Santi Pietro e Paolo/ Il 29 giugno si celebrano i Patroni di Roma

- Matteo Fantozzi

Santi Pietro e Paolo, video: il 29 giugno si celebrano quelli che vengono considerati i patroni di Roma. Tutto quello che c’è da sapere su di loro e sulla loro vita.

san pietro paolo 2019 iconografia 640x300
Santi Pietro e Paolo

Il 29 giugno è la festa dei Santi Pietro e Paolo, che vengono considerati i patroni di Roma. Vengono ricordate le vite dei martiri con la “Girandola di Castel Sant’Angelo”, uno spettacolo pirotecnico le cui origini risalgono a 600 anni fa. “I Fiori di Fuoco” sono stati istituiti nel 1481 e furono ammirati da Michelangelo e Bernini. Tuttavia fu sospesa nel 1861, per poi riprendere in tempi più recenti. Tutt’oggi lo spettacolo in cielo, che si riflette sul Tevere, attira persone da tutto il mondo.

Roma ospita due grandi edifici dedicati a San Pietro e Paolo, la prima è la Basilica di San Pietro e la seconda è la Basilica di San Paolo fuori le Mura. Anche un quartiere è stato rinominato in onore del primo missionario cristiano. Il 29 giugno è anche la festa di Santa Emma di Gurk, di San Cassio di Narni e del Beato Raimondo Lullo.

Santi Pietro e Paolo, la loro vita

Chi erano quindi i Santi Pietro e Paolo i due patroni di Roma? Pietro, prima di conoscere Gesù fu un pescatore della Galilea. Il Messia riuscì a guadagnarsi la fiducia di Simone, il nome originale di Pietro, predicando un giorno sulla sua barca, mentre lui era intento a pescare. Gesù rese la sua pesca molto fruttuosa, il che spinse il giovane a lasciarsi tutto alle spalle e a seguire il figlio di Dio. La figura del pescatore sarà un’immagine di cui Pietro non si spoglierà mai, dato che in seguito si proclamerà “il pescatore degli uomini”. Pietro era destinato a diventare il primo pontefice della storia. Cristo stesso disse al suo fidato apostolo “Pietro, su questa roccia edificherò la mia Chiesa”, incaricandolo di continuare il suo lavoro una volta giunto il tempo. Le sue spoglie vennero seppellite sul Colle Vaticano, dove secoli dopo venne eretta la basilica in suo onore. Spesso viene raffigurato con le chiavi del Paradiso in mano, simbolo del potere papale. A Pietro furono affidate le chiavi del regno dei cieli in quanto egli è in grado di legare e sciogliere. Pietro è una figura cristiana in contatto con il divino ma allo stesso tempo molto umana, in quanto ha dimostrato sentimenti come debolezza morale e dubbio nei confronti del signore. Viene ricordato per aver rinnegato tre volte Gesù Cristo durante la sua crocifissione per aver salva la vita. Il pentimento del suo gesto vile lo accompagnerà fino alla morte, al punto di non sentirsi abbastanza meritevole di morire nello stesso modo del suo predecessore.

Paolo invece ebbe una vita controversa. Egli nacque nell’attuale Turchia e fu uno dei cosiddetti “ebrei ellenizzati”, ovvero ebrei che vivevano sotto il dominio romano. Fu quindi un cittadino romano e in quanto tale crebbe con valori opposti a quelli che predicavano il Messia e i suoi apostoli, visti come una setta il cui scopo era quello di destabilizzare la società romana. Durante un viaggio a Damasco, volto a catturare un gruppo di cristiani ribelli, Paolo fu acceccato da una luce divina e sentì la voce di Dio chiedergli il motivo delle persecuzioni. Profondamente scosso nell’animo il romano arrivò a Damasco e trovò rifugio dal capo dei cristiani di quella città, Anania, discepolo di Gesù, il quale gli diede il battesimo. Da qui Paolo incominciò una nuova vita come cristiano e intrapese diversi viaggi missionari per aiutare le comunità cristiane in Europa e Medio Oriente, con lo scopo di convertire non solo gli ebrei, ma soprattutto i pagani, chiamati anche i “gentili”. Paolo, pur non avendo mai conosciuto Gesù nonostante fosse un suo coevo, fu il primo missionario della Chiesa Cattolica e lasciò dietro di sé una grande testimonianza scritta: le lettere paoline, che oggi fanno parte del Nuovo Testamento. Secondo la tradizione, Pietro e Paolo furono giustiziati a Roma lo stesso giorno: 29 giugno del 67 D.C. Il primo per crocifissione, il secondo per decapitazione. Le morti violente delle prime grandi figure di spicco della cristinianità li rendono quindi i primi martiri.

© RIPRODUZIONE RISERVATA