“Saman, quanto c’entra l’Islam?”/ Walter Siti: “secolarizzare Corano come la Bibbia”

- Niccolò Magnani

Walter Siti “ammonisce” sul caso di Saman Abbas: “non sia guerra sulla religione. L’Islam c’entra e il Corano deve secolarizzarsi come ha fatto già la Bibbia in Occidente”

Saman Abbas
Saman Abbas, il presidente dell'UCOII Yassine Lafram (LaPresse, 2021)

Come spesso gli accade, Walter Siti non si “accoda” alle opposte ‘tifoserie’ sui fatti d’attualità e di cronaca: la scomparsa e la quasi certa morte della giovanissima Saman Abbas a Novellara (Reggio Emilia) ha purtroppo ‘scatenato’ una duplice e opposta lettura del tremendo fatto di cronaca. C’è chi difende a spada tratta l’Islam considerando l’orrore perpetrato alla 18enne (perché voleva opporsi al matrimonio forzato e agli usi e costumi del Pakistan, sua terra d’origine) un caso di “femminicidio”, e c’è chi invece condanna i musulmani “rei” di aver condannato a morte la giovane Saman con quella assurda e retrograda concezione della donna ‘prevista’ dal Corano.

Ecco, per lo scrittore Walter Siti in nessuna delle due ‘letture’ vi si racconta la realtà per quella che è: «sono secoli ormai che da noi (in Italia, ndr) vige l’idea che il testo sacro debba essere interpretato storicamente, considerato datato e/o simbolico, adattato culturalmente alle leggi e ai diritti moderni», scrive oggi sull’editoriale del quotidiano “Domani”. Come a dire, anche se nella Bibbia sono inseriti passaggi (specie nell’Antico Testamento) molto duri e fuori tempo, non per questo la società moderna occidentale li segue pedissequamente: ecco, nei Paesi islamici tale percorso di «laicizzazione, separazione delle regole di convivenza civile dai rigidi dettami della religione è stato più lento ed è ancora in corso».

LA SECOLARIZZAZIONE E LO SCONTRO IDEOLOGICO

Secondo Siti, di certo non è semplice “separarsi” tra le leggi dello Stato e del proprio credo, ma secoli di cultura e della stessa dottrina sociale della Chiesa questo passaggio di civile e serena convivenza è stato raggiunto. Il Corano è ancora più rigido e soprattutto l’Islam non ha un Papa, un’unica voce per tutti ed è difficile avere una «sensibilità moderna ai diritti». Il caso di Saman – come del resto quelli passati di Hina o Sana per rimanere solo nel nostro Paese – ricorda una volta di più l’importanza del processo di secolarizzazione che separa stato e religione: eppure, spiega ancora Siti sul “Domani”, tale processo è ancora al rilento e purtroppo sono presenti ancora «fatwe, diverse declinazioni dell’Islam e profondi gap generazionali». Ridurre però tutto ad una eterna lotta “da pollaio”, per lo scrittore modenese, è ingiusto e sbagliato: «ridurre la storia di Saman Abbas a lotta tra occidentali che danno colpa di tutto alla religione e imam tesi a rassicurare che la religione non c’entra, è fuorviante e fa solo casino. Pardon, spettacolo».



© RIPRODUZIONE RISERVATA