Sara Pedri, la mamma “Voglio verità, non era fragile”/ Le colleghe “Clima terribile”

- Silvana Palazzo

Sara Pedri, parla la mamma: “Voglio verità, non era fragile e la sua storia lo dimostra”. Le colleghe: “Clima terribile”. Ben 150 professionisti sono pronti a testimoniarlo

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Sara Pedri, Chi l'ha visto

La mamma di Sara Pedri non si dà pace per la scomparsa della figlia, la ginecologa di cui non vi sono più tracce dal 4 marzo. «Non è fragile e la sua storia ne è una lampante dimostrazione», queste alcune delle parole usate da Mirella Sintoni nella lettera inviata al settimanale Giallo. Una lettera straziante in cui rompe il suo silenzio: «Non posso più tacere di fronte al tentativo di offrire un’immagine distorta e non veritiera di mia figlia». La donna chiede di pregare «perché il suo sacrificio non sia vano e possa allontanare per sempre dalla mente umana e dalle coscienze la mancanza di rispetto». La sua missione ora è una: «La verità su mia figlia deve essere affermata». Nella lettera commovente la mamma di Sara Pedri invita a fare chiarezza sulla scomparsa, su quello che è successo affinché non accada più.

Di recente è intervenuta anche la sorella Emanuela per commentare l’allontanamento di Saverio Tateo, il primario del reparto di Ginecologia dell’ospedale Santa Chiara dove lavorava Sara. «Non penso che un trasferimento risolva il problema: se non si fa qualcosa per cambiare il suo atteggiamento, spostarlo serve a poco».

SARA PEDRI, CLIMA DI TERRORE IN REPARTO

Nel reparto dove lavorava Sara Pedri c’era un clima di terrore che ben 150 professionisti sono pronti a raccontare. Tra questi ci sono sei ginecologhe, colleghe della ginecologa scomparsa, che stanno per sporgere denuncia. Intanto il dottor Saverio Tateo, ormai ex primario al Santa Chiara di Trento, si è messo in ferie perché avrebbe rifiutato un nuovo incarico a Pergine. Invece la sua vice, Liliana Mereu, che avrebbe umiliato ripetutamente la trentunenne nel corso dei tre mesi in cui ha lavorato lì, avrebbe accettato il trasferimento all’ospedale di Rovereto, come deciso dalla commissione d’inchiesta istituita dall’azienda sanitaria provinciale trentina. Dalle indagini è emerso che i sanitari più giovani erano sottoposti a continue umiliazioni anche davanti a pazienti. Ma si parla pure di turni massacranti, che potevano andare avanti anche 12 ore. A causa dello stress accumulato sul posto di lavoro, il medico di Sara Pedri aveva gestito per lei un congedo di due settimane, ma lei aveva chiesto solo 7 giorni temendo un demansionamento.

“SITUAZIONE INSOSTENIBILE IN REPARTO”

«Era una situazione insostenibile, erano pronte a dare le dimissioni», dichiara l’avvocato Andrea Manca, legale che insieme ad Andrea De Bartolini assiste le sei professioniste del reparto di Ginecologia dell’ospedale di Trento che sono pronte a denunciare. «Per le nostre assistite è stata una liberatoria rinascita», il commento alla notizia del trasferimento del primario Saverio Tateo e della dirigente Liliana Mereu. Altri pezzi di un puzzle che evidenzia un contesto lavorativo fatto di clima intimidatorio e ritorsioni nei confronti del personale. «Le sofferenze patite in questi anni non si cancellano», osservano i due avvocati. La denuncia non è ancora pronta: i legali stanno raccogliendo tutte le informazioni per avere un quadro completo e che possa tener conto dele 110 audizioni eseguite finora. I legali hanno precisato che non spetta a loro stabilire se Sara Pedri sia stata vittima di vessazioni particolari, anche perché sono in corso le indagini della Procura della Repubblica, ma sicuramente ritengono che il trasferimento dei vertici «restituisce rispetto e dignità alle nostre assistite e a chi non lavora più in quel reparto e che ha subito quell’ambiente insalubre. Tra queste persone, anche e soprattutto la dottoressa Sara Pedri».

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