Santo Sepolcro chiuso per Coronavirus/ Non succedeva dalla peste del 1349

- Mauro Mantegazza

Santo Sepolcro chiuso per Coronavirus: una chiusura sine die della basilica che contiene il luogo della sepoltura di Gesù non si verificava dalla peste del 1349.

Santo Sepolcro
Processione cattolica nel Santo Sepolcro (LaPresse)
Pubblicità

Santo Sepolcro chiuso per Coronavirus: una notizia che davvero si può definire storica, se si pensa che un fatto del genere non accadeva dal 1349, quando la peste nera cominciò a diffondersi anche in Terra Santa. Quella fu l’ultima volta in cui la Basilica che contiene il luogo della sepoltura di Gesù Cristo venne chiusa sine die, almeno fino a questa pandemia di Coronavirus.

La storia dunque si ripete a Gerusalemme: su disposizione del ministro israeliano della Salute, il rabbino Yaakov Litzman, il Santo Sepolcro, luogo più sacro della Cristianità, si riaprirà solamente in data da destinarsi. Un provvedimento che desta ancora più impressione a ridosso della Settimana Santa: nel Santo Sepolcro infatti venne sepolto Gesù dopo la sua morte in croce sul Golgota, poi la mattina di Pasqua fu trovato vuoto prima dalle donne e poi dagli apostoli Pietro e Giovanni.

La Basilica nel periodo di Pasqua è particolarmente frequentata e anche per questo motivo è stato necessario disporne la dolorosa chiusura. Sono state dunque avvisate le due famiglie (musulmane) che si tramandano di padre in figlio la custodia della chiave con cui ogni giorno alla mattina prestissimo viene aperta la porta della Basilica, chiusa poi al tramonto.

Pubblicità

SANTO SEPOLCRO CHIUSO: LE RICHIESTE DEI CRISTIANI

Il coronavirus ha stravolto anche le celebrazioni di Pasqua al Santo Sepolcro, compresa la Via Crucis sulla via dolorosa che Gesù percorse al Venerdì Santo per raggiungere il Golgota. La comunità cristiana è sotto choc, ma spera ancora che il premier Benjamin Netanyahu possa concedere una dispensa speciale.

Su questo dovrà esprimersi il Comitato di Sicurezza Nazionale: nel caso si tratterebbe comunque di autorizzare l’ingresso solamente di un minuscolo gruppetto di capi religiosi cattolici, armeni ed ortodossi, per celebrare il Triduo Pasquale nel luogo della sepoltura e della Risurrezione del Signore, sia pure a porte chiuse, senza pellegrini e rispettando almeno due metri di distanza anche fra i presenti. Non semplice all’interno del Santo Sepolcro, per via delle ridotte dimensioni di questo luogo così sacro.

Pubblicità

I capi delle varie confessioni cristiane – il patriarca greco-ortodosso Theophilos III, il custode cattolico di Terra Santa Francesco Patton e il patriarca armeno Nourhan Manoughian – sperano comunque che sia possibile almeno fare questo e stanno mettendo pressione al governo di Israele.

SANTO SEPOLCRO CHIUSO: GIORNI DIFFICILI PER ISRAELE

Essi hanno scritto al primo ministro e per conoscenza anche al presidente Reuven Rivlin e al procuratore generale Avichai Mandelblit per lamentarsi che “il più sacro sito dei cristiani resta chiuso non solo per i fedeli, ma anche per i capi delle Chiese che vi vivono dentro” e che questo non corrisponde al rispetto della libertà di culto e dalla parità di trattamento con le altre componenti religiose della società israeliana.

La vita liturgica all’interno della Basilica del Santo Sepolcro, sebbene a porte chiuse in ottemperanza ai divieti in vigore, continua nel frattempo grazie ai monaci e ai frati che stabilmente presidiano il complesso da dentro, senza poter uscire.

Per il Governo di Israele decidere se accontentare i leader cristiani e dare loro modo di celebrare la Pasqua significa aprire un contenzioso con ebrei e musulmani visto che il Ministro della Salute Yaakov Litzman (che è risultato positivo al Coronavirus) ha disposto la chiusura anche del Muro del Pianto, di tutte le moschee e delle sinagoghe. Infatti anche i rabbini stanno facendo pressione per poter festeggiare Pesach, la Pasqua ebraica che commemora la liberazione del popolo ebreo dall’Egitto, che inizia l’8 di aprile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità