Sandro Pertini, chi è e come è morto/ La pipa, i Mondiali e il Quirinale socialista

- Niccolò Magnani

Chi era Sandro Pertini, il primo presidente socialista, con la pipa in bocca e l’esultanza divenuta iconica ai Mondiali. Come è morto e perché è simbolo nazionale

Cossiga e Pertini
Quirinale, Francesco Cossiga e Sandro Pertini (LaPresse)

CHI È SANDRO PERTINI

Da Sandro Pertini a Luigi Einaudi, da Sergio Mattarella a Francesco Cossiga: di questi e di tanti altri Presidente della Repubblica si parlerà questa sera nello “Speciale Quirinale” del programma “Viaggio nella grande bellezza” su Canale 5.

Nei giorni di fitte trame in Parlamento per l’elezione del 13esimo Presidente della Repubblica ecco che il “focus” in questa pagina ferma l’orologio del tempo sugli anni 1978-1985, quando al Quirinale risiedette come inquilino Alessandro Giuseppe Antonio Pertini, detto Sandro. La pipa e i Mondiali vinti nel 1982 sono ormai entrati nell’immagino collettivo nazionale e raccontano bene, seppur non completamente, chi era e perché fu così importante per la storia della Repubblica. Eletto pochi mesi dopo il delitto Moro in un Paese dilaniato dalle Brigate Rosse e dal terrorismo opposto “rosso” e “nero”, il Governo allargato all’appoggio esterno del PCI confermò la regola dell’alternanza nei mandati quirinalizi: un laico, un cattolico e via dicendo. Dopo il democristiano Giovanni Leone – dimessosi dopo lo scandalo Lockheed – il segretario del Psi Bettino Craxi punta tutto su un nome socialista per superare le mire del repubblicano Ugo La Malfa. In realtà il futuro Premier puntava su due nomi di maggior fiducia – Giolitti e Vassalli – ma Berlinguer volle (e ottenne) alla fine un candidato dal grande “animo antifascista” e dal passato partigiano, in modo da concedere una vittoria solo “a metà” per Craxi. L’accordo si fece e così dopo ben 16 votazioni in Parlamento si arrivò sabato 8 luglio ad eleggere Sandro Pertini Presidente della Repubblica con 883 voti su 995 grandi elettori.

IL PRIMO PRESIDENTE SOCIALISTA E QUEI MONDIALI…

Seppe mantenere l’unità nazionale in momenti di grandi difficoltà sia estere – le crisi della guerra fredda – sia interne, con tutte le conseguenze enormi e tragiche del delitto Moro, di Piazza Fontana, dell’omicidio Calabresi e delle stragi che erano all’ordine del giorno. Dal grande passato di lotta partigiana contro il nazifascismo alle sfide interne alla sinistra per “contrastare” politicamente la Democrazia Cristiana, fino al “volto popolare” in quello stadio spagnolo mentre gli azzurri schiantavano la Germania grazie a Paolo Rossi, Marco Tardelli e Spillo Altobelli: in piedi, con la pipa in bocca, mentre festeggia guardando Re Juan Carlos con il leggendario “non ci prendono più”. Pertini fu amato ma non solo, anche osteggiato dal giornalista Indro Montanelli ad esempio e in generale dalla politica di centrodestra che vedeva in alcuni atteggiamenti molto duri con gli avversari un Presidente da rispettare sì ma non da “adorare”. Famoso il suo discorso nel 1981 alla FAO durante la prima Giornata Mondiale dell’Alimentazione: «Ricchi e poveri siamo tutti legati allo stesso destino. La miseria degli altri potrebbe un giorno non lontano battere rabbiosa alla nostra porta. Esiste un legame di reciproca interdipendenza fra crescita del mondo industrializzato e sviluppo di quello emergente. Dobbiamo restituire ai popoli il senso dell’unità del pianeta». Il settimo Presidente della Repubblica è morto nella notte del 24 febbraio 1990, all’età di 93 anni: decisiva una complicazione in seguito ad una caduta di pochi giorni prima, nel suo appartamento privato di Roma, una mansarda affacciata sulla Fontana di Trevi.







© RIPRODUZIONE RISERVATA