SCENARIO/ “Draghi al Colle ed elezioni, solo così l’Italia evita la guerra Usa-Cina”

- Francesco Sisci

Il fattore-Cina e i suoi referenti italiani (M5s) espongono l’Italia di draghi al rischio di una grave instabilità durante il semestre bianco. Meglio votare

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Xi Jinping con Joe Biden, allora vicepresidente degli Stati Uniti, nel 2015 (LaPresse)

Con la riunione del G7 in Cornovaglia dell’11 giugno anche in Europa è arrivata ufficialmente la nuova Guerra fredda con la Cina, cosa che inevitabilmente porterà scossoni politici anche interni per alcuni paesi come l’Italia.

La situazione in Asia e nell’Indo-Pacifico è chiarissima, in Europa lo era molto di meno.

Gli Usa, appoggiati da Regno Unito e Canada e forse più timidamente dal Giappone, volevano sulla Cina una dichiarazione più forte, che mettesse nero su bianco il rischio di una guerra calda con il paese asiatico per la sua posizione su gran parte dei suoi confini marittimi e terrestri. Germania e Francia, sorpresi dalla velocità di questa deriva, si sono opposte e l’Italia le ha seguite.

Comunque anche senza parlare apertamente di guerra, la situazione è chiara: la Cina per il G7 diventa un nemico e quindi come tale deve essere trattata dai paesi dell’organizzazione.

Il G7, seguito dalla riunione della Nato, passa di fatto dall’essere istituzione concentrata su questioni prettamente economiche ad essere istituzione anche quasi politico-militare, rimessa in moto in parte in funzione anti-cinese e magari anche anti-russa.

A rimarcare la differenza con cui gli Usa affrontano i due paesi c’è il fatto che il presidente Joe Biden ha incontrato e stretto la mano a Vladimir Putin, mentre un incontro con l’omologo cinese Xi Jinping non è ancora stato organizzato.

Questo fattore ricade sull’Italia che, come nella prima Guerra fredda, vede le differenze internazionali correre all’interno del paese. Sempre l’11 giugno infatti l’ambasciata cinese invitava i leader del M5s, il partito di maggioranza relativo in parlamento, Beppe Grillo e Giuseppe Conte a un incontro. Era oggettivamente un segnale della Cina al mondo di una presenza di amici e sostenitori forti in un paese del G7.

La situazione è analoga a quella tra il 1946 e il 1948. Allora Pci e Dc collaboravano ma poi la situazione internazionale spaccò l’unità di governo. La Dc appoggiava l’America, il Pci l’Urss e i comunisti non tornarono più al potere per quasi mezzo secolo, finché non cambiarono nome.

L’11 giugno Grillo è andato all’ambasciata cinese. Conte si è sottratto all’ultimo momento, non con una motivazione politica ma con una scusa. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio (M5s) è rimasto completamente in silenzio.

I problemi sono enormi. L’Italia è davvero accanto agli Usa in questa nuovo scontro con la Cina, come ha dichiarato il premier Mario Draghi? In che modo, visto che il partito di maggioranza relativa, M5s, appare organicamente filo-cinese come il Pci era filo-sovietico?

In teoria i 5 Stelle dovrebbero uscire dalla maggioranza di governo, e Fratelli d’Italia dovrebbe sostenere Draghi. Questo metterebbe i 5 Stelle all’opposizione, dando loro magari l’occasione di crescere nei prossimi mesi.

Oppure bisognerebbe andare alle elezioni anticipate; ma i partiti non vogliono, perché renderebbe disoccupati forse oltre il 70% degli attuali parlamentari, che tra riduzione di seggi e nuovi flussi di voto non riavrebbero i loro posti.

Inoltre la già complicatissima matassa italiana continua ad ingarbugliarsi.

Per i mercati internazionali, proprietari di gran parte del debito pubblico italiano, la garanzia per mantenere i tassi bassi è la presenza di Draghi a capo del governo o dello Stato. La sua uscita, specie nel prossimo periodo, quando il sessennale piano del Recovery dovrà essere completato, non garantisce riforme e investimenti opportuni. Senza Draghi i tassi di interesse potrebbero impennarsi e mandare in bancarotta il paese.

Quindi, in teoria, per stabilizzare un po’ la situazione internazionale e interna bisognerebbe mandare Draghi al Quirinale il prima possibile. Ciò anche perché nei fatti, con l’attuale debolezza dei partiti, l’Italia è un regime semi-presidenziale e Draghi al Quirinale potrebbe essere una garanzia più solida per alleati e mercati.

Dopo si dovrebbe andare al voto e avere un parlamento che rifletta più realmente il paese. Oggi, dopo il dramma del Covid, grave come e più di una guerra, tenere questo parlamento è forse quasi come insistere che il dramma di un conflitto non cambia le cose. Semplicemente non ha senso. Il dramma enorme del paese è una cesura che va registrata e da cui occorre ripartire.

Ma i partiti non sollevano con forza tali problemi e sono come continuamente sopraffatti dalla sorpresa, guardando solo al giorno per giorno, che giorno per giorno si dimostra diverso dalle loro aspettative.

L’inizio fra poco più di un mese del semestre bianco (sei mesi prima delle elezioni del presidente, quando non si possono sciogliere le camere) pare una manna per i partiti. Per sei mesi si metteranno nel congelatore tali questioni.

È possibile però che proprio nel semestre bianco le tensioni internazionali aumentino e si riflettano in Italia. È facile infatti che nei prossimi mesi i problemi con la Cina aumentino su uno dei tanti fronti aperti. A quel punto aumenteranno le pressioni su Francia e Germania, ma soprattutto sull’Italia, che è l’unico paese del G7 firmatario della Via della Seta cinese (Bri) ed è unico paese del G7 con un partito filo-cinese in parlamento (M5s).

In teoria, questo dovrebbe essere oggi una fortuna per Lega o Fratelli d’Italia, che dovrebbero spingere per le elezioni anticipate che da mesi chiedono. Ma non lo fanno. Questo perché forse hanno paura di governare, forse perché vedono tanti elementi interni e esterni che non capiscono o controllano, forse perché forze interne varie chiedono calma e gesso, anche quando non c’è calma o gesso.

Ci possono essere anche pulsioni in Italia per fare da sponda a una linea “filo-cinese” in Vaticano, in cambio di un importante appoggio della Chiesa nelle fragili questioni domestiche. Ma questo in realtà danneggia la Santa Sede e anche la ricerca di una soluzione politica di pace con la Cina. Il Vaticano deve cercare spazi di dialogo con la Cina e magari anche spazi di mediazione tra Cina e Usa senza il fardello della questione italiana.

Se gli Stati Uniti e altri alleati pensano che l’Italia sia una mezza “quinta colonna” cinese nel G7 e con il Vaticano, ciò non spinge Washington a più miti consigli ma le conferma la pericolosità strategica della Cina e moltiplica la sua determinazione a combatterla. Se viceversa, gli Usa fossero tranquilli della posizione italiana e della vera neutralità vaticana, forse tanti timori potrebbero essere ridotti e altri spazi di pace potrebbero essere cercati.

Ma questi forse sono alla fine troppi elementi per chi per anni ha sviluppato la propria politica a partire dalla micro-gestione della tattica. Quindi dominano l’attesa, l’apnea. Non una buona situazione per lo stesso Draghi. 

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