Sandro Mazzola/ “Ero solo il ‘figlio di Valentino’, fu Boniperti a darmi coraggio”

- Claudio Franceschini

Sandro Mazzola ha parlato degli esordi e di come fosse identificato come il figlio di Valentino, destinato a essere costantemente paragonato con lui. “Fu Boniperti a farmi coraggio”.

Sandro Mazzola Mondiali lapresse 2020
Sandro Mazzola con la maglia della Nazionale (Foto LaPresse)

Quello con Sandro Mazzola è stato un tuffo nel passato: intervistato da Chi (ne abbiamo già parlato ieri), l’ex centrocampista dell’Inter ha ricordato i bei tempi andati partendo dall’esordio in Serie A e passando attraverso la Grande Inter di Helenio Herrera, che ha appena perso un componente fondamentale come Mario Corso (“quanti gol mi ha fatto fare! Guardava da una parte e dall’altra di passava la palla, diritto sul piede” ha ricordato Mazzola), e poi arrivando alla partita del secolo, quella semifinale del Mondiale 1970 passata alla leggenda del calcio come Italia-Germania 4-3. Sugli inizi, Mazzola ha raccontato che ai tempi nessuno gli dava credito: era il figlio di Valentino Mazzola, il capitano del Grande Torino, e ovviamente i paragoni si sprecavano. Ma poi lui, giovanissimo, giocò la prima partita con l’Inter e l’avversario era la Juventus: “Vidi il grande Giampiero Boniperti venirmi incontro”, e Boniperti gli confidò che scappava sempre per andare a vedere, rigorosamente in segreto, gli allenamenti di papà Valentino. “Fatti onore in suo nome!” fu quello che il centravanti della Juventus disse a Sandrino. Beh: Mazzola lo ha fatto eccome, in tutta la carriera.

SANDRO MAZZOLA E ITALIA GERMANIA

Sulla semifinale contro la Germania, Mazzola ha raccontato un aneddoto: con l’Inter, era stato a Toluca in tournée, altitudine 2600 metri. “Ci eravamo accorti che giocare con contropiede e lanci lunghi ti faceva restare senza fiato dopo pochi minuti”. La lezione fu imparata: l’Italia si adattò a passaggi corti, ma la Germania era davvero forte. Il segreto, secondo Mazzola che lo ricorda ancora oggi, era quello di impedire a Franz Beckenbauer la libertà di movimento: “Bisognava andare in due a fermarlo perché, se era libero, impostava l’azione ed erano guai”. Attraverso le parole del centrocampista scorre poi il film di quella semifinale: il gol di Boninsegna, il pareggio di Schnellinger in extremis, poi l’epocale supplementare fino al gol decisivo di Gianni Rivera.

E dire che nemmeno la Federazione credeva nell’impresa, tanto da aver prenotato i biglietti di ritorno già dopo il girone eliminatorio: fu lo stesso Mazzola a scoprirlo. “Lo hanno fatto per scaramanzia” disse Ferruccio Valcareggi, il Commissario Tecnico; sia come sia, la cosa servì agli azzurri che, secondo il racconto dell’ex Inter, scesero in campo agguerritissimi. Forti di alcuni giocatori memorabili: di Gigi Riva, Mazzola ricorda che si arrabbiava se sugli angoli non gli mettevi la palla dove diceva lui, ma anche che non calciava mai fuori dalla porta quando, alla fine degli allenamenti, agli attaccanti veniva chiesto di provare i tiri.

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