Sbarra: “niente scioperi preventivi e politici”/ Cisl contro Cgil-Uil: “dialogo col Governo, conti alla fine”

- Niccolò Magnani

Luigi Sbarra conferma la distanza tra Cisl, Cgil e Uil: “niente scioperi preventivi e politici, serve dialogare con il Governo per raggiungere gli obiettivi. No al salario minimo per legge”

Sbarra, Cisl Luigi Sbarra, segretario generale Cisl (LaPresse, 2023)

SBARRA CONFERMA IL NO ALLO SCIOPERO GENERALE CONTRO LA MANOVRA

Luigi Sbarra conferma quanto già detto negli scorsi giorni: da parte della Cisl non ci saranno scioperi “preventivi” e “politici” contro alcunché, figuriamoci una Manovra di Bilancio che ancora deve essere preparata e presentata. Intervistato da “Avvenire” il segretario generale della Cisl prende distanza netta da Cgil e Uil, già sul piede di guerra contro il Governo per la Finanziaria d’autunno. Lo sciopero “preventivo” chiesto da Landini contro le manovre economiche del Centrodestra hanno ulteriormente “spaccato” la Triplice che da mesi in realtà vive su percorsi non sempre paralleli sui diversi dossier urgenti (pensioni, salario minimo, fisco).

«I conti si fanno alla fine. Parlare oggi di sciopero generale su una manovra che ancora nessuno conosce è mettere il carro davanti ai buoi», commenta Sbarra al quotidiano dei vescovi, sottolineando il dovere di negoziare che ogni sindacato dovrebbe porre come primo punto all’ordine del giorno. «Abbiamo il dovere di negoziare avanzamenti ai tanti tavoli di confronto con il Governo, sui quali giudicheremo in autunno i risultati con intransigenza e senza fare sconti. Rispettiamo le scelte degli altri sindacati, ma noi della Cisl non ci intruppiamo in mobilitazioni annunciate da altri e continuiamo le nostre», spiega ancora il segretario generale del sindacato “bianco”. La tirata d’orecchi di Sbarra a Landini e Bombardieri, rispettivamente segretari di Cgil e Uil, non si ferma qui: «L’opposizione politica bisogna lasciarla fare ai partiti. Il ruolo del sindacato, per come lo interpretiamo noi, è un altro e deve restare lontano da forme di radicalismo che ci condannerebbero all’isolamento e all’irrilevanza. Il nostro mestiere è quello di contrattare sempre per conquistare risultati per le persone che rappresentiamo, e dobbiamo farlo con gli interlocutori che ci sono non con quelli che vorremmo».

CISL CONTRARIA ANCHE AL SALARIO MINIMO PER LEGGE: LA SITUAZIONE

Sbarra spiega all’Avvenire che le recenti mobilitazioni di primavera hanno permesso di ritornare a dialogare ai tavoli con il Governo: «Il bilancio si valuta alla fine di un percorso, non in mezzo al guado. E già oggi misuriamo alcuni primi risultati». Il leader della Cisl cita così il Decreto Lavoro, la detestazione sui Fringe benefit e il taglio del cuneo contributivo, ma anche i nuovi fondi per la sicurezza dei ragazzi in alternanza scuola-lavoro: sono solo esempi di cosa vuole dire negoziare tra parti sociali ed esecutivo, nessuno precluso alle aperture dell’altro. «È evidente poi che aspettiamo il Governo alla prova della Manovra per valutare i risultati e posizionare di conseguenza la nostra azione sindacale», chiarisce Sbarra facendo capire che eventuali scioperi generali potranno essere convocati ma solo dopo aver visto la Finanziaria.

Per la Cisl fondamentale sarebbe riuscire a tenere alcuni punti fissi in Manovra: «la riduzione del cuneo contributivo, la detassazione a scaglioni delle tredicesime da lavoro e pensione proporzionata al reddito, l’azzeramento del prelievo sui frutti della contrattazione di secondo livello a partire dai premi di risultato e dal welfare negoziato». Servono poi il rinnovo dei contratti publici, più finanziamenti alla Sanità e all’Istruzione, oltre ad una riforma pensioni il più possibile flessibile e sostenibile. Sbarra non raccoglie le invettive della sinistra contro la decadenza del Reddito di Cittadinanza, così come resta l’unico grande sindacato a non appoggiare la proposta di Pd e M5s sul salario minimo per legge: «Bisogna costruire insieme alle parti sociali una politica dei redditi che passa da un alleggerimento del carico fiscale sui redditi da lavoro, da un controllo ferreo su prezzi e tariffe, dal rinnovo di tutti i contratti e la ridefinizione di meccanismi di riallineamento all’inflazione reale». Secondo il segretario Cisl, visto che in Italia i CCNL coprono il 98% dei segmenti produttivi, avere un salario orario legale «determinerebbe l’uscita di migliaia di aziende dai contratti, la compressione delle retribuzioni medie e un aumento esponenziale del lavoro nero nella fascia dei salari deboli».





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