SCENARI/ La “rivoluzione” saudita di bin Salman annega nel petrolio

- Giuseppe Gagliano

La quotazione dell’1,5% di Aramco risponde ad un obiettivo strategico di bin Salman: Vision 2030. Che però il mercato ha subito ridimensionato

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Mohammed bin Salman, principe ereditario saudita (LaPresse)

Aramco, la compagnia petrolifera saudita, ha comunicato agli investitori che quoterà sulla borsa di Riyad l’1,5% del proprio capitale. Questo significa che il prezzo delle azioni dovrebbe oscillare tra 8 e 8,5 dollari per una valore complessivo compreso tra 1,6 e 1,7mila miliardi di dollari, ben al di sotto di quanto previsto.Vediamo adesso di spiegare per l’Arabia Saudita l’importanza di questa operazione da un punto di vista politico ed economico.

Questa fondamentale operazione finanziaria è la diretta conseguenza della strategia di natura sia economica che politica enunciata nel 2016 e nota come Vision 2030, un progetto che prevede 543 riforme, per una spesa complessiva di 70 miliardi di dollari.

Che il petrolio costituisca il pilastro economico del Medio oriente è un dato di fatto. Tuttavia il petrolio, da un punto di vista strettamente finanziario, ha una natura duplice: da un lato è un fattore determinante per l’economia mediorientale ma dall’altra può anche determinare recessioni economiche per gli stessi paesi mediorientali. Nel caso dell’Arabia Saudita il peso del petrolio è talmente determinante che il 46% del suo Pil dipende proprio dal petrolio.

Ebbene, proprio allo scopo di rendere l’economia Saudita più autonoma e quindi meno dipendente dal petrolio, il principe ereditario Mohammed bin Salman ebbe modo di illustrare nel 2016 un ampio progetto di riforma elaborato a partire dal report commissionato dalla famiglia saudita alla società di consulenza americana McKinsey.

Quali sono i principali obiettivi che questo progetto intende perseguire?

Il primo sarà di consentire all’Arabia Saudita entro il 2030 di emanciparsi dalla dipendenza petrolifera per trasformarla in un hub finanziario di portata globale. Per realizzare questo obiettivo il progetto prevede di attribuire maggiore importanza nel contesto dell’economia saudita alle imprese private.

Il secondo obiettivo è relativo alla compagnia statale Aramco la cui parziale quotazione in borsa dovrebbe – se venisse attuata – favorire in modo rilevante l’economia saudita ed in particolare il Fondo sovrano del Regno saudita. In altri termini, la quotazione di Saudi Aramco costituisce certamente il fondamento sul quale si regge Vision 2030.

Il terzo obiettivo perseguito dal progetto saudita è quello di investire nell’industria mineraria, siderurgica, manifatturiera e soprattutto nei servizi finanziari e turistici consentendo all’Arabia Saudita di diventare alternativa rispetto, per esempio, ad altri hub finanziari come Dubai.

Il quarto obiettivo sarà quello di incrementare l’ industria militare cercando di conseguire un’elevata autonomia nella produzione dei sistemi di armamento.

Alla luce di quanto sottolineato dobbiamo domandarci perché la quotazione è risultata al di sotto delle aspettative. Partendo dal fatto che il valore effettivo della impresa è di 2mila miliardi di dollari e dal fatto che la quotazione è stata fatta solo alla Borsa di Ryad, le aspettative del principe saudita non sono state esaudite dagli investitori stranieri sia per la guerra attualmente in corso in Yemen – che presenta una situazione di instabilità geopolitica a medio-lungo termine – sia soprattutto per l’attacco del 14 settembre, che avrebbe potuto mettere a rischio le riserve petrolifere mondiali. In ultima analisi il progetto complessivo del principe saudita ne uscirà profondamente ridimensionato.

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