“Scanzi ignorante, intellettuali anche a destra”/ Farina: “Pirandello, D’Annunzio e…”

- Niccolò Magnani

Renato Farina risponde a Scanzi che ritiene gli intellettuali non esistano da 300 anni a destra: “ignorante, e Pirandello, D’Annunzio, Guareschi, Testori…?”

Scanzi
Andrea Scanzi (LaPresse)

«Voi di destra vi sentite inferiori perché non avete uno straccio di intellettuale da 300 anni»: con queste parole Andrea Scanzi ha sollevato il prevedibile vespaio di polemiche, portando a numerose contro-repliche tanto da destra quanto da sinistra. Oggi su Libero Quotidiano Renato Farina si esercita nella sua auto-definita “lezione” allo Scanzi «ignorante», nel senso che ignora. «Siete costretti a brandire Sgarbi, Feltri e Povia, siete messi male», sbottava Scanzi a Otto e Mezzo dalla sodale Lilli Gruber commentando le polemiche sul Concertone del Primo Maggio con Fedez & co.: Farina replica a tono, obbedendo al catechismo di San Pio X «che considera opera di misericordia spirituale “istruire gli ignoranti” ma anche “sopportare con pazienza le persone moleste”».

Procedendo nella sua lezione, il giornalista di Libero punzecchia Scanzi «Credendosi autore di satira, si ritiene autorizzato a sostenere che l’intera cultura dell’età moderna sia assimilabile a un concetto che trecento anni fa non esisteva ancora, cioè la divisione del mondo in destra e sinistra», nata invece dopo la Rivoluzione Francese; al di là di questo, spiega l’ex Forza Italia, «nessuna opera del genio è mai assoggettabile al timbro della destra o della sinistra». Per Farina quello che Scanzi non può comprendere è lo stesso “insegnamento” che la cultura “de sinistra” degli ultimi 30 anni ha prodotto: «Ciò che non è assimilabile alla sinistra non esiste, non può esistere. O viene marchiato come volgare, salvo poi essere resuscitato come roba di sinistra occultata».

GLI INTELLETTUALI SONO ANCHE DI DESTRA

Parte allora l’elenco degli intellettuali “di destra” che non possono certo sfigurare rispetto ai proprio “colleghi” di sinistra: Marinetti, D’Annunzio, i due Nobel per la Letteratura Luigi Pirandello e Grazia Deledda, la poetessa Ada Negri o ancora Giuseppe Prezzolini, Giovanni Papini e Domenico Giuliotti, questi ultimi due scrive Farina «si convertirono al Vangelo, furono tutto meno che fascisti, ma catalogabili in quel cattolicesimo colto e ruvido, francamente poco politicamente corretto. Tanto che li hanno dimenticati, e la nouvelle vague di vescovi e teologi li osteggia».

Per non parlare di Giovannino Guareschi, geniale ideatore di Don Camillo e Peppone: e poi ancora l’anarchico Testori, Sironi, Bacchelli e Soldati «Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Augusto Del Noce, Adriano Bausola, Cornelio Fabro, Renzo De Felice: correnti diverse, liberali, fascisti, cattolici, ma spediti ai margini. Mogol e Lucio Battisti, Bruno Lauzi nel campo della musica, e che dire di Riccardo Muti costretto a difendersi perché troppo bravo ma trattato con sussiego perché guardato con ostilità dai compagni che stonano?». Ma la cultura di destra, non fascista e ideologicamente non “indottrinata”, arriva fino ai tempi nostri dove Farina elenca ancora: da Massimiliano Parente ad Aurelio Picca, da Paola Musu a Marcello Veneziani passando per Paolo Isotta, Antonio Socci e financo Luca e Paolo, tutt’altro che di destra ma «critici del costume sbrodoloso della sinistra autocelebrantesi con la Litizzetto e Fazio».

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