SCENARI/ Armi, petrolio, grano: le strane vicende degli affari di Mosca (e Parigi) in Marocco

- Giuseppe Gagliano

I rapporti tra il Marocco, la Francia e la Russia sono stati documentati dal periodico online “Jeune Afrique”. Eccone la mappa e gli sviluppi

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(LaPresse)

Quali sono i rapporti tra il Marocco, la Francia e la Russia? Il periodico online Jeune Afrique attraverso un raffronto di fonti aperte illustra queste relazioni, che tuttavia in molti casi non si sono poi concretizzate, dimostrando in buona sostanza il fallimento della politica di investimento fatto dalla Russia in Marocco. Ma vediamo di entrare nei dettagli.

Incominciamo dai legami tra il Marocco e la Francia. Neanche a dirlo uno degli uomini chiave di questi rapporti è un personaggio ampiamente noto alla stampa internazionale e cioè Alexandre Benalla.

Secondo il periodico francese, nel 2019 un’indagine condotta dal sistema giudiziario francese ha rivelato i legami tra Alexandre Benalla e due cittadini russi vicini al Cremlino, Iskander Makhmudov e Farkhad Akhmedov. Il primo si occupa di estrazione mineraria, trasporti ed energia attraverso un gruppo chiamato Kalashnikov. Il secondo opera nel settore degli idrocarburi.

All’epoca, l’ex ufficiale di sicurezza del presidente francese aveva sede a Marrakech, con l’ambizione di fare “affari in Africa”. Sul posto, riceve almeno 360mila euro (su un contratto del valore di 2 milioni) dai due oligarchi, tramite la sua società marocchina IntraConseil, per garantirne la protezione.

L’architetto di questo contratto del 2017 non sarebbe altro che il francese Jean-Louis Haguenauer, un uomo d’affari sposato con una donna russa, padre della Fondation Montresso, proprietario della residenza artistica Le Jardin Rouge a Marrakech, che ha una potente rete in Russia. Soprannominato “l’uomo di Mosca” dalla stampa francese, si muove tra Russia e Africa.

Passo dopo passo ha iniziato a frequentare l’élite della capitale russa, dal mondo degli affari al Cremlino, attraverso il Kgb. Si lega anche a diverse personalità francesi, come Bernard Tapie, Martin Bouygues, Olivier Dassault, ma anche un certo Thierry Mariani. Ha rappresentato Dassault in Russia e ha persino gestito uno dei locali notturni più esclusivi di Mosca fino al 2015: il K19, situato di fronte alla sede dell’Fsb (ex Kgb) dove c’è tutto ciò che la capitale russa ha di oligarchi, uomini d’affari e diplomatici.

Veniamo adesso ai rapporti – molto spesso fallimentari – tra la Russia e il Marocco nel settore economico.

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il Marocco ha accuratamente evitato di inimicarsi le parti coinvolte nel conflitto. All’inizio di marzo, il regno non ha partecipato al voto su una risoluzione delle Nazioni Unite che condanna l’aggressione russa.

A cosa si deve tanta generosità? Il Regno del Marocco rimane il terzo partner commerciale della Federazione Russa tra i paesi del continente africano, dopo Egitto e Algeria. Il volume degli scambi tra Russia e Marocco è aumentato del 50% a gennaio e febbraio 2022 rispetto al 2021, ma rimane relativamente basso, al di sotto dei 2 miliardi di dollari.

A partite dal 2006 lo stato marocchino ha firmato contratti di armi con la Russia.

Uno dei pochi accordi di successo riguarda la fornitura di grano russo al mercato interno, firmato nel 2016 tra El Hachmi Boutgueray, Ceo di Anouar Holding, e la filiale russa del broker svizzero Glencore. Ma da allora, quest’ultimo ha preso le distanze dalla comunità imprenditoriale russa, che considera “tossica”. Tuttavia, la Russia esporta ancora grano in Marocco.

Nell’ottobre 2019, a margine del Forum economico Africa-Russia di Sochi, Map, l’agenzia di stampa ufficiale del Marocco, ha annunciato la firma di un accordo per la costruzione di una raffineria di petrolio da 2 miliardi di euro. All’epoca, la posizione dell’installazione era ancora incerta: vennero menzionati Nador, Kenitra e Dakhla. Infatti, il contratto è stato siglato nel marzo 2019 dal Ceo di Mya Energy, Moulay Youssef El Alaoui, dall’uomo d’affari Rahal Boulgoute, rinomato come vicino ai circoli di sicurezza marocchini, dal presidente della Banca di sviluppo della Federazione Russa (Veb), Daniil Algulyan, e dal vicepresidente del Russian Export Center (Exiar), Nikita Gusakov.

Nel 2015, Samir, l’unica raffineria nazionale, era già a un punto morto totale e il regno importava il 100% del suo fabbisogno di carburante. Il progetto di raffineria russa avrebbe potuto consentire al Marocco di produrre carburante per uso marittimo e per il mercato interno. Soprattutto, dopo Sochi Vladimir Putin ha aumentato la sua pressione sui giocatori petroliferi nazionali, tra cui Lukoil, per espandersi di più nel continente africano.

Due mesi dopo aver firmato il contratto nel 2019, Rahal Boulgoute “si è ritirato dall’accordo per motivi personali”.

Da parte degli alti dirigenti dell’amministrazione marocchina, degli esperti di energia e persino dei militari, nessuno ha mai creduto in questo progetto e nemmeno letto, visto o sentito qualcosa di concreto. Tuttavia, la Russia continua i suoi tentativi. All’inizio di maggio, Timipre Sylva, ministro di Stato nigeriano per le risorse petrolifere, ha indicato che diversi investitori russi volevano finanziare parte del gasdotto Marocco-Nigeria, progetto ancora molto ipotetico. Eppure Mosca investe molto poco in Marocco. Infatti fino a tempi molto recenti, i distributori di idrocarburi in Marocco acquistavano circa il 12% del loro volume totale dalla Russia. Il resto degli scambi e degli investimenti tra i due paesi riguarda principalmente l’agricoltura e la pesca.

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