef sul morbillo/ Solo nel 2019 110mila casi, +300%

- Davide Giancristofaro Alberti

L’Unicef ha lanciato un allarme per quanto riguarda il morbillo. Si parla di un aumento del 300% dei casi rispetto al 2018, in questi primi mesi del 2019 oltre 200mila casi.

Vaccini
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L‘Unicef ha lanciato un allarme sul morbillo, evidenziando come solo nel 2019 si parli di ben 110mila casi con una crescita del 300% rispetto all’anno precedente. Siamo nella settimana mondiale delle vaccinazioni e per questo è molto importante capire che questo aumento improvviso rappresenta un pericolo per l’intero pianeta. L’agenzia Onu per l’infanzia ricorda inoltre come nel 2017 siano state addirittura 110mila le persone morte a causa di questa malattia con una crescita del 22% rispetto all’anno precedente. Tra le vittime purtroppo si parla ancora di una maggioranza assoluta di bambini. In media tra il 2010 e il 2017 sono oltre 21 milioni di bambini durante l’anno non hanno ricevuto nemmeno il primo vaccino. Un dato che deve invitare a una frema e attenta riflessione in merito a quante vite potrebbero essere salvate se solo si rispettassero le regole. (agg. di Matteo Fantozzi)

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I VACCINI SALVANO 7MILA VITE AL GIORNO NEL MONDO

I vaccini salvano 7mila vite al giorno nel mondo, questo è quanto specificato dall’Iss (Istituto Superiore Sanità). I numeri parlano di ben 3 milioni di persone salvate che vengono prodotte da malattie molto pesanti come morbillo, difterite, polio, tetano e molto altro ancora. L’Iss l’ha ricordato durante la settimana europea dell’Immunizzazione che inizia oggi e durerà fino al prossimo 30 aprile. In Italia dal 2013 al 2016 si è registrata una diminuzione della copertura vaccinale che ha portato a lavorare sull’obbligo dei vaccini. Un fenomeno quello dei no-vax che ha creato non poche polemiche e anche dei problemi evidenti. Gli esperti dell’Iss hanno specificato come con l’applicazione della legge sull’obbligo vaccinale le coperture sono aumentate dal 2017. Un ulteriore aumento invece è arrivato nel 2018. (agg. di Matteo Fantozzi)

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DALLA VOLONTARIA ALLA MALATA

L’Oms, l’organizzazione mondiale della sanità, celebra i cosiddetti “eroi delle vaccinazioni”, persone impegnate ogni giorno a diffondere la verità sui vaccini attraverso la propria testimonianza diretta o attraverso azioni concrete. E’ il caso ad esempio di Laura Brennan, che dopo aver scoperto un tumore cervicale ha passato gli ultimi giorni della sua vita a convincere le altre donne a prevenire lo stesso male con il vaccino contro il Papillomavirus. O anche quello di Jelke Frost, che sta studiando come accelerare lo sviluppo di nuovi vaccini, e ancora, Susanne Bjelbo, che sta provando a portare le vaccinazioni, ricorda l’agenzia Ansa, ai gruppi più fragili. Le celebrazioni arrivano nella “European Immunization Week”, la settimana europea delle immunizzazioni: «La settimana – spiega l’Oms – serve ad attirare l’attenzione non solo sui progressi che sono già stati fatti nel ridurre la minaccia delle malattie prevenibili, ma anche sulle molte persone che ancora non riescono a godere dei benefici protettivi delle vaccinazioni». Si tratta di un evento che serve anche per smentire alcune fake news che troppo spesso circolano sul web.

OMS CELEBRA GLI EROI DELLE VACCINAZIONI

L’Oms ricorda ad esempio che grazie ai vaccini dal 1988 ad oggi i casi di poliomelite nel mondo sono diminuiti del 99%, e in alcune zone del mondo, come l’Europa, la malattia è stata completamente debellata. A causa della sfiducia nei confronti delle vaccinazioni, stanno invece tornando altre malattie prevenibili, come ad esempio il morbillo, che nel 2018 ha infettato più di 82mila persone in Europa, uccidendone 72: «Non si può raggiungere l’obiettivo di una popolazione globale più sana – le parole di Zsuzsanna Jakab, che dirige l’ufficio europeo dell’Oms – se non si lavora in maniera capillare. Dobbiamo fare di più e meglio per proteggere ogni persona da malattie che possono essere facilmente evitate». Secondo l’organizzazione mondiale della sanità, tutti possono diventare degli eroi delle vaccinazioni: i governanti, i medici, gli operatori sanitari, i genitori e i ricercatori. «Tutti possono aiutare – conclude – ad aumentare la consapevolezza del fatto che sono uno strumento che può salvare vite».

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