Scalata Del Vecchio a Mediobanca/ Luxottica chiede a Bce il 20% per blindare Generali

- Niccolò Magnani

Mister Luxottica Leonardo Del Vecchio ha chiesto alla Bce di poter salire al 20% di Mediobanca, consolidando così il colosso Generali e ricostruendo un forte polo italiano

Luxottica, Del Vecchio
Leonardo Del Vecchio, patron Luxottica (Wikipedia)

La notizia “bomba” è apparsa oggi in prima pagina su Repubblica e riguarda la tentata scalata che Mister Luxottica Leonardo Del Vecchio (85enne, imprenditore più ricco d’Italia) starebbe intentando su Mediobanca nel tentativo di ricostruire un polo della finanza completamente italiana: il progetto di “diversificazione” delle attività della sua personale finanziaria Delfin prosegue e negli scorsi giorni – rivela Rep – Luxottica ha chiesto ufficialmente alla Banca Centrale Europea (tramite Bankitalia) di poter salire fino al 20% di Mediobanca. Ad oggi le attività dell’uomo più ricco d’Italia vedono il possedimento del 4,85% di Generali, il 2% di Unicredit e il 9,9% di Mediobanca, circa un quinto del patrimonio personale che ammonta a 25 miliardi di euro. Salendo però al 20% nel controllare la banca che fu di Enrico Cuccia – e che oggi guida l’ad Nagel – Del Vecchio potrebbe consolidare il suo ruolo in Generali e “approfittare” dell’uscita di scena di Unicredit e Bollorè, i maggiori azionisti di Mediobanca.

«Del Vecchio ha studiato l’investimento insieme ai suoi consulenti, Vittorio Grilli di Jp Morgan per la parte finanziaria, e l’avvocato Sergio Erede per quella legale, e ha deciso di colmare il vuoto che si sarebbe creato per ricostruire un polo italiano della finanza tricolore», scrive Repubblica rilanciando come l’ente responsabile delle privatizzazioni maggiori in Italia potrebbe ben presto avere un unico grande “padrone”, per l’appunto Mister Luxottica. Di contro, Del Vecchio ha sempre spiegato che avere il 20% di Mediobanca rappresenta solo un investimento a diversificazione finanziaria, «le ragioni per cui ha investito sull’istituto guidato da Alberto Nagel sono dettate dalle potenzialità della banca d’affari tricolore e dalla sua partecipazione di maggioranza relativa nelle assicurazioni Generali (13%)» conclude l’articolo a firma Sara Bennewitz.

LA SCALATA DI DEL VECCHIO

Di contro, davanti alle mire di Leonardo Del Vecchio pare che sulle prime Alberto Nigel non ci stia per nulla e starebbe tentando di “contrastare” tale piano strategico: «il management di Mediobanca è sempre stato molto fiero della sua indipendenza e della sua autonomia. E Alberto Nagel in questi anni è riuscito a preservarle: dopo Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi, sia il presidente di Mediobanca, Renato Pagliaro, che Nagel sono riusciti a gestire bene la situazione, anche di fronte a molti appetiti», spiega l’ex direttore di Lettera43 Paolo Madron intervistato da Formiche.net. Di contro, l’economista e professore Giulio Sapelli raggiunto dall’Agi commenta così la tentata scalata di Del Vecchio, guardata tra l’altro con positività da parte del Governo e dei mercati: «I vertici di Mediobanca dovrebbero vedere con favore la volontà di Leonardo Del Vecchio di salire nel capitale dell’istituto, perché, sposando la filosofia che l’imprenditore ha impresso alle sue aziende».

Secondo l’editorialista anche del Sussidiario.net, assieme a Banca Intesa la nuova Mediobanca «potrebbe essere una delle architravi per ridisegnare l’intero complesso del nostro mondo finanziario a supporto della crescita e dello sviluppo del Paese. E inviterei a vederlo come un nuovo impegno, non come un lascito». Secondo Sapelli l’Italia ha assoluto bisogno che cresca Mediobanca come altre attività forti finanziarie: «se riuscisse a canalizzare il risparmio privato verso il nostro sistema industriale e produttivo, cosa di cui l’Italia ha grande bisogno. Questo è ciò che credo che Del Vecchio abbia in mente».

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