Savoia: “Banca d’Italia restituisca gioielli Corona”/ 6.732 brillanti e 2mila perle

- Alessandro Nidi

Casa Savoia pronta a fare guerra alla Banca d’Italia per riottenere i gioielli della Corona, custoditi in un caveau dal giugno del 1946

Emanuele Filiberto, padre di Vittoria di Savoia
Emanuele Filiberto, padre di Vittoria di Savoia (foto Twitter, 2019)

Casa Savoia si appresta ad avviare una battaglia legale nei confronti di Banca d’Italia nel tentativo di ottenere la restituzione dei gioielli della Corona. Nella giornata di martedì è andato in scena un rendez-vous tra Emanuele Filiberto di Savoia e gli avvocati della Banca, gli avvocati Marco Di Pietropaolo e Olina Capolino. Il legale degli eredi dell’ultimo re d’Italia, ha inviato via pec la seguente missiva alla presidenza del Consiglio, al ministero dell’Economia e alla Banca d’Italia: “In riferimento ai gioielli, a tutti i beni mobili personali e della famiglia dei Savoia, depositati dal Re d’Italia Umberto II presso la Banca d’Italia, affinché venisse assicuratala custodia e garantita la vigilanza necessaria per la conservazione ai fini della restituzione. Voglia cortesemente la Banca d’Italia, in persona del suo Governatore, provvedere, entro 10 giorni dal ricevimento della presente, alla restituzione di quanto sopra indicato, concedendone, altresì, la contestuale visione, avendone gli eredi stessi il pieno diritto”.

Il punto è che, come ha spiegato il “Corriere della Sera”, Banca D’Italia “non ha la disponibilità di decidere come utilizzare il bene. La sua funzione è solo quella di custode dei gioielli, consegnati dall’ultimo re d’Italia, Umberto II, nel giugno del 1946″.

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“Che i gioielli di casa Savoia siano rimasti chiusi in un caveau della Banca d’Italia è qualcosa di ridicolo. Se li riotterremo, li faremo esporre”, ha espressamente affermato il principe Emanuele Filiberto, lasciando intendere che ora si adiranno le vie legali.

Secondo il “Corriere della Sera”, il tesoro di casa Savoia è formato da “6.732 brillanti e 2mila perle, di diverse misure, montati su collier, orecchini, diademi e spille varie. Il loro valore potrebbe raggiungere i 500 milioni di euro”, ma il processo “si prospetta ricco di colpi di scena. Infatti i gioielli non sono stati confiscati dallo Stato, al contrario del resto del patrimonio dei Savoia, avocato nel 1946 dopo l’istituzione della Repubblica”.







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