SBARCHI IN CALABRIA/ Roccella, la nuova Lampedusa che rischia di scoppiare

- Sabatino Savaglio

In Calabria è già emergenza a Roccella Ionica per i continui sbarchi di migranti che salpano dai porti della Turchia: oltre 1.200 in una settimana per un Paese di 6.000 persone

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(LaPresse)

Roccella Ionica era finora famosa per il Festival Internazionale del Jazz “Rumori Mediterranei” giunto nella scorsa estate alla sua quarantunesima edizione, svoltasi ad agosto all’insegna della “resistenza” e della ferma volontà corale di tenere in vita un evento entrato nella storia del jazz internazionale, com’è confermato dalla continua presenza del programma di Rumori Mediterranei nella guida mondiale dei festival pubblicata dalla rivista americana Down Beat.

In questi giorni, però, la cittadina calabrese è balzata agli onori della cronaca, subito etichettata come la “nuova Lampedusa”, per i continui sbarchi di migranti: sono infatti oltre 1.200 quelli sbarcati nella scorsa settimana, in pratica concentrati in tre giorni, in un comune che di abitanti ne fa 6.000 in tutto.

Da alcune settimane il porto della cittadina ionica è infatti diventato il molo europeo per le imbarcazioni cariche di profughi che salpano dai porti della Turchia. Numeri mai visti prima, che mettono in grande difficoltà il dispositivo di accoglienza attivato nella cittadina della Locride. Ma sono anche arrivi che potrebbero essere presagio di un fenomeno che rischia di diventare di dimensioni epocali nel breve futuro: la costa ionica calabrese, per come Lampedusa è l’approdo più naturale e vicino per chi proviene dalla Libia, rappresenta l’approdo naturale per chi proviene dalle coste del Mediterraneo orientale. Certo le distanze non sono quelle dalla Libia alla Sicilia e tantomeno quelle tra Albania e Puglia, ma con la rotta balcanica pressoché interdetta e con la Grecia che è preparata da tempo a fronteggiare i potenziali arrivi di profughi, soprattutto afghani, iracheni e iraniani, le coste italiane e calabresi dello Ionio si vedono largamente esposte ai flussi che la Turchia di Recep Tayyip Erdogan potrebbe incentivare.

«Nel mese di ottobre – dice il sindaco Vittorio Zito – sono stati 11 gli sbarchi che hanno richiesto assistenza per 1.254 migranti. Più del totale dei migranti giunti nel 2020. Da inizio anno sono 3.250 i migranti giunti a Roccella. Quasi nove volte il numero di migranti del 2019 e più del doppio di quelli giunti nel 2020». Un’emergenza umanitaria che sembra senza fine.

Da domenica è stata allestita una tensostruttura capace di contenere 150 persone. «Roccella ha fatto tantissimo – aggiunge Zito – ma non può fare l’impossibile. Nessuno è tenuto all’impossibile e a nessuno può essere chiesto l’impossibile».

Le forze sono oggettivamente limitate. E così giovedì sera, per la prima volta, la macchina della solidarietà della cittadina ha dovuto arrendersi alla realtà. Cento migranti, infatti, hanno dovuto trascorrere la notte e gran parte della giornata successiva seduti in banchina al Porto delle Grazie. Senza servizi igienici e con i vestiti che indossavano da una settimana. «Sono stati assistiti dai volontari – aggiunge con amarezza il sindaco – che hanno fatto di tutto per rendere accettabile questa situazione estrema. Ma il Comune non c’era. Perché tutte le nostre forze sono impegnate nell’assistenza di quanti si trovano nel Centro di primo soccorso, le cui condizioni iniziano ad essere precarie».

Anche l’appena eletto presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, intervenendo in diretta a SkyTg24 domenica mattina, ha sottolineato «La mia Regione è ancora meno organizzata delle altre per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione. Il sindaco di Roccella si è giustamente lamentato che non può un’amministrazione comunale fare fronte a sbarchi ormai quotidiani. Appena insediato parlerò con il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, e chiederò al governo, intanto, di dare le risorse alla Calabria per fronteggiare questo problema.» E ha aggiunto, richiamando di fatto la discussione, su questo tema non concludente del Consiglio d’Europa svoltosi negli stessi giorni, «l’Italia deve avere la capacità di farsi sentire un po’ di più su questo tema in Europa, perché il problema dei migranti non riguarda solo i Paesi di frontiera o le regioni di frontiera, come la mia, ma l’Unione europea nel suo complesso».

Una risposta da parte della Prefettura sembra in arrivo: si sta preparando una convenzione con il Comune per le modalità di rendicontazione dei costi sostenuti nelle fasi di urgenza. Inoltre, si sta definendo il percorso amministrativo per l’utilizzo a pieno regime e con personale adeguato, del centro di primo soccorso capace di ospitare 100-150 persone. Numeri che comunque rischiano di essere irrisori di fronte a quelli che potrebbero essere i flussi nei mesi a venire.

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