Sapelli: “Bce e Usa hanno fatto cadere Draghi”/ “Ue più dem del Pd: non ha paura di…”

- Niccolò Magnani

Il “graffio” del prof. Sapelli sulla crisi del Governo: “Bce e Usa hanno fatto cadere Draghi”. Europa più democratica del Pd: “non ha paura della vittoria del Centrodestra”

Biden e Draghi
Vertice G7, Joe Biden con Mario Draghi (LaPresse, 2022)

“CADUTA GOVERNO DRAGHI? COLPA DI BCE E USA”: PARLA IL PROF. SAPELLI

Il professore non le manda a dire ai “professoroni” che in questi giorni affollano quotidiani e salotti tv per “spiegare” dove sia stata originata la crisi di Governo: per il docente e storico Giulio Sapelli, intervistato da “Libero Quotidiano”, la risposta è molto più “semplice” di quanto si possa pensare. Certamente v’è stato uno strappo interno alla maggioranza con il M5s; certamente la parlamentarizzazione della crisi voluta da Mattarella non ha portato i risultati sperati per il non voto di Lega e Forza Italia. Ma i veri responsabili di questa crisi, secondo il candidato Premier “per un pomeriggio” durante la prima crisi di Governo di questa Legislatura nata nel 2018, sono altri.

«Draghi è entrato anche lui nel caos perché privato degli appoggi internazionali»: secondo l’esperto storico dell’economia i problemi per Palazzo Chigi sono cominciati quando in triangolazione con Macron e Sanchez ha tentato di negoziare per la guerra sia con l’Ucraina che con la Russia. Sconfessato subito dal politologo Usa Ian Bremmer che invece richiamava a visione più atlantista e dunque senza negoziazione: «Bremmer non avrebbe mai detto ciò senza l’assenso del segretario di Stato Blinken e di Biden. Draghi quindi è entrato in contraddizione con l’anglosfera a cui ha sempre fatto riferimento e che era stata la carta più forte che aveva spinto Mattarella a chiamarlo per quell’incarico». Dagli Usa di Biden ala stessa Bce che pure è stata più volte “salvata” dall’ex ex Governatore: «La Bce ha sconfessato Draghi […] aveva paura della maggioranza troppo eterogenea che appoggiava Draghi: la scissione dei 5 Stelle, favorita dallo stesso presidente del Consiglio, ha lasciato sbalorditi la Bce e i mercati internazionali che non vogliono frammentazione». Del resto già un anno fa nel suo volume “Draghi o il caos”, Sapelli si era fatto “profeta” e preveggente sulla crisi poi esplosa nel luglio 2022: «Nemmeno una personalità della levatura di Draghi arresterà il disfacimento della nostra democrazia se non ci sarà un ritorno alla discussione pubblica, cioè alla politica».

GIULIO SAPELLI: “EUROPA PIÙ DEMOCRATICA DELLA SINISTRA IN ITALIA”

Poi certo, esistono le responsabilità dello stesso Presidente del Consiglio, considerate abbastanza imponenti nella gestione della crisi di Governo dopo lo strappo M5s: secondo il prof. Sapelli, la mossa delle dimissioni è stato un autogol piuttosto goffo, «Pari a quella del suo discorso al Senato che sarà ricordato negli annali della costituzionalità come uno sfregio al Parlamento e che avrebbe meritato un richiamo del capo dello Stato». La crisi di Governo c’è stata ma la “drammatizzazione” della “tempesta perfetta” dopo la caduta di Draghi (cit. Gentiloni, ndr) è eccessiva secondo il professore e storico: «Le Borse tengono, il Paese ha un avanzo primario e continuerà ad averlo nonostante l’enorme debito pubblico, i risparmi degli italiani sono fortissimi, l’industria manifatturiera va avanti. Chi ha interesse a fare questo terrorismo sono alcuni partiti, visto che siamo già entrati in campagna elettorale, e tra di essi diversi fautori di Draghi. Ma Draghi non ha bisogno di essere apprezzato o rimpianto attraverso scenari da tragedia».

Pnrr, Manovra, crisi del gas: le emergenze davanti sono ingenti ma secondo Sapelli possono essere portate “a termine” anche senza la presenza di Mario Draghi a Palazzo Chigi: in merito al tema energetico, in particolare, il professore lancia la sua provocazione contro la gestione Von der Leyen fino ad oggi, «La soluzione non deve esse- re il tetto al prezzo del gas: il price cap non lo vuole nessuno. Né si può dirigere una crisi con metodi sovietici come fa l’Ue: la von der Leyen è il nuovo Stalin che vuole imporre misure dall’alto. Sono invece i Paesi e i mercati che devono decidere queste cose. La crisi energetica si risolve se, oltre a cercare nuovi fornitori, sfrutteremo a pieno l’enorme potenziale di petrolio e di gas di cui disponiamo». Un colpo all’Europa ma pure una difesa importante sul fronte della “ricezione” di quanto politicamente avviene e avverrà ancora in Italia: secondo Giulio Sapelli infatti, anche dovesse vincere il Centrodestra alle Elezioni del 25 settembre 2022, mercati e Unione Europea non saranno affatto in “contrasto” pregiudiziale alla presenza di Meloni o Salvini a Palazzo Chigi. «I mercati sono bipartisan e cercano sempre di adeguarsi alle situazioni. Bruxelles a sua volta recepisce da sempre tutti quelli che sono stati eletti: le burocrazie europee, per quanto criticabili, sono molto attente a evitare ogni scontro frontale con i Paesi», sottolinea il docente chiudendo l’intervista a “Libero”. Insomma, per Sapelli la Ue è decisamente più “democratica” dei “Dem” nostrani, come traspare dalle cronache politiche di questi giorni sulla stampa guardando alle dichiarazioni di Pd e simili: «Bisogna avere paura del fascismo, dello stalinismo e del nazismo. E non mi sembra che questi tre mostri siano davanti a noi».





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