SCENARIO/ Deficit, imprese e banche: la “catena” della crisi (con commissariamento)

- int. Francesco Forte

Il Recovery plan sarà cruciale per Conte che non deve sbagliare mosse e deve stare attento anche al forte malessere del mondo imprenditoriale

Consiglio Ue sul Recovery Fund
Consiglio Ue sul Recovery Fund: Conte, Rutte, Merkel e Von der Leyen (laPresse, 2020)

Negli ultimi giorni si stanno susseguendo votazioni parlamentari importanti per il Governo, che ha ottenuto la proroga dello stato di emergenza e il terzo scostamento di bilancio dall’inizio dell’emergenza coronavirus, pari a 25 miliardi di euro, con cui finanziare le misure del Decreto agosto. Per Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie, “il premier può avere ragione a dire che c’è ancora un’emergenza, visto che ci sono dei focolai anche in Catalogna, in Germania o nell’Est europeo, senza dimenticare i contagi che possono arrivare dall’Africa come sta avvenendo. Di certo però c’è anche un interesse diffuso tra i partiti a non interrompere la legislatura. Renzi ha un numero di parlamentari superiore a quello che avrebbe dopo un ritorno anticipato alle urne, come pure M5s. Lo stesso si potrebbe dire per Forza Italia, che sembra persino diventata essenziale per la maggioranza”.

Lo stato di emergenza è stato prorogato fino al 15 ottobre, periodo in cui bisognerà anche presentare il Recovery plan nazionale e la Legge di bilancio. Conte vuole blindare il Governo fino a fine anno?

È chiaro che il Governo non potrebbe andare in crisi nel momento in cui c’è da presentare il documento fondamentale per accedere al Recovery fund. Tuttavia potrebbe rischiare qualora commettesse un errore riguardo il contenuto di tale documento.

Può spiegarci meglio cosa intende dire?

Ragionando con la mentalità della Germania e delle strutture europee, i fondi comunitari esistenti sono dedicati a specifici obiettivi. Pertanto, se il Governo inserisse la richiesta di aiuti sanitari, anche per spese già sostenute, nel documento relativo al Recovery fund, commetterebbe un errore grave, perché per le spese sanitarie, sia strutturali che correnti, esiste il Mes sanitario. Il Recovery fund è infatti previsto per investimenti di tipo strutturale che riguardano, da un lato, il rafforzamento dell’economia e, dall’altro, l’ambiente.

L’esecutivo potrebbe insomma commettere un errore proprio sulla partita, quella dei fondi europei, su cui ha più scommesso in questi mesi. Come saprà, proprio sulla gestione delle risorse che dovrebbero arrivare con il Recovery fund sembra esserci un braccio di ferro tra palazzo Chigi e il Mef…

Sì, con Conte che pretende da un lato di curare ed emanare i decreti ministeriali di controllo sanitari e allo stesso tempo di preparare lo schema giuridico e tecnico per l’accesso al Recovery fund. Mi sembra un’impresa impossibile. Dovrebbe decentrare, dando al Mef il dossier sul Recovery fund, ovviamente tenendosi la possibilità di controllarne l’operato.

Cosa pensa invece del nuovo scostamento di bilancio?

È una mossa che amplifica i rischi di futuro commissariamento del nostro Paese, un pericolo indipendente dalla questione del Mes sanitario che invece crea tensioni nella maggioranza. Certo se nel caso della Grecia per Ue e Troika era più facile fare i conti da ragioniere, per l’Italia vale l’assunto del too big to fail e quindi bisognerebbe muoversi con più cautela. In ogni caso mi pare che il Governo si crei da solo delle difficoltà, rese poi evidenti dal fatto che si è parlato nei giorni scorsi di voti favorevoli di Forza Italia allo scostamento di bilancio, a segnalare quindi la poco granitica compattezza degli alleati di governo.

A fare da opposizione sembra esserci anche Confindustria. Il vero problema per il Governo può arrivare dal mondo delle imprese, che non sembra avrà molti aiuti anche nel Decreto agosto?

Se negli ultimi anni siamo stati abituati a industriali più “concilianti” con i Governi, ora abbiamo una Confindustria all’opposizione di questo esecutivo. Conte dovrà stare attento a non portare avanti la linea seguita nella fase 1 con i suoi Dpcm.

A quale linea si riferisce?

Il Premier nella fase 1 ha adottato il principio secondo cui è tutto vietato tranne quanto viene permesso e specificato nei Dpcm. Invece dovrebbe seguire il principio contrario, cioè che è tutto permesso tranne quello che è vietato. Il che eviterebbe altri freni alle attività economiche. Confindustria conta poi nel ricorso al Mes perché le risorse potrebbero anche essere usate per riscostituire i capitali sociali delle imprese che sono state danneggiate dall’obbligo di chiusura.

Resta il problema della mancanza di interventi che possano stimolare la ripresa.

In Italia si adotta una linea folle, che sembra creata da un Governo dittatoriale, con il blocco dei licenziamenti che equivale a una condanna per le imprese che non riescono a lavorare come prima. Occorre anche ricordarsi che le imprese sono finanziate dalle banche, quindi c’è il rischio che si crei un circolo vizioso in grado di far saltare tutto con le sofferenze bancarie, peggio che nella crisi post-2011.

È forse qui allora che il Governo rischia di più?

L’esecutivo dovrà preparare il Recovery plan, ma al contempo fare in modo che ci sia una situazione che soddisfi le esigenze del mondo imprenditoriale. Mi chiedo come possa fare a portare a termine al meglio questi due compiti. È chiaro che darà precedenza al lavoro per i fondi europei, rischiando però di far aumentare il malessere delle categorie produttive. Il Governo può quindi cadere sotto i colpi della Confindustria. Non è una cosa che può avvenire in tempi rapidi, ma credo che entro la fine dell’anno potrebbe accadere.

(Lorenzo Torrisi)

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