SCENARI/ Non solo Algeria: le mani della Cina nel gas del Marocco

- Roberto Favazzo

Le imprese cinesi parteciperanno all costruzione del nuovo rigassificatore del Marocco, un impianto di importanza strategica dopo la chiusura del Gme

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(LaPresse)

Il rigassificatore galleggiante (noto come Fsru) che il Marocco sta valutando di acquisire è stato uno dei temi discussi durante il primo incontro tra l’ambasciatore cinese Li Changlin, in carica da aprile, e il ministro dell’Energia marocchino Leila Benali, il 13 dicembre. Tra i venti candidati alla realizzazione di questa fondamentale infrastruttura, che dovrebbe consentire al regno di importare gas via mare dopo la chiusura del gasdotto Maghreb-Europa (Gme) il 31 ottobre, c’è infatti un consorzio guidato da China Road & Bridge Corp (Crbc) e che comprende anche Cccc Third Harbour, specialista in opere portuali di proprietà – come Crbc – di China Communications Construction Company (Cccc), nonché Wison Offshore & Marine, specialista nel settore petrolchimico appartenente a un gruppo privato, Wison Group.

Gli ambasciatori di Pechino nel regno sono comunque generalmente discreti riguardo al sostegno dato alle aziende cinesi, se non altro per evitare di far arrabbiare l’Algeria, dove hanno vinto appalti infinitamente più grandi. La situazione potrebbe però cambiare: la manna algerina si è in gran parte prosciugata e gli investimenti cinesi in Marocco dovrebbero essere incentivati dalla prevista costruzione della Mohammed VI Tangier Tech City, la zona industriale che sarà realizzata da Crbc e Cccc. I grandi gruppi cinesi sono interessati, più in generale, ai progetti marocchini, in particolare alle energie rinnovabili e alle infrastrutture ferroviarie (estensione della linea ad alta velocità).

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