SCENARI/ Il patto tra Bill Gates e Musk per contrastare la Cina

- Giuseppe Gagliano

Microsoft e OpenAI hanno annunciato la necessità di lavorare in modo sinergico nel campo dell’AI. Ecco la posta in gioco

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"Amici": J.-C. Juncker, E. Macron, A. Merkel, X. Jinping (LaPresse)

In una nota congiunta sia Microsoft che OpenAI hanno annunciato la necessità di lavorare in modo sinergico nel campo dell’intelligenza artificiale consapevoli che questa sarà certamente la più importante rivoluzione tecnologica nella storia dell’uomo, una sorta di quarta rivoluzione industriale.

A tale scopo Microsoft ha sottolineato che farà un investimento di un miliardo di dollari in OpenAI, il cui amministratore delegato è Sam Altman, uno dei più celebri innovatori di Silicon Valley e a capo della startup Y-Combinator. Fra l’altro OpenAI è sorta grazie al sostegno finanziario di Musk, di Rei Hoffman fondatore di LinkedIn e di Peter Thiel, co-fondatore, insieme a Musk, di PayPal.

Ebbene, storicamente parlando gli imprenditori americani – soprattutto nel campo dell’innovazione tecnologica – sono stati lungimiranti nel comprenderne la portata consentendo in tal modo al proprio paese di raggiungere traguardi di eccellenza a livello globale. Ora, sia nell’ambito della difesa americana che nell’ambito dell’imprenditoria privata, è ormai acquisita la consapevolezza che l’innovazione nel campo dell’intelligenza artificiale non solo determinerà un enorme vantaggio sul piano economico, ma anche sul piano militare, consentendo una proiezione di potenza a livello globale di grandissima rilevanza. Non a caso Trump ha avuto modo di firmare nel febbraio del 2019 l’American A.I. Initiative, un ordine esecutivo con il quale sostiene la necessità di supportare la ricerca nel campo dell’AI perché essa è di vitale importanza per l’economia e la sicurezza degli Stati Uniti. Dal punto di vista geopolitico è chiaro che l’innovazione nel campo dell’AI dovrebbe consentire agli Stati Uniti di battere sul tempo la Cina, i cui progressi nel campo hanno impressionato l’ex presidente di Google Eric Schmidt.

Anche se non mancano importanti collaborazioni tra gli Stati Uniti e Cina (pensiamo al fatto che Google ha investito più di 500 milioni di dollari nella società di e-commerce cinese JD.com o al fatto che il principale produttore americano di chip grafici Nvidia ha posto in essere una partnership con Baidu, o, infine, che Baidu e Tencent hanno finanziato laboratori di ricerca sull’intelligenza artificiale negli Stati Uniti), l’obiettivo di egemonia globale della Cina anche in questo campo risulta assolutamente evidente.

Infatti, se il mondo di oggi è dominato da Google, Amazon, Facebook, Apple con la Silicon Valley come centro nevralgico dell’innovazione digitale, l’economia del domani potrebbe essere dominata dall’intelligenza artificiale e quindi dai giganti cinesi quali Baidu, Alibaba, Tencent che lavorano per rendere la Cina il leader in questo ambito.

Affermare – come ha fatto il leader cinese Xi Jinping – che nessuno può essere nella posizione di imporre al popolo cinese cosa debba fare e cosa non debba fare significa affermare in modo risoluto la propria sovranità politica, economica e militare. Come abbiamo avuto modo di rilevare ripetutamente su queste pagine, la Cina sta costruendo passo dopo passo un percorso di egemonia mondiale in campo economico e tecnologico.

La Cina non nasconde le sue ambizioni nel campo proprio dell’AI. A tale proposito nel mese di luglio del 2017 il governo cinese ha presentato un piano facendo della AI una priorità nazionale e ha illustrato in modo specifico come intende posizionarsi come leader entro il 2030 in un documento intitolato “Un piano di sviluppo di intelligenza artificiale di nuova generazione”. Il documento descrive l’intelligenza artificiale come un nuovo oggetto di competizione internazionale – cioè di guerra economica – come motore di sviluppo economico, come contributo alla costruzione sociale e soprattutto come un’opportunità storica per la Cina.

Considerando che il paese è in ritardo, ma ha basi favorevoli per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, il governo ha fissato tre obiettivi strategici.

Nel 2020, la Cina dovrà raggiungere i paesi più avanzati e dovrà fare progressi significativi nelle teorie e nelle applicazioni dell’AI. Dovrà diventare competitiva a livello globale e l’AI porterà alla Cina un migliaio di miliardi di yuan che serviranno a potenziarne l’economia.

Nel 2025, la Cina individuerà nell’AI la forza principale nella trasformazione della sua industria. Una nuova generazione di tecnologie le consentirà di trasformare l’industria, la medicina, la pianificazione urbana e l’agricoltura in modo profondo.

Nel 2030, la Cina dovrà diventare il leader mondiale in termini di teorie e di tecnologie di intelligenza artificiale e delle sue applicazioni; grazie ad essa penetrerà in tutti gli ambiti sia della difesa che della governance, portando all’economia cinese circa 10mila miliardi di yuan.

Per raggiungere questi obiettivi, la Cina sta facendo enormi investimenti nel settore della ricerca e della formazione e sta altresì favorendo lo scambio e la contaminazione scientifica e tecnologica tra diversi ambiti applicativi sia civili che militari. Per guidare questo sviluppo, il governo cinese sottolinea la necessità di investire in modo consistente nelle imprese e nella promozione di poli di innovazione sostenendo la collaborazione tra aziende cinesi e centri di ricerca internazionale.

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